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Ma la critica per chi scrive?

In tempo di Tripadvisor il giornalismo gastronomico dovrebbe interrogarsi sul destinatario del proprio messaggio.

Sembra ancora attuale, sui media di settore, il dibattito sulla bontà della critica, fra guide, social e strumenti digitali. Una guerra in cui il giornalismo di settore appare piuttosto bastonato e per la quale la vittoria popolare sembra già assegnata a chi non cita più la guida rossa ma il sito verde: a tavola e al ristorante senti infatti parlare solo di quello. Una guerra che comunque alterna patti di non belligeranza e apparente collaborazione (gli Insider di The Fork) a colpi di tribunale fra ristoratori feriti e Tripadvisor.

Ora, al di là dell’efficacia e dell’affidabilità delle recensioni 2.0 e dell’eterna e insensata diatriba fra cartaceo e digitale, il vero tema appare un altro: per chi scrive la critica? Ebbene sì, perché per rivendicare un ruolo di primo piano rispetto ai sistemi attualmente in voga, il mondo del giornalismo gastronomico dovrebbe interrogarsi sul proprio pubblico di riferimento. Mai come in questi ultimi anni, in effetti, il linguaggio, le notizie e gli argomenti delle testate specializzate sono fondamentalmente rivolti allo stesso mondo gourmet e della ristorazione, non più al grande pubblico: “Quel cuoco ha aperto una nuova sala nel suo ristorante”, “Quel talaltro ha avuto un incidente d’auto”, “La cantina xy raddoppia in Franciacorta”, ecc. ecc.

Dopo anni di divulgazione che hanno segnato in parte la storia della cultura materiale in Italia, insomma, i professionisti dell’informazione di settore hanno abdicato a parte del loro ruolo e, trovandosi in difficoltà in un mercato in crisi e privo di investimenti, hanno preferito rivolgersi a chi sicuramente li ascolta. Più facile e rassicurante. Ma al grande pubblico non rimane che cercare altrove.