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Servizio al cliente

Ieri si è aperta un’interessante finestra di dibattito, a margine di un intervento di Ciccio Sultano su Dissapore. Si è parlato e si sta parlando di rapporto cliente-ristoratore, di diritti e doveri. E si vede come è cambiato il mondo in questi anni.

Non c’entra nulla con Sultano, con la ristorazione di qualità, ma probabilmente qualcosa ha a che vedere con il rapporto cliente ristoratore l’episodio che mi che capitato due settimane fa. Con due amici ho prenotato un tavolo in una trattoria per le 14.00. Mi presento alle 13.50 e mi viene urlato che non ci si presenta in anticipo e che il tavolo non c’è. Poi mi siedo, aspetto, e solo dopo un quarto d’ora e con uno sbuffo, arriva il menu. Ordiniamo tre piatti di tagliatelle e aspettiamo. 14.30, 14.40, 14.50, 14.55… a quel punto chiediamo al cameriere che fine avessero fatto i nostri piatti. Lui corre in cucina e ne esce (in meno di un minuto) con tre piatti di penne. E noi: “ma…veramente avevamo ordinato tagliatelle…“. Il ragazzo torna di corsa in cucina e, ormai alle 15.10, ne esce sconsolato dicendo: “le tagliatelle sono finite. Però gli gnocchi cuociono in un attimo!”

Noi ci alziamo e ce ne andiamo a testa bassa. Loro ci guardano stupiti. Il nostro stato era un po’ quello di questa foto presa in prestito da sito dell’Inter Club di Sarno (non sono interista, n.d.r.) di Jill Greenberg, fotografa canadese specializzata in ritrattistica.

P.s.: si, lo so, dovrei fare il nome della trattoria. Ma in questo caso mi interessa ragionare e non accusare nessuno in particolare.

La “trattoria” di Giorgio Bianco

Bola BlancChi ha già fatto tutto e non deve dimostrare nulla può permettersi di giocare. Ed è quello che avviene a Vonnas dove Georges Blanc, che si è nei fatti comprato un intero paese (dintorni e castelli inclusi), in cui ha creato il suo piccolo impero Relais & Chateaux fatto di alberghi, alberghini, spa, ristoranti, negozi, luoghi per la banchettistica, super ristorante, ha anche un “Ancienne Auberge”, cioè una sorta di trattoria, dove fa da mangiare cucina tradizionale.

Il menu della domenica (a 52euro):

Paté in crosta maison, marmorizzato di foie gras

Cosce di rana “Come a Dombes” (cioè, golosissime, burro e prezzemolo)

Pollo di Bresse alla panna

Pannocchia bressana, ghiacciata al caramello

Tutto tra il buono e il molto buono, porzioni abbondanti, ambiente rustico piuttosto costruito ma piacevole, servizio perfetto.

Quello che però più colpisce è la capacità di proporre piatti dal semplice al semplicissimo in modo impeccabile e con grandi risultati (200 coperti la domenica, almeno una settantina nella settimana, a pranzo). E’ vero che 50euro non son pochi ma qui sono ben spesi. Anche un bel business. Eppure a nessun cuoco italiano di primissima fascia viene in mente di fare un bistrot/trattoria di questo tipo (ovviamente anche nel prezzo). Se si fa bisogna metterci dentro qualcosa di originale, “alto”, magari creativo.  Sarà che in qualche modo in Italia viviamo ancora una forma di ansia da prestazione..?