Articoli

Sarchiapone

Trovare una buona pizza -può sembrare incredibile- non è per niente facile. Per un indirizzo valido ce ne sono almeno una decina capaci di regalarti acidità di stomaco per una settimana. Io a Torino mi ero appena imbattuto nella per me deludentissima “Cammafà” di piazza Galimberti (impasto pesantissimo, ingredienti di poco sapore e ricevuta “non fiscale” che conserverò per ricordo visto che me ne sono accorto troppo tardi). Ma il Sarchiapone mi ha salvato. Continua a leggere

Grande Muraglia

Subisco il fascino della cucina cinese. Dico il fascino perché non sono neanche sicuro di quello che ho mangiato e non pretendo di sapere di averla assaggiata davvero. L’esperienza più intensa fu quella -quasi dieci anni fa- al NY Noodle Town di una traversa di Canal Street. Ci andai con Marco Veneziani su consiglio di Fabio Rizzari e Alfonso Tornusciolo e per poco più di 10dollari mangiai un’anatra con il cipollotto che ancora ricordo. Anche per questo cerco sempre qualche buon indirizzo anche in Italia. Con scarsi risultati… Continua a leggere

Grande cambio al Cambio

La notizia potrà sfuggire ai più perché Il Cambio di Torino non è al centro delle cronache gastronomiche attuali. Ma in effetti è una notizia importante, perché questo è uno dei ristoranti che hanno fatto la storia d’Italia. Eppoi perché in tanti stavano aspettando l’arrivo di Farinetti o della famiglia Ceretto che i gossip davano come possibili nuovi titolari. E invece:

STORICO RISTORANTE CAMBIO NON CHIUDE, PASSA DI MANO GESTIONE SOCIETA’ AFFITTA PER 12 MESI IL LOCALE TORINESE DI CAVOUR (ANSA) – TORINO, 26 OTT – A un anno dalla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i titolari Amato Ramondetti e Giulio Lera, arrestati con l’accusa di bancarotta fraudolenta, la gestione del Cambio, lo storico ristorante di Cavour, il più lussuoso di Torino, passa di mano. Dal primo novembre ha preso in affitto il locale per dodici mesi la società Risorgimento, partecipata da Fabio Gallo, presidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Piemonte, da Daniele Sacco, attuale direttore del ristorante e dalla società Finde, holding di partecipazioni (la più importante è quella in Diasorin) con sede a Torino.
Per il momento è un contratto d’affitto con la società Carignano di Ramondetti, che gestiva il ristorante Il Cambio dal 1981, ma i soci di Risorgimento sono pronti a esaminare la possibilità di rilevare la proprietà del ristorante se sarà messo in vendita.
(ANSA).

Fabio Gallo non è solo un importante sommelier ma fa anche parte dell’altrettanto importante famiglia della gastronomia torinese. Suo infatti è l’omonimo negozio di gastronomia in corso Sebastopoli e suo fratello è Stefano Gallo, chef dello stellato La Barrique (che non c’entra nulla con la Barrique di Roma). Sarà lui il prossimo chef del Cambio?

M**BRUT

Me ne avevano parlato, ero proprio curioso. Di panini mi sono occupato, di panini ne ho mangiati e ne ho farciti. Perciò mi sembrava anche forse di aver aspettato troppo tempo dall’apertura di questa “agrihamburgeria” (nome agghiacciante) in Torino. E sono andato.

E dopo poco mi son chiesto…: ma davvero si pensa che bastano la carne “giusta” e il pane “giusto” per fare un locale diverso e alternativo al fast food all’americana? Come si può pensare che il solo selezionare le materie prime con criterio sia la panacea di tutti i mali? Non so dove siano andati altri ma io sono entrato in Corso Ferraris in un locale bruttino, dai colori e luci (al neon) che tanto mi ricordavano le due “collinette” americane, con musica assordante e martellante che neanche nei peggiori centri commerciali. Il cibo veniva confezionato da una piccola catena di montaggio che non faceva pensare esattamente la cucina della nonna mentre la passione del personale verso il proprio lavoro e la qualità nella relazione con il prossimo erano pari a quella di un bambino costretto forzatamente al catechismo.

Per finire: colori, spazi, convivialità, modalità di pulizia del tavolo sono esattamente uguali all’originale. Americano. Con la differenza che i panini in america sono spesso fatti meglio. Qui l’hamburger, asciutto e mal condito, mi è rimasto nello stomaco diverse ore. Tra l’altro il formaggio va scelto giusto e non basta scrivere i nomi in dialetto sulla lavagna per rendere tutto più bello. Anzi, a me fa quasi tanto presa per i fondelli. Ma che Brutt…

 

Un bastimento non del tutto carico

Se a vivi a Torino un posto come il Bastimento non puoi che vederlo come un miraggio. Nel pieno di un inverno grigio entrare in un locale informale e colorato, a metà tra il bancone alla spagnola e la trattoria di mare è come illudersi di vedere il sole. L’ambiente è proprio bello, si sta bene, sono tutti simpatici (anche se il sedersi al tavolo per prendere la comanda è discutibile) la proposta originale e colorata anch’essa.

Si mangia pesce, infatti, ma scelto con cura e senza inseguire mode: niente tonno, poche tartare, uso di pesce azzurro e specie sostenibili e poco valorizzate. I piatti sono più sullo stile di una raffinata trattoria, come si diceva, che non quelli del ristopesce tutto trendy e attento alla linea.

Però se i piatti sono recitati a voce (sul menu c’è solo scritto il prezzo, che varia non poco in una forbice dichiarata, come ad esempio: secondi piatti da 18euro a 25euro) alla fine non ci si accorge che il conto è salato. E guarda caso tre su quattro dei piatti scelti erano tra quelli più cari. Quindi si possono spendere anche 65euro più il vino… E non tutti i piatti sono ben fatti. Nel mio caso ottime le polpette di cernia e la zuppa di gallinella, meno interessanti i bucatini alla granseola, un po’ pasticciati e in cui il gusto della granseola alla fine si perdeva.

Insomma non è un posto perfetto, soprattutto perché basterebbe poco per correggere il tiro. E perché quest’idea di ristorazione di mare è bella e originale.

Il Bastimento

via Della Rocca 10/c

tel. 011 19708154

prezzo medio: 60euro (vini esclusi)

Guide sì, guide no

Mi soffermo su Torino non solo perché ci vivo ma anche perché di guide relative a questa città non se ne trovano ancora molte. E comunque perché vale la pena di guardarle bene, le guide, sfogliarle e possibilmente leggerle, prima di comprarle.

E’ il caso di queste due. La prima, la “Guida 150” di Cavallitto, La Macchia e Iaccarino è a tutti gli effetti un libricino da non perdere. E non solo perché c’è una selezione davvero ben fatta di locali torinesi (ma quest’anno anche se piemontesi) ma soprattutto perché leggerla è un piacere. Lo stile della casa, infatti, è infatti quello di una narrazione colorita e piena di spunti, immaginifica e spesso ironica, come poche guide (anche a valenza internazionale) riescono ad essere. Si è capito che mi piace, motivo per il quale perdono agli autori 😉 la scelta di classificare i ristoranti torinesi e non quelli piemontesi.

La seconda parte da una gran bella idea, peraltro già vista in diverse altre edizioni cittadine (Roma e Milano su tutte). Che è un po’ quella della Zagat, a cui “Il Mangelo” somiglia davvero tanto. Peccato poi che le pagine negli indici non corrispondano a quelle vere, che “il miglior giapponese” nella classifica delle pagine iniziali sia poi un locale classificato con 5 (su 10) all’interno (mentre gli altri giapponesi con punteggi migliori, n.d.r.), che la selezione di locali sia davvero poco selettiva, che nelle pagine finali siano citati locali del gruppo Autogrill (sponsor) presenti su autostrade e negli aeroporti. E che i voti di questi ultimi siano decisamente altini. Per la precisione c’è solo una insufficienza, a differenza delle decine e decine presenti nelle pagine precedenti. Sic!

La degustazione dell’anno

Rapida intrusione del mio lavoro nel blog (anche perché con tutto il lavoro che c’è non si scrive), ma qui ci stiamo dando dentro parecchio per l’organizzazione della degustazione Slow Wine 2011 per la presentazione della guida. E un pizzico d’orgoglio ci sta…

Domani partono gli ultimi sopralluoghi per Venaria Reale per la messa a punto della grande degustazione. Già perché l’evento prevede la presentazione, la mattina di mercoledì 20 ottobre alle 10.30 al Palaisozaki, a due passi dallo Stadio Olimpico. Di Torino. Abbiamo deciso di fare le cose in grande 🙂

Mentre sempre mercoledì 20/10 ma nel pomeriggio, alle 15, la grande degustazione è nella Galleria di Diana della Reggia di Venaria Reale. Ma solo perché Versailles era un po’ fuori mano 😀

Venaria si raggiunge facilmente dal centro di Torino, in autobus, così come dall’aeroporto di Caselle.

Saranno in degustazione i vini delle cantine segnalate in guida con la chiocciola. Non dico altro se non che “i” vini significa che ogni cantina porterà a sua scelta tre vini e non uno solo. E’ la cantina ad essere segnalata e ci piace l’idea che la si conosca in modo più completo e articolato e che sia la cantina stessa a scegliere come presentarsi. Perciò di vini ce ne saranno parecchi e il dibattito sarà grande. Proviamo a portare alla Reggia un percorso possibile, un giro tra cantine e persone e non solo tra campioni da competizione. Sarà particolarmente piacevole assaggiare allo stesso tempo “riserve” e “vini base”, fare confronti, discutere, conoscersi.

Per questo motivo, senza nulla togliere agli amici e colleghi che stanno lavorando alle loro presentazioni, la nostra la si potrebbe definire la degustazione dell’anno.

Perché ci sono le cantine e non solo i vini

Perché è nella Reggia di Venaria

Perché ci divertiremo parecchio

Perché nel biglietto è inclusa una copia della guida

Perché è quella della guida Slow Wine, e quindi è nuova

Nuove abitudini e nuovi sapori

Tante volte ho sentito dire che “le nuove generazioni non conoscono più i sapori autentici di frutta e verdura”. Il problema è che non mi sono incluso in questo gruppo, anche perché non sono più di nuova generazione. Eppure -un po’ come i topi di città che scoprono la natura- mi sorprendo sempre più di frequente con sapori che pensavo di conoscere e che sono invece per me completamente nuovi. L’ultimo è quello della zucchina.

Mi riferisco in particolare alle zucchine vendute dai contadini di via Galliari, a lato del mercato di piazza Madama Cristina (quartiere San Salvario, Torino). Io a Roma, al di là di qualche “farmer market” un po’ chic, una selezione di coltivatori diretti con relativi banchi al mercato non l’avevo ancora trovata. Qui ci sono, più o meno tutti i giorni, a vendere prodotti in funzione del raccolto. Non quattro mele pittoresche e le ragazze con la fascia colorata in testa come avevo visto qualche settimana fa a Londra ma interessanti quantità di prodotti molto buoni, venduti direttamente dalle mani che li hanno raccolti.

Ovviamente ci si deve adattare all’offerta, che in questo momento è molto varia (peperoni, pesche, melanzane, pomodori, zucchine…) ma che in gennaio diventa anche solo di patate, rape e cipolle. Ma qualità e gusto sono nettamente sopra la media. Le zucchine in questione sono piccole, dolcissime e con una sapidità finale sconosciuta prima. Forse non avevo ancora mangiato una zucchina vera.

Poco cibo tra i libri

Non che in passato al Salone del Libro ci fossero chissà quali presenze enogastronomiche. Ma per un appassionato di questi temi venire a Torino, capitale italiana del cibo e del vino, ed entrare al Lingotto, quest’anno, fa un certo effetto. Sembra essere tornati indietro di parecchio. A parte Gribaudo, Slow Food e Terra Madre e diversi scaffali pieni di libri di cucina allo stand di Giunti, è come se non si vedesse quello che è accaduto in questi anni nel mondo dell’editoria. Tanto da domandarsi se sia accaduto davvero. C’è qualche conferenza (in particolare è molto attivo Gigi Padovani) ma l’evento più atteso resta la presentazione, ieri pomeriggio, di Cotto e Mangiato con Benedetta Parodi 🙁