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Le stelle Michelin in Italia, guardando all’Europa

Considerazioni sull'attribuzione delle stelle della guida rossa ai ristoranti italiani

È sempre più importante felicitarsi per i propri successi che non paragonarsi o invidiare i successi degli altri. Bene, detto questo però, quando si parla di Michelin, della guida rossa mondiale che dispensa stelle dal cuore della Francia, è necessario fare qualche ragionamento di geopolitica gastronomica.

È  per questo che i festeggiamenti per il nuovo tre stelle italiano, Norbert Niederkofler del St. Hubertus di San Cassiano e di altri neo bistellati da ieri li possiamo pure archiviare. Basta alzare gli occhi e guardare intorno a noi, alla luce della serata iberica di mercoledì (e chi mi conosce sa che seguo quel territorio da almeno vent’anni), per capire che l’Italia continua ad essere molto meno importante di altri paesi. Anzi, probabilmente la distanza è aumentata.

Due sono i nuovi tre stelle della penisola iberica, infatti, Abac di Barcellona (dove peraltro io ho mangiato piuttosto male) e Aponiente di Puerto de Santa Maria (e c’è anche una pioggia di bistellati) che portano il totale dello stato spagnolo a 11, alla pari con la Germania (!), di fatto i due paesi europei con il maggior numero di tristellati dopo la Francia. Questo perché, se si allargano gli orizzonti, dopo la Francia in classifica verrebbe il Giappone.

Noi possiamo vantare un consistente numero di stelle singole, più degli altri paesi europei, cosa che i francesi continuano a sottolinearci per indorare la pillola. Ma è un po’ come dire che siamo molto bravi a fare cose di livello ma non a raggiungere l’eccellenza. Una specie di ripetuta pacca sulle spalle.

E, se è vero che qualcuno si è ingenuamente illuso che le pizzerie potessero raggiungere il traguardo della stella (è sempre più evidente che non è lo stretto contenuto del piatto il valore premiato dalla Michelin ma che questo deve essere accompagnato da molti elementi, primo dei quali sembra essere sempre di più la messa in scena), è altrettanto vero che oggi ci sono diversi ristoranti italiani di punta che meriterebbero un’attenzione diversa da parte della guida rossa. Ma, in qualche modo, è evidente che la cosa potrebbe infastidire. “Tornate a preparare buona pasta” sembrerebbe il sottotesto. E pizza, appunto.

Michelin 2017, e l’inattesa pioggia di stelle

La nuova edizione della Rossa, presentata a Parma, è all'insegna di numerose nuove assegnazioni: proviamo a decifrare cosa c'è dietro.

Con la presentazione della Michelin di oggi a Parma si chiude la stagione 2017 delle guide, apertasi con Osterie d’Italia a Venaria Reale il 24 settembre, durante Terra Madre. Un anno pieno di novità e scelte forti, a partire proprio da quella di Osterie, che quest’anno ha cercato di dare una stretta identitaria sulla cucina autenticamente popolare. Poi è stata la volta de l’Espresso, che ha addirittura tolto i voti (per finta, perché sono stati tolti i voti numerici ma non i cappelli, che voti sono) ma soprattutto che ha “ristretto i pali delle porte”, per citare l’editoriale di Edoardo Raspelli nell’edizione d’insediamento della stessa guida, oramai molti anni fa. Un “restringimento”, però, quello scelto da Vizzari quest’anno, che ha scontentato molti facendo discutere. Ecco poi un Gambero Rosso sempre più romano-centrico che ha cercato la spettacolarizzazione dell’evento, un po’ come avveniva in passato, e si è dimostrato generoso allargando ancora la platea dei Tre Forchette. Continua a leggere