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La mensa è una cosa meravigliosa

Oggi mi sono emozionato. Tornando a Pollenzo, dove ho visto il ristorante Guido trasformato. Già, perché Ugo e Piero Alciati stanno lavorando al nuovo progetto a Serralunga. Nuovo progetto e nuovo format, ma di questo parleremo a tempo debito. E nel frattempo nei locali che ospitarono il loro mitico ristorante si aprono le danze sulle Tavole Accademiche.

Guardare la sala con i tavoli, semplici ma belli, le caraffe d’acqua e tutto pronto per il servizio agli studenti era già di per se entusiasmante. Entrare in cucina e vedere Scabin e la sua brigata al lavoro insieme a Gepis e ai tre studenti dell’Unisg era qualcosa di unico. Oggi, lunedì 28/1, il menu prevede:

Cipollone cotto al forno farcito di spaghetti Monograno di Matt con verdure e salsa d’accughe oppure con salsa di pomodoro

Faraona impanata al camino con patate in tripla cottura, mayowasabi

Cremino al doppio latte con gelatina al caffè

o PIATTO UNICO

Breakfast in Pollenzo (Euv rujà, pan sec, sautisa ed Bra al bür e salvia, pansetta rüstia, fasöj an umid, friciöj e sirop, galetta ed patate, tomatica a la grjia e bulè al verd)

o SCELTA VEGANA

Panino McCombal (Hamburger di tofu produzione Combal, pane morbido al sesamo, pomodoro, cipolla, cetriolo, lattuga, mayowasabi vegana; patate in tripla cottura)

Sorbetto del giorno guarnito

Scabin al lavoro nelle cucine di Pollenzo

Scabin al lavoro nelle cucine di Pollenzo

Il tutto rigorosamente dentro un food cost di cinque euro a persona/menu. Aria di entusiasmo a Pollenzo, nuove belle idee e contaminazioni più che positive.

Le Meurice

Insisto nel mio perverso intento di scoperta dei menu di mezzogiorno dei ristoranti di lusso. E, un po’ come mi accadde a 20anni, quando per la Settimana del Gusto di Slow Food, scoprii che ai giovani erano destinati menu che viaggiavano dai due piatti banali alle degustazioni da standing ovation, oggi ne trovo di poco significativi ma anche altri che ti fanno domandare perché dovresti andare la sera a spendere il quadruplo.

Uno di questi è il menu “Terroir de Paris” del tristellato e branché Meurice di Parigi, luogo di fasti e sfarzo ma anche di cucina interessante e a tratti divertente. Un menu da 80euro ai primi di giugno composto da una spuma di riso con aringa e prugne, il salmone in bellavista con gelatina fresca, i piedini di vitello con céleri en rémoulade condimenté, l’anatra con ciliegie e gallinacci e la charlotte alle fragole niente male. Serviti da re, pane perfetto, burro forse il più buono mai provato (anche in versione jambon beurre, alla parigina) e grande soddisfazione finale. Ovviamente o bevete l’acqua o vi sparate. In due, anche con la bottiglia meno cara, il conto raddoppierebbe immediatamente. Peraltro la carta dei vini non è granché.