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Azurmendi e l’altra faccia del super ristorante

In Spagna è già uno scandalo ed è partita una denuncia della CCOO (Comisiones Obreras) all’ispettorato del lavoro. Il sindacato riprende l’articolo pubblicato da El Confidencial, in cui diversi stagisti riferiscono la loro esperienza personale e lavorativa in Azurmendicome prova di un probabile crimine di abuso di lavoro e violazione dell’accordo di tirocinio”. Azurmendi, per chi non lo sapesse, è il ristorante di Eneko Atxa, classe 1977, tre stelle Michelin e 43esimo nella 50Best (sceso di cinque posizioni quest’anno), uno dei ristoranti più nuovi e più in voga di tutta la penisola iberica. Si trova a pochi chilometri dall’aeroporto di Bilbao, in una costruzione affascinante e avveniristica.

Però si parla, per questi apprendisti, di più di 17 ore di lavoro al giorno, di contratti non in regola e di un piano interrato sudicio dove i ragazzi passerebbero la notte: tre camere da 20 metri per ospitare 36 tirocinanti. Insomma, problemi di sicurezza ma anche sanitari. Il problema di fondo è che la figura dello stagista di cucina non ha una regolamentazione specifica in Spagna e dunque la situazione sembra essere sfuggita di mano con la crescita del settore.

Nell’attesa di capire se anche da noi ci siano situazioni borderline come questa, dà da pensare l’immagine di un sistema a due facce per la ristorazione top. Da Azurmendi il menu degustazione costa 220 euro, che diventano facilmente 300 con le bevande, cifra che è facile superare in alcuni grandi ristoranti nostrani. Eppure, al tempo stesso, il sistema della ristorazione di lusso è spesso un sistema di difficile sostenibilità, in cui per raggiungere queste vette, per épater les bourgeois i fatturati non bastano e l’impresa diventa ardua. Non che queste problematiche siano sconosciute al mondo del lusso, ma è certo che soluzioni di sfruttamento del lavoro di questo tipo sarebbero davvero l’approdo più disgustoso, tanto per rimanere nella materia.

A ciascuno le proprie responsabilità, che nel caso basco andranno accertate, ma sembra chiaro però che in una parte del mondo della cosiddetta “alta cucina” (che, come dice Adrià, “chissà poi cosa vuole intendere questa espressione”, n.d.r.) si stia comunque tirando un po’ troppo la corda. Per andare, poi, dove?

Per un nuovo concetto di lusso #2 (Mandarin e W)

Negli ultimi due viaggi che ho fatto a Barcellona ho deciso di fare una visita in quelli che dovrebbero essere i due alberghi nuovi più sensazionali della città. Due marchi importanti e di gran moda aprono a Barcellona -mi sono detto- la scelgono come meta europea dopo Asia e USA, devo andare a vedere di cosa si tratta. E così sono stato al W Barcelona e al Mandarin Oriental.

Prima impressione: ormai si aprono alberghi che non sono ancora finiti (nel senso del completamento dei lavori). Poi mi hanno spiegato che è proprio così e che si chiama soft opening.

Seconda impressione: nei nuovi alberghi di lusso vanno i giovani e non gli anziani.

Terza: la qualità del servizio non appare come uno dei punti su cui si sono profusi gli sforzi maggiori. In questo non vedo progresso.

Quarta: si sta recuperando l’idea del grand hotel come luogo di riferimento e socializzazione per la città e questo è un bene.

Dopodiché ho visto e riflettuto su due modelli di lusso contemporaneo davvero contrapposti. Il W Barcelona sembra una enorme discoteca colorata e caotica in cui il vero valore è esserci. Sullo star bene si potrebbe discutere. Vista e terrazza magnifiche, colazione non male, servizio improbabile (ma sono tutti ragazzi e ragazze carine: sconcertante scoprire che la selezione avvenga anche in base a questo. Sembra di essere in un episodio di Twilight), ristorante Bravo24, di cui ho già parlato, non male. Le camere sono invece piccole e rimpinzate di bevande alcoliche (anche sotto gli asciugamani) che invitano a prepararsi un cocktail da soli. Per non parlare del fatto che l’edificio ha un impatto architettonico quantomeno discutibile. Ma Barcellona è vuota e qui le 400 camere sono quasi tutte piene, a 300 e più euro a notte. Tant’è.

Il Mandarin è decisamente più tranquillo. Su Paseig de Gracia si propone evidentemente con un modello un po’ più borghese e rassicurante, anche se poi nel giardino trovi giovani simili a quelli del W. Per la serie qui ci si viene per essere visti. Il design è originale e giocato molto sul bianco, il che rende complessivamente riposante e godibile la luce. Le stanze, anche qui, non sono molto grandi ma sicuramente più confortevoli e meglio pensate. La colazione è notevole anche se il servizio non altrettanto, di ristoranti ce ne sono tre e il più famoso è quello di Raul, figlio di Carme Ruscalleda. Tutto l’albergo è profumato con essenze che quasi stordiscono ma tutto sommato non dispiacciono.

Conclusione? Mandarin batte W 3-0 perché credo sia lontano da me anni luce il lusso di un hotel la cui esclusività è più o meno quella della discoteca con il cordone gestito dal buttafuori e dai P.R. con la lista invitati in mano. Detto questo in entrambi mi sarebbe piaciuto vedere altro: trovare maggiore precisione, stile, atmosfera, scelte diverse nell’architettura, nei cibi e nei materiali usati.

Per un nuovo concetto di lusso #1

Mi è capitato già di rifettere e dibattere sul concetto di lusso, in particolare quello applicato alla tavola e all’ospitalità. Ricordo la prima volta che un amico mi parlo di Las Vegas con gli occhi che brillavano, poi vidi le foto e rimasi sconcertato. Quella roba vecchia e ridondante era per lui il massimo del lusso…

Non c’è dubbio che da quando l’accesso ai grandi alberghi è diventato appannaggio di molti e la rivoluzione dei trasporti ha fatto il resto il panorama è cambiato di parecchio. Con un low cost in gennaio in Europa te ne vai a Barcellona o a Venezia e con 150euro viaggi e dormi in un 5stelle. La stessa cifra che pagheresti per fare Bologna-Roma in Frecciarossa + taxi. Il che ha cambiato modi, gusti, pubblico. E non si sa cosa definisca più i modelli del lusso, di sicuro non è solo l’esclusività (per fortuna), oppure l’esclusività non è più data dalla difficoltà di accesso.

I valori dei nuovi modelli sono spesso associati all’idea di semplicità, di design, di bioarchitettura, di identità, di stile originale. Da questo punto di vista mi domando che futuro abbiano luoghi come gli hotel della Orient Express: bellissimi ma assolutamente ridondanti negli arredi, barocchi e molto simili tra loro. E a Portofino come a Lisbona l’atmosfera da ricreare per l’attempato cliente anglosassone è più o meno la stessa. Ma OE ha appena acquisito e riaperto due gioielli a Taormina e sono curioso di vedere come li abbia ristrutturati.

La verità è che ci sono luoghi come l’hotel Arosea in Alto Adige o il Relais del Nazionale di Vernante che non appaiono nelle liste degli alberghi più quotati ma che sono considerati dagli amatori vere perle rare. Non costano una fortuna eppure appaiono super esclusivi.

(continua)

Ferran Adria’ lascia (per un po’)

Stavolta e’ vero. Non e’ una voce riportata da qualcuno ma e’ la notizia di una conferenza stampa ancora in corso a Madrid Fusion. Ferran Adria’ dichiara: “lasciamo per due anni, ci prendiamo due anni sabbatici”. A partire dal 2012, pero’. E quando il Bulli riaprira’ (nel 2014, n.d.r.) non sara’ piu’ la stessa cosa. Cambiera’ format. “Anche se non sappiamo ancora quale sara’ il nuovo”.

E’ la risposta alla domanda, che in tanti si pongono, sul futuro dei ristoranti di lusso? Forse.

E’ la scelta intelligente di chi, all’apice del successo, decide di amministrarlo prima che cominci la fase discendente? Probabile.

E il Bulli riaprira’ davvero? Chi puo’ dirlo.

Quello che e’ sicuro e’ che e’ una notizia. E che da adesso in poi, siccome restano solo 2010 e 2011, si scatenera’ la caccia all’ultima prenotazione. Geniale…