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Le guide e le App: il caso Osterie

Le guide, la carta vs. il web, il 2.0. Dibattito apertissimo e ricco di spunti. Tra questi, da editore, devo dire che il fronte applicazioni per smartphone -e più in particolare l’Apple Store- sono di fatto il primo approdo concretamente redditizio per le nuove guide. Inventate di fatto per essere un modo concreto per bypassare il problema della reticenza agli acquisti su internet i piccoli acquisti “oneclick” inventati dalla casa di Cupertino. Di fatto con l’Iphone gli acquisti si fanno, eccome. Continua a leggere

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Guide e rivoluzioni

Mentre passa sotto silenzio una notizia che ha dell’incredibile: Lo Mejor de la Gastronomia di Rafael Garcia Santos non pubblicherà più la sua temuta guida (e qui possiamo scatenarci a pensare che è il web che avanza e/o constatare la fine dell’impero di chi negli ultimi anni ha condizionato di più la nuova cucina d’avanguardia) qui in Italia ci prepariamo ad una giornata importante. Continua a leggere

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L’altro mondo

Dopo due anni di lavoro, di cui uno particolarmente dedicato alla guida Osterie d’Italia posso dirlo: esiste un altro mondo. Osservazione ovvia, certo. Ma quello che mi ha colpito -è arrivato il momento dell’outing- è che questo mondo lo conoscevo troppo poco. Il mondo della cucina tradizionale, della trattoria, dell’osteria, del nostro passato, quello che pensiamo di conoscere. Tutti, come quando ci sentiamo allenatori della nazionale dopo la partita. Il mondo di una ristorazione fatta di sistemi e valori diversi, di microeconomie, di rapporto con il territorio, di ripensamento in chiave nuova di quella che è l’identità italiana. Un mondo che –mi permetto di dire– conoscono bene davvero in pochi. Continua a leggere

Guide sì, guide no

Mi soffermo su Torino non solo perché ci vivo ma anche perché di guide relative a questa città non se ne trovano ancora molte. E comunque perché vale la pena di guardarle bene, le guide, sfogliarle e possibilmente leggerle, prima di comprarle.

E’ il caso di queste due. La prima, la “Guida 150” di Cavallitto, La Macchia e Iaccarino è a tutti gli effetti un libricino da non perdere. E non solo perché c’è una selezione davvero ben fatta di locali torinesi (ma quest’anno anche se piemontesi) ma soprattutto perché leggerla è un piacere. Lo stile della casa, infatti, è infatti quello di una narrazione colorita e piena di spunti, immaginifica e spesso ironica, come poche guide (anche a valenza internazionale) riescono ad essere. Si è capito che mi piace, motivo per il quale perdono agli autori 😉 la scelta di classificare i ristoranti torinesi e non quelli piemontesi.

La seconda parte da una gran bella idea, peraltro già vista in diverse altre edizioni cittadine (Roma e Milano su tutte). Che è un po’ quella della Zagat, a cui “Il Mangelo” somiglia davvero tanto. Peccato poi che le pagine negli indici non corrispondano a quelle vere, che “il miglior giapponese” nella classifica delle pagine iniziali sia poi un locale classificato con 5 (su 10) all’interno (mentre gli altri giapponesi con punteggi migliori, n.d.r.), che la selezione di locali sia davvero poco selettiva, che nelle pagine finali siano citati locali del gruppo Autogrill (sponsor) presenti su autostrade e negli aeroporti. E che i voti di questi ultimi siano decisamente altini. Per la precisione c’è solo una insufficienza, a differenza delle decine e decine presenti nelle pagine precedenti. Sic!

Chiusura guide

Chiusura guide 2011

Qualcuno mi dava per morto. Semplicemente ero un po’ preso… (si dice così da queste parti). D’altro canto chi lavora nel mondo dell’editoria enogastronomica sa bene che questo è il periodo in cui si lavora di più. Perché è il periodo della chiusura delle guide. Perché le guide escono quasi tutte in ottobre, perché il mercato è costituito in buona parte dalle vendite che si fanno da settembre a Natale.

E’ stato un lavoro notevole. E non solo perché incrociare migliaia di dati, controllare e mandare in stampa è un’impresa importante sempre, ma perché in effetti -quando si ha una guida nuova da fare- è ancora più difficile. Nel nostro caso Slow Wine, di cui il buon Gianca racconta qui è stata un progetto che ha sa di epico… Un’avventura molto bella, che ha coinvolto centinaia di persone e una redazione giovanissima (età media sotto i 30anni) che ha passato un’estate a testa bassa e naso alto. Per la prima volta (e non solo perché si tratta di vino) il mio era un ruolo diverso, meno impegnato in prima fila e più concentrato a che tutti pezzi combaciassero bene insieme. Anche perché qui c’era un progetto grafico nuovo e il libro doveva prendere forma non solo nei contenuti.

Le cose sono andate particolarmente bene, anche sul fronte di Osterie, e le novità bollono in pentola e le racconteremo presto. Per intanto smaltiamo i nostri, di bollori, e io ringrazio tutti quelli che hanno partecipato all’impresa. Lo spirito con cui si è lavorato a questi progetti è per me la novità e la soddisfazione più importante di questo nuovo anno di lavoro.

La sfida

Negli ultimi mesi, sfogliando guide varie, su Londra ho sempre trovato (in controtendenza rispetto a quello che si e’ sempre saputo) prezzi bassi dichiarati per ristoranti di alto livello. Bassi soprattutto rispetto alle medie nostrane.

Dov’e’ il trucco? Adesso che sono a Londra sto cercando di scoprirlo. Prenotando in molti di questi -senza esagerare- e cercando di mangiare bene senza svenarmi. Ci riusciro’?

Devo dire che qualche sorpresa c’e’ gia’. Lunedi’ racconto tutto.