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La cena dell’anno

daGorini: quando la realtà supera le aspettative

Sempre difficile fare la scelta del pasto dell’anno, ma una scelta va fatta. Quest’anno − che peraltro non è ancora finito − ce ne sarebbero diverse in pole position. Ma una scelta va fatta e, come molte scelte, alla fine è anche una scelta di traiettoria. Per me quest’anno la traiettoria è data dall’insieme, non solo da un piatto o da una somma di piatti perché sempre più detesto e patisco i sentieri obbligati, i menù devastazione. E quando trovo un insieme di cose che mi convincono, che rappresentano non una giustapposizione di piatti ma un percorso di senso, allora mi illumino.

È successo a Bagno di Romagna, quasi due mesi fa. Io da Gorini (anzi daGorini) non ci ero mai andato e le aspettative erano piuttosto alte. Ed è bellissimo quando la realtà supera le aspettative.

Ho trovato una cucina precisa, chiara, concretissima. Una mano originale che disegna uno stile proprio, capace di sorprenderti perché non ha bisogno di stupirti. Ci sono elementi del maestro Paolo Lopriore, è vero, e sono elementi stilistici (che amo) e che si fanno riconoscere (il coraggio dell’amaro, gli accostamenti, l’energia del gesto che il cuoco mette anche solo quando spadella la carne con il burro), ma c’è anche una prospettiva singolare da cui traspare la grande personalità di un cuoco schivo alle chiacchiere quanto invece capace di parlare con la sua cucina. E tratta gli ingredienti e la loro regionalità in modo molto diverso da quanto è stato fatto finora.

Tra le altre cose ho avuto la fortuna di provare quattro diversi piatti di carne: faraona, agnello, colombaccio e lepre. Sono arrivati dopo antipasti e primi ma si sono fatti divorare uno dietro l’altro perché era da un po’ che non trovavo carni di questa intensità. E che bello mangiare quattro piatti di carne, non il piccolo pezzettino di assaggio alla fine del menu.

La cena dell’anno.

P.s.: Ero a cena con un bravo critico che ne scriverà sul Cook_inc che sta per uscire: da non perdere.