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Meet in Cucina Abruzzo: energie nuove dal territorio

L’evento di Chieti invita a una riflessione sui congressi di cucina e sulla loro declinazione in chiave territoriale.

Ribaltando le prospettive legate agli eventi di cucina viene fuori un’interessante sguardo dal territorio. Non tanto sul territorio quanto dal territorio. E se i congressi di cucina in particolare, quelli in cui i cuochi sul palco spiegano i perché e i percome di una tecnica, sembrano davvero avere fatto il loro tempo, lo stesso format in chiave territoriale può assumere valori diversi. È il caso di Meet in Cucina Abruzzo, apparentemente piccolo evento simile ad altri, ma che invece dimostra quanto il portare un certo tipo di riflessione a livello locale possa generare buone energie e aiutare a fare sistema.

L’Abruzzo poi è una regione vocatissima all’alberghiero che aveva e ha bisogno di una forma di riscatto sociale e professionale con paradigmi nuovi. Un riscatto che i giovani cuochi presenti a Chieti hanno trovato nel confronto con Niko Romito, icona del progetto di successo, con il quale non erano solo fotografie e autografi ma anche ascolto e confronto.

Lo stesso dicasi per l’incontro con i tanti venuti da fuori, compresi Anthony Genovese e Valentino Marcattilii, che pur abruzzese pare non tornasse qui da decenni. L’insieme, corale, con tanti produttori al fianco dei cuochi ambasciatori, suonava bene: un’occasione d’oro per raccogliere energie ed entusiasmo e farne provvista per tutto l’anno.

L’era glaciale

Madrid Fusión e una lezione sui congressi di cucina di oggi.

L’avanguardia è morta, i congressi di cucina (come li abbiamo conosciuti) sono morti e anch’io non mi sento tanto bene. Battuta scontata ma più che nell’era della post vanguardia qui a Madrid Fusión mi sembra di essere entrato nell’era glaciale.

La città, come sempre, accoglie bene e il congresso appare l’ultimo baluardo spagnolo di un’epoca (passata) di condivisione di percorsi e conoscenze. Perché questo si faceva nei congressi, soprattutto a Lo Mejor de la Gastronomia. Ora invece si è passati alla celebrazione, al pathos e alla spettacolarizzazione da parte dei numerosi cigni che cantano. L’obiettivo è salire sul palco e fare la miglior figura, possibilmente con l’aiuto di “effetti speciali e colori ultra vivaci”, come si diceva una volta. E il complimento più forte che si sente qui è, appunto, “spettacolare!”.  Continua a leggere