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Paco Morales

Da Barcelona #8 (Paco Morales)

Ho conosciuto meglio Paco Morales, nel suo bellissimo rifugio valenciano, l’Hotel Ferrero (di proprietà del celebre tennista): una specie di casa di lusso nel mezzo di un bosco vicino a Bocairent, cittadina bellissima e arroccata. “Despista”, dice Philippe Regol sul suo blog. E in effetti è difficile classificare questo giovane perfettamente integrato nel movimento dinamico della cucina del suo paese e al tempo stesso assolutamente fuori dagli schemi già visti: Continua a leggere

‘O Sud

 

vignetta di Carlo Maino da "Il Foglio"

Adesso che vivo al Nord mi sono convinto: sono meridionale. Me ne accorgo perché qui non mi piacciono i pomodori (ma i peperoni sono molto più buoni), perché cerco negozi terroni, perché quando vado a fare la spesa non trovo tutto quello che cerco. E penso.

Così come mi capita, come in questi giorni in cui di Vico, di Mediterraneo, di Costiera e di Sud si è parlato tanto, di notare come nella parte bassa del nostro Stivale si celino alcuni degli ingredienti fondamentali per il futuro del pensiero sulla cucina e sul nostro rapporto con il cibo. Lo posso dire senza timore di essere fazioso perché vivo bene al Nord e più volte ho parlato di quello che qui è unico e costituisce una risorsa, soprattutto a livello di pensiero e riflessione, oltre alla qualità e la dignità del lavoro.

Pochi giorni in Campania però mi mettono sottosopra e noto come il contesto, lì, parli chiaro di armonia, di sfumature, di equilibrio e salubrità. Lo fanno i panorami e i piatti, la natura e le persone. Ogni volta che scendo ne scopro un pezzo in più. Probabilmente anche per questo l’evento annuale organizzato da Gennaro Esposito piace e mette d’accordo. Non solo perché si festeggia e si trovano centinaia di persone e di proposte diverse ma perché la condivisione e l’atmosfera sono particolarmente buone a Vico Equense. Dove alcuni elementi essenziali per il ragionamento sulla nuova cucina mediterranea e contemporanea sono diventati il motore della rinascita di un territorio. Che, se è vero che da qualche punto di vista è stato anche eccessivamente celebrato e sopravvalutato da molti, è altrettanto vero che oggi rappresenti un punto di riferimento e di osservazione privilegiati. Così come non è un caso se oggi si arriva a ragionare di pizza come tradizione ma anche come laboratorio per l’alta cucina. Qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa.

Mi vien da pensare con un po’ di buonismo, come chiosa finale, che se in quest’anno di celebrazioni, riuscissimo a mettere insieme questi ingredienti con una buona dose di organizzazione, intelligenza, metodo, esperienza e voglia di osare che ci sono al Nord potremmo essere davvero i primi al mondo. Nei prossimi giorni chiuderà il Bulli e la partita si riaprirà…

 

elBullifoundation

Dopo tante cavolate sentite in giro sulla chiusura del Bulli finalmente Adrià oggi, martedi 25/01/11 alle 13 annuncia sul palcoscenico di Madrid Fusión (lo stesso della conferenza stampa dell’anno scorso) quello che farà del suo futuro.

Una fondazione.
E perché? Per avere libertà (totale) di creare. Punto e basta.

El Bulli chiude??? Ma siamo sicuri?

(Scrivo poco su questo blog, ultimamente. Me lo hanno rimproverato in tanti. E’ che il blog richiede un tempo mentale che non ho sempre, in questi giorni. Ma stasera mi è venuta voglia di scrivere).

Oggi tutti di corsa a riprendere la notizia del NYT sul fatto che il Bulli chiuda davvero. Strano proprio, mi son detto: ho partecipato alla conferenza stampa di Madrid Fusion, ho avuto la fortuna di fare una prima colazione a due con Ferran solo dieci giorni fa e nulla di questo è trapelato. Lettura di mail di Ferran con Bob Noto solo qualche ora fa e si parla delle prenotazioni di quest’anno. E neanche a lui -uno dei suoi migliori amici- dice nulla..? Ma come sarà possibile..???

E infatti vado a dare un’occhiata ai siti di El Mundo e La Vanguardia e trovo una smentita secca di Adrià. Che attribuisce il malinteso ad una “confusione dialettica senza mala fede”. Ma si sa, il New York Times è il New York Times, e se lo dice lui non c’è bisogno di verifiche…

Però dare una letta ai giornali spagnoli stavolta torna utile. E poi staremo a vedere cosa succede davvero.

L’autunno, la caccia e il Bulli

Esperienza straordinaria al Bulli di Ferran Adrià. Sicuramente una delle migliori di sempre e forse la migliore degli ultimi cinque anni. Non è esatto dire che con la cucina autunnale di Adrià si sperimentino sapori mai visti prima, perché molti di questi si erano già affacciati nei menu degli ultimi dieci anni. Tra questi un incredibile sugo di lepre, qualche tempo fa. Però è indubbio che la riflessione quest’anno si sia fatta più ampia, che il confronto con il mondo delle carni sia più intenso (mentre nel famoso decalogo al punto 4…), che il percorso dedicato all’autunno sia particolarmente interessante, con la frutta secca, i suoi funghi, la caccia e i tartufi. A questo proposito, che nessuno mai (neanche in Italia) avesse mai pensato prima a mettere il tartufo in un bicchiere per goderne i profumi e l’evoluzione la dice lunga su Ferran e sui suoi percorsi di riflessione.

Tra le altre cose indimenticabili la lepre in tutti i suoi servizi (in particolare la costoletta e il suo cervello), il cristallo di parmigiano, la rosa-carciofo, gli gnocchi di patata dolce (omaggio a Nadia Santini). E ancora una volta il cervello che si attiva, gira, rigira, fa pensare. E gli “assetti” di quello che ho provato quest’anno in giro per il mondo si ridefinisco. Del tutto.