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Per un nuovo concetto di lusso #2 (Mandarin e W)

Negli ultimi due viaggi che ho fatto a Barcellona ho deciso di fare una visita in quelli che dovrebbero essere i due alberghi nuovi più sensazionali della città. Due marchi importanti e di gran moda aprono a Barcellona -mi sono detto- la scelgono come meta europea dopo Asia e USA, devo andare a vedere di cosa si tratta. E così sono stato al W Barcelona e al Mandarin Oriental.

Prima impressione: ormai si aprono alberghi che non sono ancora finiti (nel senso del completamento dei lavori). Poi mi hanno spiegato che è proprio così e che si chiama soft opening.

Seconda impressione: nei nuovi alberghi di lusso vanno i giovani e non gli anziani.

Terza: la qualità del servizio non appare come uno dei punti su cui si sono profusi gli sforzi maggiori. In questo non vedo progresso.

Quarta: si sta recuperando l’idea del grand hotel come luogo di riferimento e socializzazione per la città e questo è un bene.

Dopodiché ho visto e riflettuto su due modelli di lusso contemporaneo davvero contrapposti. Il W Barcelona sembra una enorme discoteca colorata e caotica in cui il vero valore è esserci. Sullo star bene si potrebbe discutere. Vista e terrazza magnifiche, colazione non male, servizio improbabile (ma sono tutti ragazzi e ragazze carine: sconcertante scoprire che la selezione avvenga anche in base a questo. Sembra di essere in un episodio di Twilight), ristorante Bravo24, di cui ho già parlato, non male. Le camere sono invece piccole e rimpinzate di bevande alcoliche (anche sotto gli asciugamani) che invitano a prepararsi un cocktail da soli. Per non parlare del fatto che l’edificio ha un impatto architettonico quantomeno discutibile. Ma Barcellona è vuota e qui le 400 camere sono quasi tutte piene, a 300 e più euro a notte. Tant’è.

Il Mandarin è decisamente più tranquillo. Su Paseig de Gracia si propone evidentemente con un modello un po’ più borghese e rassicurante, anche se poi nel giardino trovi giovani simili a quelli del W. Per la serie qui ci si viene per essere visti. Il design è originale e giocato molto sul bianco, il che rende complessivamente riposante e godibile la luce. Le stanze, anche qui, non sono molto grandi ma sicuramente più confortevoli e meglio pensate. La colazione è notevole anche se il servizio non altrettanto, di ristoranti ce ne sono tre e il più famoso è quello di Raul, figlio di Carme Ruscalleda. Tutto l’albergo è profumato con essenze che quasi stordiscono ma tutto sommato non dispiacciono.

Conclusione? Mandarin batte W 3-0 perché credo sia lontano da me anni luce il lusso di un hotel la cui esclusività è più o meno quella della discoteca con il cordone gestito dal buttafuori e dai P.R. con la lista invitati in mano. Detto questo in entrambi mi sarebbe piaciuto vedere altro: trovare maggiore precisione, stile, atmosfera, scelte diverse nell’architettura, nei cibi e nei materiali usati.

Guida (nuova) di Barcelona #1

Cominciano le giornate di sole, arriva la primavera e tutti vanno a Barcelona (e mi chiamano).

Barcelona resta una città senza mezze misure: negli odori, nei colori, nei suoi modi di mangiare, nel suo essere ordinata e caotica, nordica e mediterranea. Ed è un posto divertentissimo per mangiare.

Ora, io pima o poi una guida di Barcelona la scriverò (anche solo per fornirla a tutti quelli che mi chiedono dritte), per intanto però mi preme dare qualche aggiornamento a quelli che sono rimasti all’Estrella de Plata, che ha chiuso da più di cinque anni, sob 🙁

La Ciutat Comtal è piena di buoni indirizzi, soprattutto sul versante innovativo. Dove per innovativo però non si intende soltanto la cucina molecolare o tecnoemozionale (che razza di definizioni!) ma una formula nuova per proporre cose già conosciute o una cucina dai prodotti locali reinterpretati. Difficile trovare una buona trattoria, insomma.

Tra le ultime aperture, oltre al Bravo24 di Abellan che ha completato la sagra dei 24 (dopo Tapaç e Comerç) ce ne sono diverse altre da appuntare sul carnet:

Per gli amanti delle tapas e delle porzioni poco impegnative, oltre ad Inopia (atmosfera fantastica, sgabelli e cibi semplici e perfetti) e al sopracitato Tapaç24 (entrambi fanno cucina tradizionale e sono ormai aperti da qualche anno) bisogna tener conto della nuova gestione del Vivanda by Jordi Vilà. La nouvelle vague della cucina tradizionale fatta dagli avanguardisti della prima ora, insomma. Nel caso del Vivanda lo sforzo è quello di una maggiore catalanità nei piatti che non sono proprio tapas. In tutti e tre si spendono meno di 30euro. Il Vivanda è anche aperto la domenica a pranzo (a Barcellona la domenica è tutto chiuso!!!) e ha una bella terrazza. Detto questo (non è nuovo ma non lo conosce nessun italiano) il mio erede virtuale dell’Estrella è la Taberna del Clinic, posto bruttino e angusto ma materie prime uniche.

Per quanto concerne le recenti aperture dal valido rapporto qualità/prezzo (cucina ragionata e complessa sui 50) il mio preferito è senz’altro il Gresca di Rafa Penya. Materie prime impeccabili, cucina di impostazione classica ma dalle cotture attente, menu degustazione solo su prenotazione (ma prenotatelo!). Per me uno dei migliori best buy d’Europa. Ad un’incollatura il Coure, vicino alla Diagonal. Ambiente peraltro molto accogliente e tavoli ampli e ben preparati. La cucina è un filo più creativa di quella di Rafa.

Ma la vera grande apertura degli ultimi anni è per me il Dos Palillos di Albert Raurich. Albert era uno dei due secondi di cucina del Bulli e in questo posto (alla base dell’hotel Casa Camper) c’era un orrido e ammiccante fast food alternativo. Albert lo ha ripreso, trasformato e ha creato il posto che tutti sognano: un bar di tapas dal servizio perfetto in un ambiente semplice in cui vedi i cuochi cucinare ma nessuno fa show inutili e il prezzo è quello giusto. La cucina? Senza confini: un mix prezioso di catalanità dei prodotti, idee, tecniche orientali, gioco e gusto. Il ristorante contemporaneo, senza timori di rompere gli schemi.

Altro posto mitico è il Koy Shunka (che credo in giapponese voglia dire qualcosa del tipo: di più Shunka). E’ il secondo ristorante di quelli dello Shunka vicino alla Catedral, uno dei ristoranti giapponesi più interessanti che ci fossero (e c’è ancora) in circolazione. Questo Koy ne è l’evoluzione: design modernissimo e affascinante ed una cucina che -se il Dos Palillos parte dalla Catalogna per sconfinare in oriente- qui parte dal Giappone e sconfina nella nuova cucina catalana. Fatto sta che mangiare merluzzo nero qui è un’esperienza da non perdere. Così come il menu nigiri. Il prezzo è sui 60euro vini esclusi.

Poi ci sarebbe anche la nuova apertura di Raùl, figlio di Carme Ruscalleda, al Mandarin di Barcellona. Ma non ci sono ancora andato. E allora per adesso mi fermo qui anche se ci sarebbero altri posti. Magari scrivo ancora…

Ultime da Barcellona

Cambia aria in Catalogna? Si, anzi sembra di no. Le ultime da quel laboratorio politico-gastronomico che è Barcellona dicono di una pesante crisi che sta influenzando solo in parte il percorso della nuova gastronomia e dello sviluppo della ristorazione. Che comunque non si ferma.

Qualche novità c’è o c’è stata: l’uscita dalle cucine del mega (costosissimo) progetto ABAC del bistellato Xavier Pellicer. Ma la crisi non c’entra. Motivi personali, o penali, non è ancora chiaro. Al suo posto si vocifera stia per arrivare da Valencia l’altro bistellato Quique Dacosta. Scambio alla pari.

Così come l’apertura di due ristoranti d’albergo (all’interno di due nuovi hotel di lusso): il Moments di Carme Ruscalleda (in cucina suo figlio Raul) al Mandarin e il Bravo 24 al W Barcelona, detto anche “l’hotel vela”, vero obrobrio architettonico per i catalani (ha devastato lo skyline della città, sulla spiaggia), che debbo confessare però fa venire una gran voglia di guardare il mare dalla finestra di una delle stanze.

Bravo 24 (così come Comerç 24 prima e Tapaç24 subito dopo) è il nome scelto da Carles Abellan (per chi non lo avesse capito tutti i ristoranti con il 24 sono suoi) per una brutta copia dell’asador alla basca. Un po’ alla Etxebarri, per capirci. E anche se la copia non è una meraviglia (meno proposte, servizio disorganizzatissimo, mancanza di atmosfera) la scelta di carni da una carta ricca (almeno 15 tra tagli e razze diverse) offre la possibilità di un pranzetto alla brace niente male. E neanche troppo caro. Bella idea. Così come buona trovata è il cespo di lattuga alla brace con salsa all’aglio. Croccante, gustoso, ottima apertura di pranzo. Una di quelle cose semplici, quasi banali, che proprio non si capisce perché nessuno però abbia mai il coraggio di proporre.

Bravo 24

Plaça Rosa del Vents 1

Barcelona

tel. (+34) 932952636

prezzo medio: 55euro (vini esclusi)