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Da Barcelona #5 (Il Bulli c’è ma non si vede)

La notizia non l’ha ripresa quasi nessuno, ma è una notizia: apre un Bulli pret-à-porter. Attenzione, non il Tickets bar-à-tapas di Albert Adrià ma la conversione dell’attigua Cocteleria 41 gradi.

Il comunicato dice:

METAMORPHOSIS

Il successo ottenuto con il 41 gradi ci ha portato a prendere due decisioni. La prima è ampliare il 41 gradi, nella sua offerta come la conosciamo oggi, in una nuova ubicazione che stiamo studiando, in maniera che possiamo avere più spazio per i clienti attuali. La seconda è modificare il concetto attuale sofisticando l’offerta nel locale attuale. A partire dal 20 di ottobre dalle 19 alle 23 la cocteleria si convertirà in un piccolo ristorante di sedici coperti ai quali verrà servito un piccolo menu sorpresa elaborato da cuochi e barman in una fusione creativa dei due mondi in un ambiente speciale creato specificamente per accompagnare questa metamorfosi gastronomica. Il prezzo di questa esperienza gastronomica sarà comunicato nei prossimi giorni. A partire da mezzanotte e fino alle due della mattina manterremo l’attività abituale di cocteleria classica.”

Insomma, considerato che gli assaggi già serviti al 41 gradi erano sostanzialmente un estratto della prima parte del menu del Bulli (snacks e tapas, in alcuni casi anche le -giustappunto- metamorfosi del fine pasto) la cosa ha tutta l’aria di essere una forma “leggera” di ristorazione bulliana trasformata. Completamente diversa dal Tickets e più vicina alla cucina del Bulli, o perlomeno a parte di essa. Le prenotazioni, come da consuetudine, si effettuano solo online.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tickets di Adrià ma non avete mai osato chiedere

Tickets, il tanto atteso bar à tapas aperto da Albert Adrià a Barcelona, ha aperto i battenti. E -come di consueto- circolano già leggende e notizie da chi non c’è mai stato e ci vorrebbe andare. Essendoci stato questo weekend provo a dare un po’ di conferme e smentite:

– “Tickets è il tapas bar di Ferran Adrià”
Falso: Tickets è una creatura di Albert, il fratello, con la collaborazione dei titolari di Rias de Galicia, vicina marisqueria galiziana di chiara fama.

– “Tickets è il Bulli pret-a-porter”
Falso anche questo: del Bulli qui c’è poco se non nello spirito: tanto divertimento e poche tecniche. I piatti paradossalmente sono più vicini a quelli di Inopia (oggi Lolita) anche se qui, per adesso, niente crocchette e patatas bravas

– “Da Tickets si trovano alcuni piatti del menu di Adrià”
Falso? Mah, io non ne ho trovati, a parte qualche tecnica (la sferificazione con le olive e le meringhe di mela). La carta è divisa in piatti da “picoteo”, salumi di Joselito (sempre magnifici), un’intera sezione dedicata alle ostriche (anche cucinate), piccoli panini e/o bocconi golosi, piatti di mare e qualche piatto di terra (pochissima carne in senso stretto, però). Paradossalmente se si è in cerca di piattini e snack del Bulli è meglio andare nell’attigua cockteleria 41 dove si accompagnano ad ottimi cocktail. Ma non è una cena.

– “Da Tickets si spende poco”
Vero ma dipende. I prezzi vanno dai 3 ai 12euro circa (a tapa) e per mangiare decentemente non è difficile spenderne 50. Comunque in linea con i prezzi cittadini delle tapas di qualità. Insomma per la prima volta nella storia se si riesce a prenotare si può dire di essere stati in un “locale degli Adrià” spendendo meno di 200euro. Io ne ho spesi 78.

– “Finalmente si riesce a prenotare”
Vero, ma se si fa in fretta. Il democratico sistema di prenotazioni (non c’è telefono: solo su internet, prendendo il ticket, giusto e appunto) non permette di conoscere l’identità del prenotante prima di dare la disponibilità per quel giorno. In tanti hanno già prenotato ed è difficile trovare posto già per maggio.

– “Tickets è meglio di tanti stellati della città”
Falso: Tickets non è un ristorante e non è un’alternativa alle tavole stellate. È proprio un’altra cosa. È un bar a tapas!!

– “Da Tickets ci si diverte da matti”
Verissimo: Se c’è un grande insegnamento che il Tickets si porta dietro dal Bulli è quello della ristorazione come esperienza multisensoriale e divertente. Si lasciano alle spalle i pregiudizi, ci si siede e ci si diverte. Col palato, la vista e con le idee. Da matti.

Da Barcelona #4

Ci siamo. Tra pochi giorni dovrebbe iniziare la nuova
avventura barcellonese dei fratelli Adrià. Ben inteso: NON la
fondazione che segnerà l’evoluzione/trasformazione del Bulli di
Roses bensì il nuovo locale di tapas della Ciudad Condal. Se
continuità si vuole vedere qui la si deve cercare nell’ex Bar
Inopia oggi Lolita Taperia. La “Cocteleria 41” dovrebbe aprire già
martedì 11 mentre si dovrà aspettare ancora qualche giorno per il
“Tickets” (http://www.ticketsbar.es/en/prensa), ovvero il locale
creato insieme a quelli di Rias de Galicia, noto ristorante di
pesce (costosissimo) sito a pochi passi, in zona Poble Sec. Quindi,
ancora una volta, lontano dalla Rambla e dal turismo.

Da Barcelona #2

C’era una volta la Barcelona gastronomica. Quella di una dozzina di anni fa, quella in cui Ferran Adrià era ancora poco conosciuto. In quella città lì post-olimpionica e luccicante, sicuramente più bella di quella di oggi e soprattutto più piena di speranze, uno dei nomi di riferimento era Jean-Luc Figueras. Il suo (omonimo) ristorante campeggiava con la sua stella su tutte le guide e la sua -pur classicheggiante- era una delle cucine pre-innovative della città.

Jean-Luc, simpatico a tutti e maestro di molti ne ha viste un po’ di tutti i colori. Il suo ristorante non c’è già più, da anni, e lui è stato in giro per consulenze e incarichi vari da Sitges a Cadaques fino alle montagne della Vall d’Aran. Oggi ritorna a casa, nel centro di Barcelona. Addirittura al Mandarin Hotel. E vista così potrebbe sembrare un ritorno alla grande.

C’è un però. Al Mandarin c’è già il ristorante gastronomico di Carme Ruscalleda, il Moments. A Jean-Luc il compito di sovrintendere il Blanc, ovvero il (bellissimo, questo sì) spazio/giardino d’inverno in cui si mangia a tutte le ore del giorno, colazione inclusa. E quello di organizzare il room service. Insomma sarebbe un po’ come se chiedessero a Vissani di andare a fare lo chef del secondo ristorante dell’hotel in cui il numero uno è Pierangelini. Con la differenza che Carme e Jean-Luc sono buoni amici.

Insomma Figueras è tornato a casa ma un po’ sottovoce. Poi magari scopriremo che si mangia meglio al Blanc che al Moments…

BLANC de l’Hotel Mandarin

Passeig de Gràcia, 38-40

Barcelona

Tel. (+34) 931518888

prezzo medio: 50euro

(foto El Periodico)

Da Barcelona #1

(foto Gastronomiaycia.com)

Qualche giorno fa un caro amico mi ha detto: “mi mancano i tuoi Da Barcellona…”. In effetti qualche tempo fa sulla rivista per cui scrivevo tenevo una rubrica intitolata proprio “Da Barcellona” in cui raccontavo novità ed esperienze dalla capitale catalana. Tanto che molti pensavano mi fossi trasferito lì. Invece la mia è solo una passione e a Barcellona ci vado quando posso. Cioè fino ad adesso 67 volte. Le ho contate 🙂

Per la cronaca poi la rubrica fu brillantemente chiusa.

Dunque mi è venuta voglia di scrivere qui i miei racconti catalani, togliendo solo una “l” dal titolo, tanto per fare qualcosa di assolutamente diverso.

Comincio raccontando di un locale di cui qui da noi (e chissà perché poi…) si è parlato pochissimo. Il bar Inopia, ovvero il bar à tapas aperto da Albert Adrià (fratello di Ferran) e dal suo socio Joan. Un locale fantastico, dove venivano servite grandissime tapas di tradizione a prezzi modici. Per la serie Albert e Ferran non sono solo texturas e cucina d’avanguardia ma anche progetti rassicuranti e idee geniali. Stavolta di tradizione.

Già, ho scritto “venivano”. Perché Inopia, col nome con cui lo abbiamo conosciuto ha aperto nel 2006 e chiuso il 31 luglio del 2010. Dal 1 settembre al suo posto Joan (senza Albert) continua sostanzialmente la stessa avventura, ma con un altro nome: Lolita Taperia.

Ferran e Albert stanno invece lavorando al concept di un nuovo progetto di bar barcellonese che dovrebbe aprire a breve. Vi saprò dire.

Lolita Taperia

c/Tamarit 104 (metro Rocafort)

Barcelona

sui 20euro

Per un nuovo concetto di lusso #2 (Mandarin e W)

Negli ultimi due viaggi che ho fatto a Barcellona ho deciso di fare una visita in quelli che dovrebbero essere i due alberghi nuovi più sensazionali della città. Due marchi importanti e di gran moda aprono a Barcellona -mi sono detto- la scelgono come meta europea dopo Asia e USA, devo andare a vedere di cosa si tratta. E così sono stato al W Barcelona e al Mandarin Oriental.

Prima impressione: ormai si aprono alberghi che non sono ancora finiti (nel senso del completamento dei lavori). Poi mi hanno spiegato che è proprio così e che si chiama soft opening.

Seconda impressione: nei nuovi alberghi di lusso vanno i giovani e non gli anziani.

Terza: la qualità del servizio non appare come uno dei punti su cui si sono profusi gli sforzi maggiori. In questo non vedo progresso.

Quarta: si sta recuperando l’idea del grand hotel come luogo di riferimento e socializzazione per la città e questo è un bene.

Dopodiché ho visto e riflettuto su due modelli di lusso contemporaneo davvero contrapposti. Il W Barcelona sembra una enorme discoteca colorata e caotica in cui il vero valore è esserci. Sullo star bene si potrebbe discutere. Vista e terrazza magnifiche, colazione non male, servizio improbabile (ma sono tutti ragazzi e ragazze carine: sconcertante scoprire che la selezione avvenga anche in base a questo. Sembra di essere in un episodio di Twilight), ristorante Bravo24, di cui ho già parlato, non male. Le camere sono invece piccole e rimpinzate di bevande alcoliche (anche sotto gli asciugamani) che invitano a prepararsi un cocktail da soli. Per non parlare del fatto che l’edificio ha un impatto architettonico quantomeno discutibile. Ma Barcellona è vuota e qui le 400 camere sono quasi tutte piene, a 300 e più euro a notte. Tant’è.

Il Mandarin è decisamente più tranquillo. Su Paseig de Gracia si propone evidentemente con un modello un po’ più borghese e rassicurante, anche se poi nel giardino trovi giovani simili a quelli del W. Per la serie qui ci si viene per essere visti. Il design è originale e giocato molto sul bianco, il che rende complessivamente riposante e godibile la luce. Le stanze, anche qui, non sono molto grandi ma sicuramente più confortevoli e meglio pensate. La colazione è notevole anche se il servizio non altrettanto, di ristoranti ce ne sono tre e il più famoso è quello di Raul, figlio di Carme Ruscalleda. Tutto l’albergo è profumato con essenze che quasi stordiscono ma tutto sommato non dispiacciono.

Conclusione? Mandarin batte W 3-0 perché credo sia lontano da me anni luce il lusso di un hotel la cui esclusività è più o meno quella della discoteca con il cordone gestito dal buttafuori e dai P.R. con la lista invitati in mano. Detto questo in entrambi mi sarebbe piaciuto vedere altro: trovare maggiore precisione, stile, atmosfera, scelte diverse nell’architettura, nei cibi e nei materiali usati.

Guida (nuova) di Barcelona #1

Cominciano le giornate di sole, arriva la primavera e tutti vanno a Barcelona (e mi chiamano).

Barcelona resta una città senza mezze misure: negli odori, nei colori, nei suoi modi di mangiare, nel suo essere ordinata e caotica, nordica e mediterranea. Ed è un posto divertentissimo per mangiare.

Ora, io pima o poi una guida di Barcelona la scriverò (anche solo per fornirla a tutti quelli che mi chiedono dritte), per intanto però mi preme dare qualche aggiornamento a quelli che sono rimasti all’Estrella de Plata, che ha chiuso da più di cinque anni, sob 🙁

La Ciutat Comtal è piena di buoni indirizzi, soprattutto sul versante innovativo. Dove per innovativo però non si intende soltanto la cucina molecolare o tecnoemozionale (che razza di definizioni!) ma una formula nuova per proporre cose già conosciute o una cucina dai prodotti locali reinterpretati. Difficile trovare una buona trattoria, insomma.

Tra le ultime aperture, oltre al Bravo24 di Abellan che ha completato la sagra dei 24 (dopo Tapaç e Comerç) ce ne sono diverse altre da appuntare sul carnet:

Per gli amanti delle tapas e delle porzioni poco impegnative, oltre ad Inopia (atmosfera fantastica, sgabelli e cibi semplici e perfetti) e al sopracitato Tapaç24 (entrambi fanno cucina tradizionale e sono ormai aperti da qualche anno) bisogna tener conto della nuova gestione del Vivanda by Jordi Vilà. La nouvelle vague della cucina tradizionale fatta dagli avanguardisti della prima ora, insomma. Nel caso del Vivanda lo sforzo è quello di una maggiore catalanità nei piatti che non sono proprio tapas. In tutti e tre si spendono meno di 30euro. Il Vivanda è anche aperto la domenica a pranzo (a Barcellona la domenica è tutto chiuso!!!) e ha una bella terrazza. Detto questo (non è nuovo ma non lo conosce nessun italiano) il mio erede virtuale dell’Estrella è la Taberna del Clinic, posto bruttino e angusto ma materie prime uniche.

Per quanto concerne le recenti aperture dal valido rapporto qualità/prezzo (cucina ragionata e complessa sui 50) il mio preferito è senz’altro il Gresca di Rafa Penya. Materie prime impeccabili, cucina di impostazione classica ma dalle cotture attente, menu degustazione solo su prenotazione (ma prenotatelo!). Per me uno dei migliori best buy d’Europa. Ad un’incollatura il Coure, vicino alla Diagonal. Ambiente peraltro molto accogliente e tavoli ampli e ben preparati. La cucina è un filo più creativa di quella di Rafa.

Ma la vera grande apertura degli ultimi anni è per me il Dos Palillos di Albert Raurich. Albert era uno dei due secondi di cucina del Bulli e in questo posto (alla base dell’hotel Casa Camper) c’era un orrido e ammiccante fast food alternativo. Albert lo ha ripreso, trasformato e ha creato il posto che tutti sognano: un bar di tapas dal servizio perfetto in un ambiente semplice in cui vedi i cuochi cucinare ma nessuno fa show inutili e il prezzo è quello giusto. La cucina? Senza confini: un mix prezioso di catalanità dei prodotti, idee, tecniche orientali, gioco e gusto. Il ristorante contemporaneo, senza timori di rompere gli schemi.

Altro posto mitico è il Koy Shunka (che credo in giapponese voglia dire qualcosa del tipo: di più Shunka). E’ il secondo ristorante di quelli dello Shunka vicino alla Catedral, uno dei ristoranti giapponesi più interessanti che ci fossero (e c’è ancora) in circolazione. Questo Koy ne è l’evoluzione: design modernissimo e affascinante ed una cucina che -se il Dos Palillos parte dalla Catalogna per sconfinare in oriente- qui parte dal Giappone e sconfina nella nuova cucina catalana. Fatto sta che mangiare merluzzo nero qui è un’esperienza da non perdere. Così come il menu nigiri. Il prezzo è sui 60euro vini esclusi.

Poi ci sarebbe anche la nuova apertura di Raùl, figlio di Carme Ruscalleda, al Mandarin di Barcellona. Ma non ci sono ancora andato. E allora per adesso mi fermo qui anche se ci sarebbero altri posti. Magari scrivo ancora…