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Enigma, il non ristorante di Adrià

Il racconto dettagliato di una delle primissime esperienze nel nuovo progetto gastronomico di Albert Adrià.

Se Enigma era, Enigma è rimasto. La sensazione alla prima visita del nuovo ristorante di Albert Adrià, fratello di Ferran, è quella di un luogo complesso che non si svela ancora del tutto in attesa di prendere ulteriori forme. Se era difficile a suo tempo confrontare El Bulli con altri ristoranti di alto livello risulta oggi improbabile, se non impossibile, concepire l’Enigma come un ristorante, per il rischio di non comprenderne il senso. Continua a leggere

Oltre El Bulli, o dell’originalità di Dos Pebrots

Dalle mani di Albert Raurich nasce una cucina inedita. Dove? Al Dos Pebrots di Barcellona.

Di tutte le esperienze gastronomiche più recenti non c’è dubbio che quella proposta da Albert Raurich sia una delle più originali. I “bullisti” della prima ora lo ricorderanno a Roses in forza alle cucine di Adrià, di cui fu il timoniere per una decina d’anni. Ma il Bulli ha chiuso da più di cinque anni e dunque molti si chiederanno giustamente chi sia. Dunque ripartiamo dalla sua personale avventura barcellonese, il Dos Palillos (due bacchette, in spagnolo) che ha saputo fondere cultura catalana, anima (e tecnica) bulliniana e cultura giapponese per un’esperienza di tapas d’autore che è diventata oramai famosa. E premiata. Continua a leggere

Straripante Barcellona

La città catalana segna un boom turistico senza precedenti grazie a servizi che funzionano, mare, arte e gastronomia.

C’è qualcosa di più nella battaglia che Barcellona ha cominciato “contro” il turismo. Non c’è solo un problema di tasse di soggiorno non pagate e autorizzazioni all’uso degli appartamenti. Non è l’ennesimo braccio di ferro fra modelli di economia consolidata e sharing economy, stile Uber e AirBnb. Era sufficiente fare un salto in città a Ferragosto (perché il problema non è affatto spagnolo né catalano ma investe solo la capitale della Catalogna) per trovare un fully-booked impressionante e, soprattutto, mai visto prima. Continua a leggere

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tickets di Adrià ma non avete mai osato chiedere

Tickets, il tanto atteso bar à tapas aperto da Albert Adrià a Barcelona, ha aperto i battenti. E -come di consueto- circolano già leggende e notizie da chi non c’è mai stato e ci vorrebbe andare. Essendoci stato questo weekend provo a dare un po’ di conferme e smentite:

– “Tickets è il tapas bar di Ferran Adrià”
Falso: Tickets è una creatura di Albert, il fratello, con la collaborazione dei titolari di Rias de Galicia, vicina marisqueria galiziana di chiara fama.

– “Tickets è il Bulli pret-a-porter”
Falso anche questo: del Bulli qui c’è poco se non nello spirito: tanto divertimento e poche tecniche. I piatti paradossalmente sono più vicini a quelli di Inopia (oggi Lolita) anche se qui, per adesso, niente crocchette e patatas bravas

– “Da Tickets si trovano alcuni piatti del menu di Adrià”
Falso? Mah, io non ne ho trovati, a parte qualche tecnica (la sferificazione con le olive e le meringhe di mela). La carta è divisa in piatti da “picoteo”, salumi di Joselito (sempre magnifici), un’intera sezione dedicata alle ostriche (anche cucinate), piccoli panini e/o bocconi golosi, piatti di mare e qualche piatto di terra (pochissima carne in senso stretto, però). Paradossalmente se si è in cerca di piattini e snack del Bulli è meglio andare nell’attigua cockteleria 41 dove si accompagnano ad ottimi cocktail. Ma non è una cena.

– “Da Tickets si spende poco”
Vero ma dipende. I prezzi vanno dai 3 ai 12euro circa (a tapa) e per mangiare decentemente non è difficile spenderne 50. Comunque in linea con i prezzi cittadini delle tapas di qualità. Insomma per la prima volta nella storia se si riesce a prenotare si può dire di essere stati in un “locale degli Adrià” spendendo meno di 200euro. Io ne ho spesi 78.

– “Finalmente si riesce a prenotare”
Vero, ma se si fa in fretta. Il democratico sistema di prenotazioni (non c’è telefono: solo su internet, prendendo il ticket, giusto e appunto) non permette di conoscere l’identità del prenotante prima di dare la disponibilità per quel giorno. In tanti hanno già prenotato ed è difficile trovare posto già per maggio.

– “Tickets è meglio di tanti stellati della città”
Falso: Tickets non è un ristorante e non è un’alternativa alle tavole stellate. È proprio un’altra cosa. È un bar a tapas!!

– “Da Tickets ci si diverte da matti”
Verissimo: Se c’è un grande insegnamento che il Tickets si porta dietro dal Bulli è quello della ristorazione come esperienza multisensoriale e divertente. Si lasciano alle spalle i pregiudizi, ci si siede e ci si diverte. Col palato, la vista e con le idee. Da matti.

Corrida

In questi giorni si parla della vittoria degli animalisti per l’abolizione della corrida in Catalogna. Per legge. Peccato (o forse no) che si tratti invece di una vittoria dei nazionalisti catalani. Cosa che qui da noi nessuno scrive. Catalanisti che desiderano solo smarcarsi da Madrid e dallo stato centrale e che vedono nell’abolizione di un’icona castigliana e andalusa un passo ulteriore. Degli animali non gliene frega granché: fosse stata una tradizione locale l’avrebbero difesa coi denti.

La cosa più interessante però è che -considerato che qui in Italia si fa un gran parlare di federalismo- nessun media commenti mai quello che accade a Barcellona. Dove, in una terra a pochi chilometri dai nostri confini e che noi italiani frequentiamo moltissimo, negli ultimi anni si è sviluppato un sentimento identitario fortissimo dai risvolti politici quantomento da studiare, anche perché il 70% del parlamento catalano si rifà a concetti riconducibili a identità e secessione. Ma nessuno qui ne scrive o ne ha scritto, come invece si fa del Barça. Quasi nessuno ha scritto, per esempio, che un milione e mezzo di persone ha manifestato il 10 luglio scorso (il giorno prima della finale dei mondiali!) al grido di “puta Espana!”. E se il giorno dopo una (piccola) parte di questi ha festeggiato, lo ha fatto gridando “il Barça ha vinto i mondiali” rivendicando sette giocatori su undici. Ridicolo o no è un dato di fatto, ma di questo qua non si parla.

E molti italiani continuano, soprattutto in estate, ad atterrare a Barcellona con la camicia a fiori, gli occhiali da sole, gridando “Olé”, in cerca di paella, nacchere e flamenco. Un po’ come se qualcuno cercasse una tarantella a Bolzano.

Ultime da Barcellona

Cambia aria in Catalogna? Si, anzi sembra di no. Le ultime da quel laboratorio politico-gastronomico che è Barcellona dicono di una pesante crisi che sta influenzando solo in parte il percorso della nuova gastronomia e dello sviluppo della ristorazione. Che comunque non si ferma.

Qualche novità c’è o c’è stata: l’uscita dalle cucine del mega (costosissimo) progetto ABAC del bistellato Xavier Pellicer. Ma la crisi non c’entra. Motivi personali, o penali, non è ancora chiaro. Al suo posto si vocifera stia per arrivare da Valencia l’altro bistellato Quique Dacosta. Scambio alla pari.

Così come l’apertura di due ristoranti d’albergo (all’interno di due nuovi hotel di lusso): il Moments di Carme Ruscalleda (in cucina suo figlio Raul) al Mandarin e il Bravo 24 al W Barcelona, detto anche “l’hotel vela”, vero obrobrio architettonico per i catalani (ha devastato lo skyline della città, sulla spiaggia), che debbo confessare però fa venire una gran voglia di guardare il mare dalla finestra di una delle stanze.

Bravo 24 (così come Comerç 24 prima e Tapaç24 subito dopo) è il nome scelto da Carles Abellan (per chi non lo avesse capito tutti i ristoranti con il 24 sono suoi) per una brutta copia dell’asador alla basca. Un po’ alla Etxebarri, per capirci. E anche se la copia non è una meraviglia (meno proposte, servizio disorganizzatissimo, mancanza di atmosfera) la scelta di carni da una carta ricca (almeno 15 tra tagli e razze diverse) offre la possibilità di un pranzetto alla brace niente male. E neanche troppo caro. Bella idea. Così come buona trovata è il cespo di lattuga alla brace con salsa all’aglio. Croccante, gustoso, ottima apertura di pranzo. Una di quelle cose semplici, quasi banali, che proprio non si capisce perché nessuno però abbia mai il coraggio di proporre.

Bravo 24

Plaça Rosa del Vents 1

Barcelona

tel. (+34) 932952636

prezzo medio: 55euro (vini esclusi)