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Da Barcelona #5 (Il Bulli c’è ma non si vede)

La notizia non l’ha ripresa quasi nessuno, ma è una notizia: apre un Bulli pret-à-porter. Attenzione, non il Tickets bar-à-tapas di Albert Adrià ma la conversione dell’attigua Cocteleria 41 gradi.

Il comunicato dice:

METAMORPHOSIS

Il successo ottenuto con il 41 gradi ci ha portato a prendere due decisioni. La prima è ampliare il 41 gradi, nella sua offerta come la conosciamo oggi, in una nuova ubicazione che stiamo studiando, in maniera che possiamo avere più spazio per i clienti attuali. La seconda è modificare il concetto attuale sofisticando l’offerta nel locale attuale. A partire dal 20 di ottobre dalle 19 alle 23 la cocteleria si convertirà in un piccolo ristorante di sedici coperti ai quali verrà servito un piccolo menu sorpresa elaborato da cuochi e barman in una fusione creativa dei due mondi in un ambiente speciale creato specificamente per accompagnare questa metamorfosi gastronomica. Il prezzo di questa esperienza gastronomica sarà comunicato nei prossimi giorni. A partire da mezzanotte e fino alle due della mattina manterremo l’attività abituale di cocteleria classica.”

Insomma, considerato che gli assaggi già serviti al 41 gradi erano sostanzialmente un estratto della prima parte del menu del Bulli (snacks e tapas, in alcuni casi anche le -giustappunto- metamorfosi del fine pasto) la cosa ha tutta l’aria di essere una forma “leggera” di ristorazione bulliana trasformata. Completamente diversa dal Tickets e più vicina alla cucina del Bulli, o perlomeno a parte di essa. Le prenotazioni, come da consuetudine, si effettuano solo online.

La cucina non sarà più la stessa

Della chiusura del Bulli si è scritto e si sta scrivendo, in questi giorni. Lo hanno fatto decine di giornalisti in tutto il mondo e qui da noi.

Il 31 luglio il ristorante El Bulli cesserà di esistere, perlomeno così come lo abbiamo conosciuto. E in assoluto come ristorante. Non c’è da disperarsi, però: la trasformazione in fondazione privata tanto voluta da Adrià produrrà nuova vita e un bel laboratorio di pensiero e di novità.

Resta un fatto. Non è vero che dal 31 luglio la cucina spagnola non sarà più la stessa. Troppo poco: dall’agosto del 2011 esisterà un prima e un dopo per l’intera cucina occidentale (tanto per volare basso). Lo stimolo dato dal genio catalano non sarà più quello di un ristoratore capace di influenzare le tendenze della nuova cucina a livello mondo ma sarà un’altra cosa.

La capacità di Adrià di incidere sui cambiamenti degli ultimi anni è stata enorme. E non è un fatto spagnolo. Piuttosto si è definito con il termini “spagnolo” e “cucina spagnola” fenomeni di avanguardia culinaria che erano propri di un leader e di un movimento. Che ha toccato soprattutto il mondo dell’alta cucina -è vero- ma che a livello economico e culturale ha saputo andare molto oltre. Fino a entrare nella comunicazione turistica a fianco di grande opere artistiche o a smuovere il più seguito programma televisivo, persino nel nostro paese. E comunque quando si parte dall’alta cucina si arriva poi ad influenzare l’intero modo di mangiare. Non è tutto così chiaro adesso ma lo sarà. Non è un caso se oggi anche in trattoria le salse sono alleggerite, l’occhio vuole la sua parte e le porzioni arrivano al piatto e non su grandi vassoi da sporzionare. Proprio come teorizzavano negli anni ’70 quelli della nouvelle cuisine. Tranquilli, non mangeremo spume, ma -ad esempio- è anche grazie a Ferran se oggi molti cuochi danno la stessa dignità ad una patata e ad un tartufo. Anche perché il cambiamento nato in Catalogna è figlio di un contesto sociale ed economico. Come ben osserva il mio amico Philippe Regol. Mi era capitato di scrivere sullo stesso concetto anni fa.

Quindi con la chiusura del Bulli ristorante si chiuderà un’epoca. E se ne aprirà un’altra. Quale sarà ancora è da capire. Post-avanguardia? Di certo buona parte di questo movimento rimarrà come stile, come modo di pensare, come sistema creativo. Molto altro invece sparirà, come a volte scoppiano le bolle di sapone. E si farà anche un po’ di pulizia. Nelle idee e nelle forme.

Io sono curioso e fiducioso. Convinto che il cambiamento che ci ha portato da una cucina borghese statica ad un interesse diffuso per la buona cucina sia una strada dalla quale non si torna indietro. Facendo tesoro del superamento di inutili contrapposizioni come quella fra tradizione ed innovazione, che oggi ha sempre meno significato. E convinto che bene come oggi, al ristorante, non si sia mai mangiato.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tickets di Adrià ma non avete mai osato chiedere

Tickets, il tanto atteso bar à tapas aperto da Albert Adrià a Barcelona, ha aperto i battenti. E -come di consueto- circolano già leggende e notizie da chi non c’è mai stato e ci vorrebbe andare. Essendoci stato questo weekend provo a dare un po’ di conferme e smentite:

– “Tickets è il tapas bar di Ferran Adrià”
Falso: Tickets è una creatura di Albert, il fratello, con la collaborazione dei titolari di Rias de Galicia, vicina marisqueria galiziana di chiara fama.

– “Tickets è il Bulli pret-a-porter”
Falso anche questo: del Bulli qui c’è poco se non nello spirito: tanto divertimento e poche tecniche. I piatti paradossalmente sono più vicini a quelli di Inopia (oggi Lolita) anche se qui, per adesso, niente crocchette e patatas bravas

– “Da Tickets si trovano alcuni piatti del menu di Adrià”
Falso? Mah, io non ne ho trovati, a parte qualche tecnica (la sferificazione con le olive e le meringhe di mela). La carta è divisa in piatti da “picoteo”, salumi di Joselito (sempre magnifici), un’intera sezione dedicata alle ostriche (anche cucinate), piccoli panini e/o bocconi golosi, piatti di mare e qualche piatto di terra (pochissima carne in senso stretto, però). Paradossalmente se si è in cerca di piattini e snack del Bulli è meglio andare nell’attigua cockteleria 41 dove si accompagnano ad ottimi cocktail. Ma non è una cena.

– “Da Tickets si spende poco”
Vero ma dipende. I prezzi vanno dai 3 ai 12euro circa (a tapa) e per mangiare decentemente non è difficile spenderne 50. Comunque in linea con i prezzi cittadini delle tapas di qualità. Insomma per la prima volta nella storia se si riesce a prenotare si può dire di essere stati in un “locale degli Adrià” spendendo meno di 200euro. Io ne ho spesi 78.

– “Finalmente si riesce a prenotare”
Vero, ma se si fa in fretta. Il democratico sistema di prenotazioni (non c’è telefono: solo su internet, prendendo il ticket, giusto e appunto) non permette di conoscere l’identità del prenotante prima di dare la disponibilità per quel giorno. In tanti hanno già prenotato ed è difficile trovare posto già per maggio.

– “Tickets è meglio di tanti stellati della città”
Falso: Tickets non è un ristorante e non è un’alternativa alle tavole stellate. È proprio un’altra cosa. È un bar a tapas!!

– “Da Tickets ci si diverte da matti”
Verissimo: Se c’è un grande insegnamento che il Tickets si porta dietro dal Bulli è quello della ristorazione come esperienza multisensoriale e divertente. Si lasciano alle spalle i pregiudizi, ci si siede e ci si diverte. Col palato, la vista e con le idee. Da matti.

elBullifoundation

Dopo tante cavolate sentite in giro sulla chiusura del Bulli finalmente Adrià oggi, martedi 25/01/11 alle 13 annuncia sul palcoscenico di Madrid Fusión (lo stesso della conferenza stampa dell’anno scorso) quello che farà del suo futuro.

Una fondazione.
E perché? Per avere libertà (totale) di creare. Punto e basta.

Da Barcelona #4

Ci siamo. Tra pochi giorni dovrebbe iniziare la nuova
avventura barcellonese dei fratelli Adrià. Ben inteso: NON la
fondazione che segnerà l’evoluzione/trasformazione del Bulli di
Roses bensì il nuovo locale di tapas della Ciudad Condal. Se
continuità si vuole vedere qui la si deve cercare nell’ex Bar
Inopia oggi Lolita Taperia. La “Cocteleria 41” dovrebbe aprire già
martedì 11 mentre si dovrà aspettare ancora qualche giorno per il
“Tickets” (http://www.ticketsbar.es/en/prensa), ovvero il locale
creato insieme a quelli di Rias de Galicia, noto ristorante di
pesce (costosissimo) sito a pochi passi, in zona Poble Sec. Quindi,
ancora una volta, lontano dalla Rambla e dal turismo.

Stelle spagnole

STELLE MICHELIN SPAGNA – PORTOGALLO

I 3 stelle sono confermati (Akelare, Arzak, El Bulli, El Celler de Can Roca, Martin Berasategui, Can Fabes, Sant Pau)

Passano a 2 stelle:
Azurmendi (Larrabetzu, Vizcaya), Eneko Atxa.
Calima (Marbella), Dani Garcia.
Ramón Freixa (Madrid) Ramón Freixa.
Miramar, (Llançà, Girona) Paco Pérez.

Passano a 1 stella:
Caelis (Hotel Palace di Barcellona).
Two Skies (Hotel Me Barcellona).
Moments (Hotel Mandarin Barcellona).
Hisop, Ivern Oriol.
Ferrero-Morales Paco (Bocairent).
Gadus (Cala D’Or), Mallorca).
Alborada (A Coruña).
Vendita Moncalvillo (Aroca Rioja).
Mirador de Ulia (Donostia).
Hilton Zaranda Satorre (Llucmajor, Mallorca).
Kabuki (Madrid).
A West (Puerto de Santa María).
Santo (Catedral Hotel Eme, Siviglia).
Capritx (Terrassa).
Arrop (Valencia).
Maruja Limón (Vigo).
Ikea (Vitoria-Gasteiz).

Passa da 2 a 1 stella:
Abac (Barcellona).

Perdono la stella:
Hispania (Arenys de Mar).
Freixa (Barcellona).
L’Eremita (Benavente).
Pardo (A Coruña).
Arrop (Gandia).
Vivaldi (León).
Sieve (Madrid).
Altair (Merida).
El gazebo Salvador (Moralzarzal, Madrid).
Plat D’Or (Mallorca).
Tragabuches (Ronda, Malaga).
Casa Marcelo (Santiago de Compostela).
Tàpies (La Seu d’Urgell).
El Cingle (Vacarisses, Barcellona).
El Rincon de Antonio (Zamora).

Promesse per le due stelle nel 2012: El Club Allard (Madrid) e Solla (Pontevedra).

Promesse per una stella: Rodrigo de la Calle (Aranjuez, Madrid).

(grazie a Bob per la segnalazione)

Da Barcelona #1

(foto Gastronomiaycia.com)

Qualche giorno fa un caro amico mi ha detto: “mi mancano i tuoi Da Barcellona…”. In effetti qualche tempo fa sulla rivista per cui scrivevo tenevo una rubrica intitolata proprio “Da Barcellona” in cui raccontavo novità ed esperienze dalla capitale catalana. Tanto che molti pensavano mi fossi trasferito lì. Invece la mia è solo una passione e a Barcellona ci vado quando posso. Cioè fino ad adesso 67 volte. Le ho contate 🙂

Per la cronaca poi la rubrica fu brillantemente chiusa.

Dunque mi è venuta voglia di scrivere qui i miei racconti catalani, togliendo solo una “l” dal titolo, tanto per fare qualcosa di assolutamente diverso.

Comincio raccontando di un locale di cui qui da noi (e chissà perché poi…) si è parlato pochissimo. Il bar Inopia, ovvero il bar à tapas aperto da Albert Adrià (fratello di Ferran) e dal suo socio Joan. Un locale fantastico, dove venivano servite grandissime tapas di tradizione a prezzi modici. Per la serie Albert e Ferran non sono solo texturas e cucina d’avanguardia ma anche progetti rassicuranti e idee geniali. Stavolta di tradizione.

Già, ho scritto “venivano”. Perché Inopia, col nome con cui lo abbiamo conosciuto ha aperto nel 2006 e chiuso il 31 luglio del 2010. Dal 1 settembre al suo posto Joan (senza Albert) continua sostanzialmente la stessa avventura, ma con un altro nome: Lolita Taperia.

Ferran e Albert stanno invece lavorando al concept di un nuovo progetto di bar barcellonese che dovrebbe aprire a breve. Vi saprò dire.

Lolita Taperia

c/Tamarit 104 (metro Rocafort)

Barcelona

sui 20euro