Slow Wine e i suoi fratelli

Se l’anno scorso, con il numero zero, non è stata facile, quest’anno i progetti ambiziosi erano una sfida ancora più grande. Slow Wine, la guida ai vini di Slow Food Editore, doveva mettere il naso fuori dall’Italia. E accreditarsi. Un po’ di scaramanzia e tanto lavoro e non abbiamo gridato in giro quello che stiamo facendo. Oggi possiamo farlo. Continua a leggere

Le guide e le App: il caso Osterie

Le guide, la carta vs. il web, il 2.0. Dibattito apertissimo e ricco di spunti. Tra questi, da editore, devo dire che il fronte applicazioni per smartphone -e più in particolare l’Apple Store- sono di fatto il primo approdo concretamente redditizio per le nuove guide. Inventate di fatto per essere un modo concreto per bypassare il problema della reticenza agli acquisti su internet i piccoli acquisti “oneclick” inventati dalla casa di Cupertino. Di fatto con l’Iphone gli acquisti si fanno, eccome. Continua a leggere

le nuove Osterie d’Italia

Avevamo in mano un lavoro straordinario e l’impresa era ardua: crescere e migliorarsi senza stravolgere nulla del patrimonio costruito negli anni. La guida Osterie d’Italia 2012 volevamo fosse una guida nuova e al tempo stesso -si perdoni la ripetizione- sempre la stessa guida. La principale novità è forse che abbiamo adeguato il nostro sguardo. Per farlo il primo intervento è stato rinnovare la guida graficamente dentro e fuori: abbiamo da un lato rafforzato l’identità interna – mantenendo il colore di copertina che da qualche anno contraddistingue Osterie d’Italia – ed esterna dando anche a Osterie l’aspetto delle altre guide slow inaugurato lo scorso anno con Slow Wine. Dall’altro abbiamo modificato la grafica delle schede con nuovi simboli e nuovi colori, un nuovo carattere, e una maggior pulizia; quella delle cartine che abbiamo reso più precise; quella degli inserti che abbiamo distinto con maggior forza dalle schede di osterie, rendendoli più leggeri e dando più valore alle loro introduzioni che sono fondamentali per raccontare realtà spesso poco conosciute. Continua a leggere

L’altro mondo

Dopo due anni di lavoro, di cui uno particolarmente dedicato alla guida Osterie d’Italia posso dirlo: esiste un altro mondo. Osservazione ovvia, certo. Ma quello che mi ha colpito -è arrivato il momento dell’outing- è che questo mondo lo conoscevo troppo poco. Il mondo della cucina tradizionale, della trattoria, dell’osteria, del nostro passato, quello che pensiamo di conoscere. Tutti, come quando ci sentiamo allenatori della nazionale dopo la partita. Il mondo di una ristorazione fatta di sistemi e valori diversi, di microeconomie, di rapporto con il territorio, di ripensamento in chiave nuova di quella che è l’identità italiana. Un mondo che –mi permetto di dire– conoscono bene davvero in pochi. Continua a leggere

In bocca al lupo, Niko!

Ricordo perfettamente la prima volta che parlai con Niko Romito che, intervistato, raccontava la sua emozione ad aver potuto lavorare -cuoco alle prime armi com’era- in aiuto di Fulvio Pierangelini, una sera in Abruzzo. Sono certo che la modestia e lo stile di quel racconto sarebbero gli stessi, oggi, a due anni, due stelle e tanti passi di distanza. Perché Niko è anche questo, oltre che un grande chef-imprenditore: un uomo sensibile e onesto, caratterizzato da uno stile e da una modestia più unici che rari. Continua a leggere

Una settimana da studenti

Nel mare delle cose da fare in quest’agosto guidaiolo (come peraltro tutti i miei agosto da alcuni anni a questa parte) mi sono concesso una pausa. Una meravigliosa pausa, accompagnando un piccolo gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in un viaggio didattico a Roma. E ancora una volta ho pensato quanto sia illuminante e proficuo per me confrontarmi con chi ha vent’anni di meno. Banale quanto vero. Continua a leggere

La cucina non sarà più la stessa

Della chiusura del Bulli si è scritto e si sta scrivendo, in questi giorni. Lo hanno fatto decine di giornalisti in tutto il mondo e qui da noi.

Il 31 luglio il ristorante El Bulli cesserà di esistere, perlomeno così come lo abbiamo conosciuto. E in assoluto come ristorante. Non c’è da disperarsi, però: la trasformazione in fondazione privata tanto voluta da Adrià produrrà nuova vita e un bel laboratorio di pensiero e di novità.

Resta un fatto. Non è vero che dal 31 luglio la cucina spagnola non sarà più la stessa. Troppo poco: dall’agosto del 2011 esisterà un prima e un dopo per l’intera cucina occidentale (tanto per volare basso). Lo stimolo dato dal genio catalano non sarà più quello di un ristoratore capace di influenzare le tendenze della nuova cucina a livello mondo ma sarà un’altra cosa.

La capacità di Adrià di incidere sui cambiamenti degli ultimi anni è stata enorme. E non è un fatto spagnolo. Piuttosto si è definito con il termini “spagnolo” e “cucina spagnola” fenomeni di avanguardia culinaria che erano propri di un leader e di un movimento. Che ha toccato soprattutto il mondo dell’alta cucina -è vero- ma che a livello economico e culturale ha saputo andare molto oltre. Fino a entrare nella comunicazione turistica a fianco di grande opere artistiche o a smuovere il più seguito programma televisivo, persino nel nostro paese. E comunque quando si parte dall’alta cucina si arriva poi ad influenzare l’intero modo di mangiare. Non è tutto così chiaro adesso ma lo sarà. Non è un caso se oggi anche in trattoria le salse sono alleggerite, l’occhio vuole la sua parte e le porzioni arrivano al piatto e non su grandi vassoi da sporzionare. Proprio come teorizzavano negli anni ’70 quelli della nouvelle cuisine. Tranquilli, non mangeremo spume, ma -ad esempio- è anche grazie a Ferran se oggi molti cuochi danno la stessa dignità ad una patata e ad un tartufo. Anche perché il cambiamento nato in Catalogna è figlio di un contesto sociale ed economico. Come ben osserva il mio amico Philippe Regol. Mi era capitato di scrivere sullo stesso concetto anni fa.

Quindi con la chiusura del Bulli ristorante si chiuderà un’epoca. E se ne aprirà un’altra. Quale sarà ancora è da capire. Post-avanguardia? Di certo buona parte di questo movimento rimarrà come stile, come modo di pensare, come sistema creativo. Molto altro invece sparirà, come a volte scoppiano le bolle di sapone. E si farà anche un po’ di pulizia. Nelle idee e nelle forme.

Io sono curioso e fiducioso. Convinto che il cambiamento che ci ha portato da una cucina borghese statica ad un interesse diffuso per la buona cucina sia una strada dalla quale non si torna indietro. Facendo tesoro del superamento di inutili contrapposizioni come quella fra tradizione ed innovazione, che oggi ha sempre meno significato. E convinto che bene come oggi, al ristorante, non si sia mai mangiato.

Settimane del Gusto 2011 (la vendetta)

L’anno scorso mi sono molto divertito a riprendere le fila di un evento che tanto aveva contato nel mio percorso: le Settimane del Gusto. Ovvero la possibilità per un giovane sotto i 25anni di conoscere ed esplorare tavole ambite e rinomate grazie alla proposta di un menu speciale a prezzo contenuto da parte dei ristoratori. Quello che ne era uscito fuori -per me e per molti- all’inizio degli anni ’90 era stato un modo per scoprire ed elaborare contenuti nuovi, non solo per andare in un grande ristorante pagando meno. Tant’è che probabilmente quel passaggio è stato uno dei fondamentali per poter poi decidere un giorno di dedicarsi davvero a questo settore.

Quest’anno le Settimane del Gusto, da domani al 16 di maggio, camminano con i propri piedi. Quelli di un gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che ne hanno preso le redini organizzando la nuova edizione. Che si caratterizza peraltro dal percorso tematico denominato “Oltre il Piatto“: aperitivi a tema con lo chef, pranzi e cene direttamente in cucina, visite tematiche e molto altro ancora. Della serie: se aderite cercate di entrare in contatto davvero con questi ragazzi, possono essere una grande risorsa per voi e voi per loro.

Alcune di queste esperienze saranno poi oggetto di lavoro, di racconto, di ragionamento su nuovi modelli e modalità narrative che un giovane (vero) può scegliere per raccontare quello che ha vissuto. E come vede lui questo mondo. Magari ne scopriremo delle belle.

Per intanto dedico le Settimane di quest’anno a quei ristoratori che non hanno aderito perché non se la sono sentita di abbassare troppo il prezzo. “Sapete in fondo da noi si spendono anche 300euro e quindi….”. In bocca al lupo!

Una mezza giornata con Bottura

La foto è bella perché è quella di un gruppo affiatato e curioso che si muove coeso. Ed è la degna conclusione di qualche interessantissima ora passata insieme a Massimo Bottura a Por(c)o ma Buono a Parma. Tempo che abbiamo passato a condividere pensieri e passioni relative al mondo della cucina e della produzione. E in cui mi è stato chiaro (ma lo era già) quanto il nostro leader Maximo stia facendo per il bene della nuova cucina italiana. La sua è capace di mettere al centro il territorio come nessuna. E questo, che per molti è un valore e per altri può non esserlo, è certamente nuovo: che un grande cuoco italiano contemporaneo possa ragionare di futuro partendo soprattutto dal passato e dal proprio contesto è una novità. Che la tecnica sia a servizio del sapore non lo è ma nel caso di Bottura è giustificata solo quando aggiunge alla tradizione. Insomma non ci sono scorciatoie né si possono usare alibi.

Una visione responsabile e impegnativa. Perché quello che possono fare per il proprio contesto un cuoco e la cassa di risonanza di un ristorante importante è molto e aiuta laddove istituzioni ed economia non sempre funzionano. Osservando il lavoro fatto oggi all’Osteria Francescana si passa in rassegna una lista di nomi, di prodotti, di artigiani, di facce che dicono molto. Bottura e i suoi riescono a mettere insieme contemporaneità e contaminazione, tradizione e territorio. Senza contraddizioni. E raccontano del loro rapporto con le cose, le persone, le scoperte. Di come mettono insieme i pezzi di un puzzle che si era frantumato. Del fatto che non c’è niente che si possa fare senza guardare avanti ma che loro hanno voglia di farlo partendo da basi solide di conoscenza. Non c’è pudore, non c’è timore piuttosto rispetto e un bel progetto.