Per un nuovo concetto di lusso #1

Mi è capitato già di rifettere e dibattere sul concetto di lusso, in particolare quello applicato alla tavola e all’ospitalità. Ricordo la prima volta che un amico mi parlo di Las Vegas con gli occhi che brillavano, poi vidi le foto e rimasi sconcertato. Quella roba vecchia e ridondante era per lui il massimo del lusso…

Non c’è dubbio che da quando l’accesso ai grandi alberghi è diventato appannaggio di molti e la rivoluzione dei trasporti ha fatto il resto il panorama è cambiato di parecchio. Con un low cost in gennaio in Europa te ne vai a Barcellona o a Venezia e con 150euro viaggi e dormi in un 5stelle. La stessa cifra che pagheresti per fare Bologna-Roma in Frecciarossa + taxi. Il che ha cambiato modi, gusti, pubblico. E non si sa cosa definisca più i modelli del lusso, di sicuro non è solo l’esclusività (per fortuna), oppure l’esclusività non è più data dalla difficoltà di accesso.

I valori dei nuovi modelli sono spesso associati all’idea di semplicità, di design, di bioarchitettura, di identità, di stile originale. Da questo punto di vista mi domando che futuro abbiano luoghi come gli hotel della Orient Express: bellissimi ma assolutamente ridondanti negli arredi, barocchi e molto simili tra loro. E a Portofino come a Lisbona l’atmosfera da ricreare per l’attempato cliente anglosassone è più o meno la stessa. Ma OE ha appena acquisito e riaperto due gioielli a Taormina e sono curioso di vedere come li abbia ristrutturati.

La verità è che ci sono luoghi come l’hotel Arosea in Alto Adige o il Relais del Nazionale di Vernante che non appaiono nelle liste degli alberghi più quotati ma che sono considerati dagli amatori vere perle rare. Non costano una fortuna eppure appaiono super esclusivi.

(continua)

l’Italia, il calcio e la cucina

Proprio non riesco più a guardare con passione partite di calcio (anche se a dire il vero forse non l’ho mai fatto), a parte quelle del Barça. E devo ammettere che anche a me hanno appassionato più i commenti post partita che le prestazioni della nostra nazionale. Di tutto di più. Peraltro è anche divertente notare le similitudini che ormai da un po’ esistono tra il sentirsi tutti CT così come critici gastronomici: sappiamo sempre quale sia il percorso giusto da seguire, che non è mai quello seguito.

E ieri mi sono fermato un po’ a riflettere sulle espressioni e sui concetti applicati al modo di giocare degli azzurri, in una giornata in cui, sulle pagine di Repubblica in parallelo si sottolineava l’identità della cucina italiana. Quest’ultima, e in particolare la cucina “alta”, veniva dipinta (e che fatica trovare dei caratteri comuni con tutti che cercano sempre di marcare la loro inutile differenza) come classica ma non troppo. Caspita, ci abbiamo messo anni per riuscire a definire i caratteri della cucina più amata, imitata e desiderata nel mondo come quelli di una berlina rassicurante dal design un po’ retrò. Anche qui siamo dei veri campioni.

Eppure per il calcio ieri si parlava di creatività, innovazione, rischio, idee, novità. Giammai applicare questi concetti alla cucina che qualcuno poi si potrebbe spaventare.

Ma quando poi perderemo posizioni mondiali anche a livello gastronomico vediamo di tacere…

mi ha detto mio kuggino (delirio)

Mi ha detto mio kuggino che nel prossimo futuro si mangerà molta meno carne. Mi ha detto che il libro di Safran Foer sta vendendo migliaia di copie e che i consumi stanno cambiando parecchio. Mi ha detto anche che non ne poteva più del vitello e delle uova che gli hanno offerto l’altro giorno in una trattoria di Langa: quattro antipasti a base di carne e tre con uova o maionese. E basta. Buoni, probabilmente, ma lui ha paura e non ne può più.

Mi ha chiesto dove poter mangiare un’ottima insalata di fagiolini tiepidi con olio ligure, cipollotto, olive e patate ma non gli ho saputo rispondere. Forse da Marina, una mia amica, mi è venuto in mente. Allora mi ha detto: ma non è stagione di zucchine trombette..? Chi ne prepara di buone? E ho pensato che degli ultimi ristoranti in cui ho mangiato nell’ultima settimana neanche uno aveva in menu le trombette…

Bistronomia sto cavolo…

Bistronomia sto cavolo

Si parla e si riparla di modelli vecchi e nuovi. Ma poi quando ci si cala nella realtà le chiacchiere stanno a zero. E reduce da due prove in un mese di quelli che dovrebbero essere i bistrot dei due più grandi (o quasi) cuochi di Francia…beh di domande ne ho parecchie. La prima è: ci tornerei? E la risposta è: no. La seconda è: perché in Italia non ci riusciamo? E ripensandoci mi dico “meno male”.

Io ho una grande stima per Ducasse, che ho avuto modo di conoscere e con cui ho scambiato pensieri in più occasioni. Così come -anche se non mi è altrettanto simpatico visto che se la tira come e più di Carlo d’Inghilterra- stimo e seguo Joel Robuchon da anni. Grande divulgatore. Ebbene, con rispetto parlando, ma a me l’Atelier di Londra e il Benoit di Parigi mi sono sembrate due discrete prese per il culo. Intanto per il servizio e l’accoglienza (fintamente perfetti ma in realtà pieni di imprecisioni e totalmente privi di personalità), poi per il prezzo (120euro da Robuchon e quasi 100 da Ducasse) e infine per qualche piccola grande imprecisione di cucina (temperature di servizio, piatti classici decaduti, assenza di proposte innovative, quanto meno al passo con i tempi). E mi dico che se questa è la bistronomie beh allora stiamo freschi. Sono locali che vanno di moda ma passeranno anche loro. Come tanti grandi tre stelle francesi che in questi giorni -visti da vicino- piangono miseria.

Solo a casa nostra

Ci sono cose che succedono solo da noi. Nel senso che sono possibili solo in Italia. Delle vere e proprie prese per il culo che denotano spesso quale sia la concezione del rapporto cliente-ristoratore. Ieri sera, ad esempio, me ne sono successe due di quelle per cui ti chiedi: ma questi qua penseranno davvero che sono un cretino..?!

Prima ordino un due fette di prosciutto crudo al posto dell’antipasto. La risposta è: “guardi, il prosciutto glielo avrei portato comunque, in assaggio, visto che non aveva ordinato l’antipasto.” Poi ordino un risotto alla parmigiana con culaccia di Parma e Balsamico Tradizionale di Modena. Mi arriva il risotto, ma ricoperto dello stesso prosciutto di prima. Ora: può essere che hai finito la culaccia e vuoi usare il prosciutto (e dovresti dirlo), ma sei così poco furbo da usare lo stesso che hai appena servito? Se ne accorgerebbe anche un marziano.

E poi la seconda, un grande classico: ordino un vino e mentre lo ordino il cameriere (o titolare?) me ne propone un altro. Io gli dico: no, grazie. Naturalmente il primo vino non c’era e il cameriere arriva con una diversa bottiglia, scelta arbitrariamente. O meglio: manda un altro cameriere con la stessa. Questo poverino neanche dice cosa sta portando e io lo fermo un attimo prima che la bottiglia venga aperta dicendo: “scusi ma questo non è il vino che avevo ordinato…”. Risposta: “si, infatti, quello era finito…”

Queste cose succedono solo a casa nostra.

La sfida

Negli ultimi mesi, sfogliando guide varie, su Londra ho sempre trovato (in controtendenza rispetto a quello che si e’ sempre saputo) prezzi bassi dichiarati per ristoranti di alto livello. Bassi soprattutto rispetto alle medie nostrane.

Dov’e’ il trucco? Adesso che sono a Londra sto cercando di scoprirlo. Prenotando in molti di questi -senza esagerare- e cercando di mangiare bene senza svenarmi. Ci riusciro’?

Devo dire che qualche sorpresa c’e’ gia’. Lunedi’ racconto tutto.

I giornali e le notizie…

Mentre a Perugia si svolge il festival del giornalismo, mi viene da pensare ai nostri giornali e al loro ruolo in queste ore, considerate le notizie relative agli aerei e al vulcano islandese. Come al solito già scomparse al grido di: “la situazione è tornata alla normalità“.

Ora, sarebbe bello sapere cosa si intende per ritorno alla normalità. Gli aeroporti hanno riaperto (quasi tutti) e il traffico nazionale ha ripreso il suo normale andamento. Il resto del mondo no, e ne stanno succedendo di cotte e di crude. Uno stop di questa portata, durato diversi giorni, non può non avere ripercussioni della durata di diversi giorni…e così è stato.

E dunque, mentre dal rinnovato sito di Repubblica, la notizia scende nell’ultima parte dell’home page (contando dall’alto è la sedicesima) lo stesso articolo ignora sostanzialmente quello che sta succedendo. Accadimenti peraltro interessanti anche dal punto di vista del rapporto consumatori-compagnie aeree.

Già, perché se è vero che le compagnie aeree hanno perso milioni a causa dei voli cancellati è altrettanto vero che molti di quei passeggeri quei voli li stanno comunque riprogrammando (e ripagando) nei prossimi giorni. E provate voi in queste ore a comprare un biglietto per Londra, ad esempio. I prezzi sono simili a quelli dei bagarini fuori dalla finale di Champions, rapportati all’aereo. Sempre che riusciate a trovarne uno.

E non è affatto vero che i passeggeri hanno diritto a rimborsi o a riprogrammazione del volo automatica. Questo è vero solo nei casi in cui il volo sia stato effettivamente cancellato o che si abbia un biglietto di andata e ritorno (con la stessa compagnia). Provate ad essere uno di quelli che ha ascoltato il consiglio di “restarsene a casa” senza presentarsi all’aeroporto nella calca, come indicava la stampa. Oppure provate ad essere in possesso di un biglietto a/r con due compagnie diverse e non essere riusciti a partire (Dunque non potrete tornare, perché in quel paese non ci siete mai arrivati). Alla compagnia del biglietto ritorno la cosa non interessa: dovevate fare l’andata con loro. Anche se siete in grado di documentare quello che è successo, non servirà a nulla. Ed è così che perderete tutto o -se dovete proprio partire- il vostro biglietto per Londra in pochi istanti lieviterà del 150-200%

Ma questo sui giornali non c’è.

Chilometri Zero

So di attirarmi alcune antipatie ma tutta questa vicenda vulcanica, e il conseguente rallentamento/blocco dei trasporti mi sta dando da riflettere. Lo so, sono uno di quelli che pensa che stiamo attraversando una crisi di sistema e che questo può aiutarci a migliorare. E adesso -guarda caso- ci si mette pure il vulcano. Bressanini mi odierà 😉

Oltretutto -lo confesso- prendo aerei di continuo per lavoro ma li odio, mi stressano, mi stressa tutta la trafila che bisogna fare per accedervi e trovo gli aeroporti dei “non-luoghi” in cui mi trovo a disagio come un gatto sotto la doccia. Perciò questa situazione (che sta bloccando una mia partenza vacanziera prevista per dopodomani e tanto desiderata) cerco di prenderla con filosofia.

Ma questa piccola riflessione mi nasce -ovviamente- anche a partire dal discorso sul “chilometro zero”. Che in questi giorni (mettendo in ginocchio parecchie imprese) si sta realizzando nei fatti. Non solo a tavola. Anche io, nel mio piccolo, ieri non ho trovato dei fiori recisi da regalare. E ho avuto un evento cancellato questa sera. Così come siamo tutti costretti ad usare il telefono, la videoconferenza, a rinunciare a qualche trasferta di lavoro. Drammi? No, non direi. Ci sta rivoluzionando la vita impedendo di mangiare, lavorare, chiudere affari? Nemmeno. Semplicemente abbiamo qualche certezza in meno.

Insomma, ancora una piccola occasione per pensare.

La guerra mondiale dell’alta cucina?

Ieri a Barcellona, all’interno di BCNVanguardia, ennesimo congresso di cucina, la ministra dell’ambiente insieme ad un nutrito gruppo di cuochi e giornalisti ha annunciato che la Spagna è lanciata alla conquista del mondo (gastronomico). Che sono in vista piogge di finanziamenti, che i grandi chef iberici sono ormai accreditati come i migliori e che non trova le parole per ringraziarli di ciò che hanno fatto per l’immagine del proprio paese. “Qualcosa che non ha fatto nessuno”. Chapeau!

In Francia ci si organizza -e bene- per il rilancio della categoria. Confermando le voci che davano un Ducasse spesato dal governo per promuovere la cucina francese contro l’avanzata degli spagnoli. I fermenti (vivi) ci sono e a quanto pare a Parigi non stanno a guardare. Ieri su Sud-Ouest, tanto per tenere bassi i toni, un giornalista si chiedeva retoricamente se Ferran Adrià sia davvero “da bruciare”. Domanda retorica ma l’espressione fa paura. Come hanno fatto paura -e tanto- i toni delle polemiche nostrane.

Ah, già, l’Italia. Tutti a Barcellona (spagnoli, americani, francesi, scandinavi, tedeschi, brasiliani) ieri si chiedevano il perché del nostro incomprensibile decreto. Vissuto ovviamente come una dichiarazione di guerra all’alta cucina. Ma soprattutto la domanda era: “perché i cuochi italiani non dicono niente..?”

Ecco. Gli eserciti si attrezzano. Il nostro? Io voto per un generale pacifista (bella foto presa dal Blog Spilucchino).

Anzi, è già il leader. Non gli piace essere chiamato maestro ma leader lo è. Non c’è bisogno che nessuno lo voti più… 🙂

Cardiologia e beccaccia

Andare in vacanza fa bene alla salute

Ho scoperto che la beccaccia e’ un gran rimedio per problemi cardiaci 🙂 Ed e’ una storia che devo raccontare presto.

Per il resto lo so che non si puo’ lasciare un blog non aggiornato per troppo tempo. Ma un blog e’ una persona, che puo’ andare in vacanza o semplicemente in vacanza da se stessa o da un pezzo della sua vita. Fa anche bene alla salute, ogni tanto. Eppoi ho avuto un bel po’ di cose di cui occuparmi. La cosa buona e’ che ne ho accumulate altrettante da raccontare. E adesso mi metto a scrivere.