Quadri

Prima di partire per Venezia, avendo in programma una visita al Quadri, sono andato a cercare qualche racconto o recensione su internet ma ho trovato ben poco. Premesso che posso aver cercato in fretta e male, mi son comunque chiesto come mai quando una famiglia di ristoratori di fama mondiale, incluso un cuoco ancora giovane e per questo osservato da mezzo mondo, apre un locale su una delle due o tre piazze più belle del pianeta e realizza un progetto senza precedenti, in pochi corrono a vedere. Continua a leggere

Sora Lella

Mi capita sempre più spesso di scavare dentro di me alla ricerca di elementi identitari. E’ la vita da emigrato, forse. Ma più spesso ancora sono le sorprese che mi danno spunti su cui ragionare, quando mi capita ad esempio di emozionarmi inaspettatamente. Mi è capitato qualche giorno fa, a tavola da Aldo Trabalza, sull’isola Tiberina. Aldo, figlio di Elena Fabrizi (meglio conosciuta come Lella) e papà di Simone, è un oste vero: accoglie e racconta, accudisce e organizza. Continua a leggere

Aperti a pranzo

Se, nel mare di ammiccamenti alla tradizione e finte nonne e cucine-di-una-volta-che-non-si-sa-quand’era, ogni tanto si trova qualcosa di straordinario, spesso questo accade con gli aperti a pranzo. Ovvero quelle trattorie a gestione familiare che hanno sempre svolto ruolo di servizio di ristorazione (vero) e dunque non si sono mai posti il problema dell’apertura serale. Tra questi Tremoto, di cui ho avuto occasione di scrivere sabato su Repubblica, è uno di quelli che preferisco. Continua a leggere

Bistr-o-mologazione

Il crescione sarà la rucola del tremila, giocando con un vecchio testo di Francesco De Gregori. Perlomeno all’interno del fenomeno parigino della bistronomie. Crescione o salsa di crescione, insieme ad un paio di varietà di pesci ricorrenti, al pane artigianale fatto da un forno (di cui non ricordo il nome) “che lavora quasi solo per noi”, all’acqua “mineralizzata” dalla bottiglia stretta e alta (che può arrivare a costare anche 5euro per 750cl) e –ça va sans dire- al vin nature. Continua a leggere

Da Barcelona #5 (Il Bulli c’è ma non si vede)

La notizia non l’ha ripresa quasi nessuno, ma è una notizia: apre un Bulli pret-à-porter. Attenzione, non il Tickets bar-à-tapas di Albert Adrià ma la conversione dell’attigua Cocteleria 41 gradi.

Il comunicato dice:

METAMORPHOSIS

Il successo ottenuto con il 41 gradi ci ha portato a prendere due decisioni. La prima è ampliare il 41 gradi, nella sua offerta come la conosciamo oggi, in una nuova ubicazione che stiamo studiando, in maniera che possiamo avere più spazio per i clienti attuali. La seconda è modificare il concetto attuale sofisticando l’offerta nel locale attuale. A partire dal 20 di ottobre dalle 19 alle 23 la cocteleria si convertirà in un piccolo ristorante di sedici coperti ai quali verrà servito un piccolo menu sorpresa elaborato da cuochi e barman in una fusione creativa dei due mondi in un ambiente speciale creato specificamente per accompagnare questa metamorfosi gastronomica. Il prezzo di questa esperienza gastronomica sarà comunicato nei prossimi giorni. A partire da mezzanotte e fino alle due della mattina manterremo l’attività abituale di cocteleria classica.”

Insomma, considerato che gli assaggi già serviti al 41 gradi erano sostanzialmente un estratto della prima parte del menu del Bulli (snacks e tapas, in alcuni casi anche le -giustappunto- metamorfosi del fine pasto) la cosa ha tutta l’aria di essere una forma “leggera” di ristorazione bulliana trasformata. Completamente diversa dal Tickets e più vicina alla cucina del Bulli, o perlomeno a parte di essa. Le prenotazioni, come da consuetudine, si effettuano solo online.

Grande cambio al Cambio

La notizia potrà sfuggire ai più perché Il Cambio di Torino non è al centro delle cronache gastronomiche attuali. Ma in effetti è una notizia importante, perché questo è uno dei ristoranti che hanno fatto la storia d’Italia. Eppoi perché in tanti stavano aspettando l’arrivo di Farinetti o della famiglia Ceretto che i gossip davano come possibili nuovi titolari. E invece:

STORICO RISTORANTE CAMBIO NON CHIUDE, PASSA DI MANO GESTIONE SOCIETA’ AFFITTA PER 12 MESI IL LOCALE TORINESE DI CAVOUR (ANSA) – TORINO, 26 OTT – A un anno dalla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i titolari Amato Ramondetti e Giulio Lera, arrestati con l’accusa di bancarotta fraudolenta, la gestione del Cambio, lo storico ristorante di Cavour, il più lussuoso di Torino, passa di mano. Dal primo novembre ha preso in affitto il locale per dodici mesi la società Risorgimento, partecipata da Fabio Gallo, presidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Piemonte, da Daniele Sacco, attuale direttore del ristorante e dalla società Finde, holding di partecipazioni (la più importante è quella in Diasorin) con sede a Torino.
Per il momento è un contratto d’affitto con la società Carignano di Ramondetti, che gestiva il ristorante Il Cambio dal 1981, ma i soci di Risorgimento sono pronti a esaminare la possibilità di rilevare la proprietà del ristorante se sarà messo in vendita.
(ANSA).

Fabio Gallo non è solo un importante sommelier ma fa anche parte dell’altrettanto importante famiglia della gastronomia torinese. Suo infatti è l’omonimo negozio di gastronomia in corso Sebastopoli e suo fratello è Stefano Gallo, chef dello stellato La Barrique (che non c’entra nulla con la Barrique di Roma). Sarà lui il prossimo chef del Cambio?

La Valle di Gabriele

Gabriele Torretto ha 35anni. E’ giovane ma non più giovanissimo. Di sicuro è ormai un cuoco affermato. Di strada ne ha fatta, ed è tutto merito suo: intelligenza, impegno e passione. La sua è una bella storia, tutta piemontese, di quelle un po’ “defilate” ma allo stesso tempo di successo, in cui territorio e voglia di guardare avanti si incontrano. In cui si ragiona misurandosi col passato e col futuro. Continua a leggere