L’altro mondo

Dopo due anni di lavoro, di cui uno particolarmente dedicato alla guida Osterie d’Italia posso dirlo: esiste un altro mondo. Osservazione ovvia, certo. Ma quello che mi ha colpito -è arrivato il momento dell’outing- è che questo mondo lo conoscevo troppo poco. Il mondo della cucina tradizionale, della trattoria, dell’osteria, del nostro passato, quello che pensiamo di conoscere. Tutti, come quando ci sentiamo allenatori della nazionale dopo la partita. Il mondo di una ristorazione fatta di sistemi e valori diversi, di microeconomie, di rapporto con il territorio, di ripensamento in chiave nuova di quella che è l’identità italiana. Un mondo che –mi permetto di dire– conoscono bene davvero in pochi. Continua a leggere

Carpe diem

Era da qualche giorno che il buon Bob mi ripeteva che “Enrico è nel suo momento di massimo splendore“. Traduzione: vai da Crippa che sta facendo dei piatti da sballo. E’ da un po’ che cucina in modo straordinario, pensavo io, e tuttavia nel frattempo mi incuriosiva l’insistenza del Noto gourmet. Tra l’altro Piazza Duomo è uno dei ristoranti che frequenta di più e dunque c’era di che fidarsi.

Fatto sta qualche giorno fa mi decido a varcare nuovamente la soglia albesecerettocrippiana dopo essermi tenuto a digiuno (ma solo per qualche ora) per poter godere al meglio della performance. Tra l’altro in mezzo ai tavoli si aggirava con intenti bellicosi l’amico Mauro Mattei, recentemente trasferitosi da Modica ad Alba (sono solo 1600km, gli stessi che separano Roma da Amburgo), riempiendomi il tavolo di bicchieri profumati brillantemente e raccontati come solo lui sa fare. Ma questa volta in un fantastico accento romano leggermente corretto in albese. Il che rendeva tutto più piacevole.

E devo dire che Bob aveva sottovalutato la cosa: da Crippa in questo momento si mangia meglio che in diversi ristoranti del sistema solare. Preciso ed elegante come sempre, creativo il giusto, nitido e particolarmente definito nei sapori. In una marea di piatti nuovi (con tanto tanto verde). Se dovessi fare una classifica lo metterei primo… Ma per fortuna quest’anno non mi tocca… 😉

Piuttosto domani torno a cena!

Guide sì, guide no

Mi soffermo su Torino non solo perché ci vivo ma anche perché di guide relative a questa città non se ne trovano ancora molte. E comunque perché vale la pena di guardarle bene, le guide, sfogliarle e possibilmente leggerle, prima di comprarle.

E’ il caso di queste due. La prima, la “Guida 150” di Cavallitto, La Macchia e Iaccarino è a tutti gli effetti un libricino da non perdere. E non solo perché c’è una selezione davvero ben fatta di locali torinesi (ma quest’anno anche se piemontesi) ma soprattutto perché leggerla è un piacere. Lo stile della casa, infatti, è infatti quello di una narrazione colorita e piena di spunti, immaginifica e spesso ironica, come poche guide (anche a valenza internazionale) riescono ad essere. Si è capito che mi piace, motivo per il quale perdono agli autori 😉 la scelta di classificare i ristoranti torinesi e non quelli piemontesi.

La seconda parte da una gran bella idea, peraltro già vista in diverse altre edizioni cittadine (Roma e Milano su tutte). Che è un po’ quella della Zagat, a cui “Il Mangelo” somiglia davvero tanto. Peccato poi che le pagine negli indici non corrispondano a quelle vere, che “il miglior giapponese” nella classifica delle pagine iniziali sia poi un locale classificato con 5 (su 10) all’interno (mentre gli altri giapponesi con punteggi migliori, n.d.r.), che la selezione di locali sia davvero poco selettiva, che nelle pagine finali siano citati locali del gruppo Autogrill (sponsor) presenti su autostrade e negli aeroporti. E che i voti di questi ultimi siano decisamente altini. Per la precisione c’è solo una insufficienza, a differenza delle decine e decine presenti nelle pagine precedenti. Sic!

Stelle spagnole

STELLE MICHELIN SPAGNA – PORTOGALLO

I 3 stelle sono confermati (Akelare, Arzak, El Bulli, El Celler de Can Roca, Martin Berasategui, Can Fabes, Sant Pau)

Passano a 2 stelle:
Azurmendi (Larrabetzu, Vizcaya), Eneko Atxa.
Calima (Marbella), Dani Garcia.
Ramón Freixa (Madrid) Ramón Freixa.
Miramar, (Llançà, Girona) Paco Pérez.

Passano a 1 stella:
Caelis (Hotel Palace di Barcellona).
Two Skies (Hotel Me Barcellona).
Moments (Hotel Mandarin Barcellona).
Hisop, Ivern Oriol.
Ferrero-Morales Paco (Bocairent).
Gadus (Cala D’Or), Mallorca).
Alborada (A Coruña).
Vendita Moncalvillo (Aroca Rioja).
Mirador de Ulia (Donostia).
Hilton Zaranda Satorre (Llucmajor, Mallorca).
Kabuki (Madrid).
A West (Puerto de Santa María).
Santo (Catedral Hotel Eme, Siviglia).
Capritx (Terrassa).
Arrop (Valencia).
Maruja Limón (Vigo).
Ikea (Vitoria-Gasteiz).

Passa da 2 a 1 stella:
Abac (Barcellona).

Perdono la stella:
Hispania (Arenys de Mar).
Freixa (Barcellona).
L’Eremita (Benavente).
Pardo (A Coruña).
Arrop (Gandia).
Vivaldi (León).
Sieve (Madrid).
Altair (Merida).
El gazebo Salvador (Moralzarzal, Madrid).
Plat D’Or (Mallorca).
Tragabuches (Ronda, Malaga).
Casa Marcelo (Santiago de Compostela).
Tàpies (La Seu d’Urgell).
El Cingle (Vacarisses, Barcellona).
El Rincon de Antonio (Zamora).

Promesse per le due stelle nel 2012: El Club Allard (Madrid) e Solla (Pontevedra).

Promesse per una stella: Rodrigo de la Calle (Aranjuez, Madrid).

(grazie a Bob per la segnalazione)

Vicini al traguardo

Ci siamo. Abbiamo messo a punto gli ultimi dettagli per la presentazione di Osterie 2011 e Slow Wine 2011. Saremo parecchi e fervono i preparativi. Adesso che abbiamo le guide in mano -peraltro- tutto appare più facile, diciamo che il cielo è più sereno. Non era scontato riuscire a farcela ma adesso che il dado è tratto la soddisfazione è grande. Gli ultimi biglietti per la degustazione di Venaria saranno in vendita direttamente al Palaolimpico di Torino la mattina di mercoledì 20, se ne avremo ancora (ma qui ovviamente speriamo di no) anche all’ingresso della Reggia, alle 15. Per Osterie l’appuntamento per la consegna delle chiocciole è invece lunedì 25 alle 11. Ma lì si entra solo con l’invito.

Ci stanno chiamando in tanti: domande, complimenti, curiosità, amicizia. Quelli che hanno fatto la guida, quelli che hanno letto le liste, quelli che vogliono dire la loro o contribuire alle prossime edizioni. Noi intanto ci stiamo dando da fare sul fronte elettronico. Ma questo lo racconteremo mercoledì mattina sul palco dell’Isozaki. Abbiamo sicuramente imparato un bel po’ di cose, in questi mesi e in queste ore. Tra queste c’è il fatto che classifiche e gerarchie sono uno tra i temi più richiesti da chi ci guarda da fuori. Abbiamo cercato di evitarle in tutti i modi: non abbiamo utilizzato punteggi, non abbiamo fatto gerarchie (ma creato tre chiavi di lettura per cantine e vini) eppure in molti hanno cercato di ricostruire classifiche e confronti che non ci sono. Interessante anche questo. Anche perché in tanti ci aspettavano al varco. Ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi alle novità (anche per noi) e capire a fondo la guida. Per intanto io la leggo, la sfoglio e la rileggo e penso che la squadra capitanata da Gariglio e Giavedoni abbia davvero fatto un gran lavoro.

Per un nuovo concetto di lusso #2 (Mandarin e W)

Negli ultimi due viaggi che ho fatto a Barcellona ho deciso di fare una visita in quelli che dovrebbero essere i due alberghi nuovi più sensazionali della città. Due marchi importanti e di gran moda aprono a Barcellona -mi sono detto- la scelgono come meta europea dopo Asia e USA, devo andare a vedere di cosa si tratta. E così sono stato al W Barcelona e al Mandarin Oriental.

Prima impressione: ormai si aprono alberghi che non sono ancora finiti (nel senso del completamento dei lavori). Poi mi hanno spiegato che è proprio così e che si chiama soft opening.

Seconda impressione: nei nuovi alberghi di lusso vanno i giovani e non gli anziani.

Terza: la qualità del servizio non appare come uno dei punti su cui si sono profusi gli sforzi maggiori. In questo non vedo progresso.

Quarta: si sta recuperando l’idea del grand hotel come luogo di riferimento e socializzazione per la città e questo è un bene.

Dopodiché ho visto e riflettuto su due modelli di lusso contemporaneo davvero contrapposti. Il W Barcelona sembra una enorme discoteca colorata e caotica in cui il vero valore è esserci. Sullo star bene si potrebbe discutere. Vista e terrazza magnifiche, colazione non male, servizio improbabile (ma sono tutti ragazzi e ragazze carine: sconcertante scoprire che la selezione avvenga anche in base a questo. Sembra di essere in un episodio di Twilight), ristorante Bravo24, di cui ho già parlato, non male. Le camere sono invece piccole e rimpinzate di bevande alcoliche (anche sotto gli asciugamani) che invitano a prepararsi un cocktail da soli. Per non parlare del fatto che l’edificio ha un impatto architettonico quantomeno discutibile. Ma Barcellona è vuota e qui le 400 camere sono quasi tutte piene, a 300 e più euro a notte. Tant’è.

Il Mandarin è decisamente più tranquillo. Su Paseig de Gracia si propone evidentemente con un modello un po’ più borghese e rassicurante, anche se poi nel giardino trovi giovani simili a quelli del W. Per la serie qui ci si viene per essere visti. Il design è originale e giocato molto sul bianco, il che rende complessivamente riposante e godibile la luce. Le stanze, anche qui, non sono molto grandi ma sicuramente più confortevoli e meglio pensate. La colazione è notevole anche se il servizio non altrettanto, di ristoranti ce ne sono tre e il più famoso è quello di Raul, figlio di Carme Ruscalleda. Tutto l’albergo è profumato con essenze che quasi stordiscono ma tutto sommato non dispiacciono.

Conclusione? Mandarin batte W 3-0 perché credo sia lontano da me anni luce il lusso di un hotel la cui esclusività è più o meno quella della discoteca con il cordone gestito dal buttafuori e dai P.R. con la lista invitati in mano. Detto questo in entrambi mi sarebbe piaciuto vedere altro: trovare maggiore precisione, stile, atmosfera, scelte diverse nell’architettura, nei cibi e nei materiali usati.

Terza stella ai fratelli Roca

Una buona, anzi ottima, notizia arriva dopo quella meno buona di ieri: i fratelli Roca di Girona con il loro Celler ottengono finalmente (era ora) la terza stella Michelin. Andai la prima volta a cena dai Roca 9 anni or sono, con Bob e Giorgio, e fu già allora un’esperienza memorabile. Sono molto felice per loro.

Tra gli altri risultati spagnoli spiccano: la seconda stella a Casa Marcial di Arriondas (Asturias), al Lasarte de Barcelona (ma come: lo chef è andato via mesi fa!), La terraza del Casino (Madrid), e Les Cols (Olot). La perde invece il Tristán, di Portals Nous (Mallorca).

Ottengono la prima Etxebarri, il mitico asador di Axpe (Vizcaya), che di stelle ne meriterebbe un firmamento, l’Enoteca dell’Hotel Arts de Barcelona, L’Estación di Cambre (A Coruña), M.B. di Guía de Isora (Tenerife), Bo.Tic di Corça (Girona), Julio Fontanar dels Alforíns (Valencia), La Fonda Xesc Gombrèn (Girona), Cocinandos a León, La Broche (Madrid), Diverxo (Madrid), Kabuki Wellington (Madrid), Ramón Freixa (Madrid), As Garzas a Malpica (A Coruña), La Cabaña de la Finca Buenavista (Murcia), Alejandro di Roquetas del Mar (Almería), Torreó de L’India de Xerta (Tarragona).

Perdono la stella il Kursaal de San Sebastián, Il Gallery Arts & Food de Gijón, Lillas Pastia di Huesca, il Chaflán de Madrid, il Solar de Puebla di Santa Cruz De Bezana (Cantabria), il Read’s di Santa María del Camí, (Mallorca), la Taberna de Rotilio di Sanxenxo (Pontevedra) e Alejandro del Toro (Valencia).

Ode a Il Canto

Oggi è stata presentata la Michelin 2010. Ci saranno osservazioni e commenti vari. Ne faccio solo uno.

Ho guardato la pagina 995, Siena, e sono rimasto di stucco scoprendo che è stata tolta la stella a Lopriore. Per me uno dei migliori cuochi del mondo.

Autogol. Un minuto di silenzio.
Viva Il Canto!