Niko Romito tra i finalisti del Basque con “Intelligenza Nutrizionale”

Il grande chef del Reale tra i dieci finalisti del Basque Culinary World Prize 2017.

 

Che Niko Romito sia arrivato in finale al premio del Basque Culinary Center, cioè una delle istituzioni gastronomiche più interessanti e influenti al mondo, è una notizia importante.

Non lo è solo perché si tratta di un premio a un nostro grande chef: i premi ultimamente sono tanti e spesso lasciano il tempo che trovano. E neanche solo perché il progetto “Intelligenza Nutrizionale” vede applicare l’intelligenza (anche quella affettiva in questo caso, direbbe Carlo Petrini) di uno dei nostri cuochi più sensibili a una tematica delicata e importante come quella della cucina negli ospedali. E dunque a qualcosa che va ben al di là del buon cibo, ma che investe tematiche complesse come il piacere e la qualità del tempo all’interno della sofferenza.

No, il riconoscimento a Niko Romito segna un altro piccolo grande tassello nel ruolo politico che sta cominciando a giocare la cucina italiana contemporanea in ambito globale. Il territorio basco e il relativo premio sono da tempo appannaggio di un mondo centrato sulla Spagna e sulle Americhe che vede l’Europa abbastanza tagliata fuori. Così come la geopolitica gastronomica ha considerato relativamente poco quello che accadeva in ambito italiano rispetto alle grandi scelte del mondo.

Basti guardare i 50 Best. E Massimo Bottura è stato a lungo l’unico soggetto capace di rappresentare contenuti, progetti e leadership nostrani, cosa che sa fare come nessun altro. Negli ultimi mesi però, nonostante il suo basso profilo e uno stile poco rumoroso, la figura di Niko è venuta fuori prepotentemente. Ed è venuta fuori come l’altra personalità capace di presentare e rappresentare contenuti e intelligenze italiane in ambito gastronomico nel mondo.

È qualcosa di incredibilmente nuovo, che dimostra quanto siano le persone a fare la differenza e quanto sia importante la figura del cuoco come ambasciatore, mente, interprete del mondo della cucina. Qualcosa di antitetico allo stereotipo abusato dello spadellatore che si continua ad agitare, ma che fortunatamente è invece sempre più solo uno spettro.

Queste le parole di Niko:

“Sono veramente felice di essere tra i 10 finalisti del Basque Culinary World Prize 2017. È una grande soddisfazione per me e per la grande squadra che mi ha accompagnato in questo affascinante percorso. IN – Intelligenza Nutrizionale è un progetto rivoluzionario, che nasce per migliorare la ristorazione ospedaliera e per ricollocare il cibo al centro del percorso di cura. È un format che innova in maniera dirompente la scienza dell’alimentazione e può essere applicato all’intera catena della ristorazione collettiva, con un impatto sociale importante. Mi gratifica e mi lusinga che una giuria composta da grandi esperti della ristorazione mondiale abbia apprezzato e compreso il valore di questo progetto.”

Photo credits: © Francesco Fioramonti.

 

The World’s 50 Best Restaurants 2017: alcune considerazioni

Qualche spunto di riflessione sull’edizione di quest’anno della World’s 50 Best Restaurants e sui successi di Niko Romito

A bocce ferme le valutazioni che si possono fare sulla classifica World’s 50 Best Restaurants sono tante e interessanti.

Mezzo mondo gastronomico si è trasferito a Melbourne e questo influenzerà probabilmente il voto del prossimo anno, come altri hanno già scritto. Così è accaduto per i cuochi americani quest’anno e questo è probabilmente il punto più controverso di un meccanismo di voto che appare particolarmente volubile: la necessità della visita.

“Ma come?”, si chiederà qualcuno, “vogliamo mettere in discussione la necessità di una visita per giudicare un ristorante?”. Certo che no, è la risposta più ovvia. Eppure, se i giurati sono onesti (dichiarando di essere stati nel ristorante votato negli ultimi 18 mesi come da policy dell’Academy), ecco che la possibilità di viaggiare con frequenza diviene fondamentale. E influenzabile dagli uffici del turismo che determinano flussi sovvenzionandoli. O che, più semplicemente, la somma dei voti compatti di un singolo paese assieme a quelli aggiuntivi di un evento annuale (come nel caso di quest’anno) sono in grado di smuovere facilmente la classifica, come Ferran Adrià in passato ha dichiarato.

Dunque nessun intrigo internazionale né corruzione, piuttosto un meccanismo matematico da rivedere per consolidare la forza di una classifica a oggi così influente. Resta il fatto che è l’unica ad avere rotto un meccanismo di egemonia, francocentrica prima ed eurocentrica poi, che aveva di fatto limitato lo sguardo sulla ristorazione mondiale. Oggi sappiamo che alcune delle novità più interessanti sono posizionate un po’ in tutti gli angoli del pianeta.

Ma la novità più importante per noi è l’ingresso di Niko Romito nei cinquanta. In pochi anni infatti il nostro chef abruzzese le classifiche le ha scalate tutte, riuscendo a coronare il sogno di un grande progetto, Casadonna, che è quello di una tavola di livello mondiale ma anche di un insieme culturale che ha come punto di partenza (e di arrivo) la didattica ai suoi appassionati studenti, vera linfa di Castel di Sangro.

Romito in una decade ha scalato la Michelin, si è posizionato su tutte le guide, ha messo nero su bianco quello che voleva dire. E il “Niko pensiero” si è dimostrato vincente anche per la sua capacità di affiancare a un originale processo creativo il ripensamento delle linee di base della cucina italiana attuale.

Non è un caso se, naturalmente, nel suo menu oggi si trovano diversi piatti a base vegetale che ripensano il rapporto con le proteine e con la materia grassa non limitandosi a posizioni ideologiche. Un pensiero laico che, tra le altre cose, ha avuto il coraggio di trasformare il pane in una portata quando altri continuavano a giocare con il cestino di panini aromatizzati.

Insomma, tutto gioca a favore di un cuoco che oggi è in grado di rappresentare l’Italia con stile e capacità e può essere considerato uno dei nostri ambasciatori più forti nel mondo. Non a caso l’Oriente si sta interessando velocemente ai suoi progetti.

Photo credits © Alberto Zanetti

Perché le pizzerie non prenderanno mai la stella

Spesso mancano i requisiti di base per entrare nei canoni previsti dalla Rossa.

Una settimana fa c’è stata la presentazione della Guida Michelin e per dei giorni gli addetti ai lavori hanno avuto di che parlare. E fra le tematiche affrontate, motivo (annunciato) di discussione è stato anche il fatto che ci fossero delle nuove pizzerie inserite in guida ma ancora nessuna stella. Ora, il dibattito secondo me dovrebbe tenere conto di alcuni fattori, tutt’altro che secondari. Continua a leggere

Michelin 2017, e l’inattesa pioggia di stelle

La nuova edizione della Rossa, presentata a Parma, è all'insegna di numerose nuove assegnazioni: proviamo a decifrare cosa c'è dietro.

Con la presentazione della Michelin di oggi a Parma si chiude la stagione 2017 delle guide, apertasi con Osterie d’Italia a Venaria Reale il 24 settembre, durante Terra Madre. Un anno pieno di novità e scelte forti, a partire proprio da quella di Osterie, che quest’anno ha cercato di dare una stretta identitaria sulla cucina autenticamente popolare. Poi è stata la volta de l’Espresso, che ha addirittura tolto i voti (per finta, perché sono stati tolti i voti numerici ma non i cappelli, che voti sono) ma soprattutto che ha “ristretto i pali delle porte”, per citare l’editoriale di Edoardo Raspelli nell’edizione d’insediamento della stessa guida, oramai molti anni fa. Un “restringimento”, però, quello scelto da Vizzari quest’anno, che ha scontentato molti facendo discutere. Ecco poi un Gambero Rosso sempre più romano-centrico che ha cercato la spettacolarizzazione dell’evento, un po’ come avveniva in passato, e si è dimostrato generoso allargando ancora la platea dei Tre Forchette. Continua a leggere

La débâcle delle guide?

L'edizione 2016 della Michelin e le sue difficoltà nello sbilanciarsi e scegliere una strada.

Quest’anno, più che in altri anni, c’è da riflettere seriamente sul ruolo delle guide a partire dalla sommatoria dei risultati appena letti. E’ una riflessione da fare con serenità, in maniera ampia, smettendola di parlare di problemi legati al digitale quando in fondo c’è un problema legato alla capacità delle guide di fotografare fenomeni e cambiamenti che sembrano andare molto più veloci di quanto non evolva la critica stessa. Mi ci metto anche io, da ex-direttore di una guida di ristoranti e curatore attuale di quella delle Osterie d’Italia, mi ci metto con l’esperienza che ho, errori inclusi.

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Michelin 2015

La "Rossa" capace di sorpassare a sinistra le altre guide?

All’indomani della presentazione della Michelin piovono, severi, i giudizi sulle scelte della guida francese. “Poco generosa”, “nessun nuovo tre stelle”, ecc. Più o meno un disco incantato. Eppure, a guardar bene, come già accaduto negli ultimi anni, sembra che la Michelin di fatto si muova con maggiore agilità di prima e faccia piccole (grandi) scelte coraggiose. Quelle che non tutte le guide in tempi di crisi riescono a fare.  Continua a leggere

le nuove Osterie d’Italia

Avevamo in mano un lavoro straordinario e l’impresa era ardua: crescere e migliorarsi senza stravolgere nulla del patrimonio costruito negli anni. La guida Osterie d’Italia 2012 volevamo fosse una guida nuova e al tempo stesso -si perdoni la ripetizione- sempre la stessa guida. La principale novità è forse che abbiamo adeguato il nostro sguardo. Per farlo il primo intervento è stato rinnovare la guida graficamente dentro e fuori: abbiamo da un lato rafforzato l’identità interna – mantenendo il colore di copertina che da qualche anno contraddistingue Osterie d’Italia – ed esterna dando anche a Osterie l’aspetto delle altre guide slow inaugurato lo scorso anno con Slow Wine. Dall’altro abbiamo modificato la grafica delle schede con nuovi simboli e nuovi colori, un nuovo carattere, e una maggior pulizia; quella delle cartine che abbiamo reso più precise; quella degli inserti che abbiamo distinto con maggior forza dalle schede di osterie, rendendoli più leggeri e dando più valore alle loro introduzioni che sono fondamentali per raccontare realtà spesso poco conosciute. Continua a leggere

Guide e rivoluzioni

Mentre passa sotto silenzio una notizia che ha dell’incredibile: Lo Mejor de la Gastronomia di Rafael Garcia Santos non pubblicherà più la sua temuta guida (e qui possiamo scatenarci a pensare che è il web che avanza e/o constatare la fine dell’impero di chi negli ultimi anni ha condizionato di più la nuova cucina d’avanguardia) qui in Italia ci prepariamo ad una giornata importante. Continua a leggere