Rodotà, il gastronomo

Docente, giurista e uomo politico, non tutti sanno che il Professore possedeva anche una passione sincera e autentica per il cibo e la grande cucina.

Potrebbe risultare fuori luogo parlare della figura di Stefano Rodotà in chiave gastronomica. A fronte del suo valore come docente, giurista e uomo politico, l’idea di un uomo appassionato di cose futili farà storcere il naso a qualcuno. Eppure Rodotà è proprio uno di quelli che queste cose le ha rese meno futili, contribuendo a un’idea nuova di gastronomia (e senz’altro qui ci si deve riferire a Brillat-Savarin) e riuscendo a portare una parte del suo approccio laico e illuminato anche al mondo della cultura materiale. Che con lui si è sentito meno solo e spesso più capace di aprirsi e dialogare.

Amico personale di Stefano Bonilli e di Carlo Petrini, Rodotà ha seguito da vicino e sostenuto le battaglie di Slow Food degli ultimi anni, quelle relative ai diritti e al diritto al cibo in particolare. Anche qui è riuscito a portare riflessioni e analisi critica rendendo più solidi e concreti alcuni dei ragionamenti in campo. Non ha mai guardato la realtà agricola e contadina e nemmeno quella dei cuochi con il distacco e lo snobismo tipici del mondo della cultura tradizionale. Proprio per i cuochi nutriva una sincera curiosità, che lo portava a percorrere chilometri in cerca di nuove interessanti tavole ed esperienze. Fu uno dei più assidui frequentatori del mondo della cucina d’avanguardia catalana e conobbe fra i primi Ferran Adrià. Anche in questo il Professore risultava una voce fuori dal coro, appassionato com’era di creatività e tecnica in un contesto in cui la caccia alle “streghe molecolari” era già partita. Rodotà stava con le minoranze, guardava con lucida e attenta curiosità ai fenomeni che studiava, seguiva, cercava di analizzare. Con passione, rispetto e quella gentilezza d’animo che tanto manca al nostro tempo.

La sua era una passione sincera e autentica, che lo aveva portato a essere un vero esploratore di questo universo. Sempre in punta di piedi e di forchetta, si muoveva nel mondo della cucina senza fare troppo rumore, con lo stile che lo contraddistingueva. Ogni tanto dispensando qualche prezioso consiglio e sempre molti sorrisi.

Ci mancherà parecchio.

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