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“Vado al Massimo”… o di Bottura primo al mondo

L'Osteria Francescana di Massimo Bottura premiata come miglior ristorante al mondo dalla World's 50 Best Restaurant.

La vittoria di Massimo Bottura nell’attesa partita dei 50Best, ieri sera, è ben più importante di quella della nazionale azzurra e di molti dei successi italiani degli ultimi anni. È qualcosa che va ben al di là dei punteggi e delle classifiche e – diciamolo subito – non è solo questione di cucina e gastronomia. La prima posizione del cuoco modenese nella classifica dei migliori ristoranti del mondo è questione di leadership culturale, ed è stata scritta una frase alla volta, un mattone sopra l’altro, negli ultimi sette-otto anni.

Non ha molto senso paragonare la qualità di un pranzo all’Osteria Francescana con quella di uno dai Fratelli Roca o al Noma, non è questa la partita in gioco e la giuria della discussa ma seguitissima classifica lo ha compreso bene. Massimo Bottura segna un prima e un dopo nel mondo della cucina italiana e dei cuochi nostrani. Lo fa perché è il primo dell’era post Adrià a non sottolineare il primato della tecnica, e non già perché non ne faccia uso ma perché è per lui strumento e non fine, non fa parte dei suoi argomenti preferiti. Massimo Bottura è il primo grande cuoco a far parlare i propri fornitori prima ancora dei suoi gesti, senza paura di rimanere in ombra (e in questo va detto che Striscia la Notizia con la sua campagna di attacco a cuoco alchemico di qualche anno fa prese una vera e propria cantonata, n.d.r.). Artigiani e contadini che vengono raccontati, esaltati e sottolineati a ogni piè sospinto, ponendo la tecnica a servizio del sapore. Il grande cuoco come testimonial e narratore del lavoro di altri. Retorica? Ce n’è un po’, sicuramente, nei discorsi reiterati dal Massimo in ogni dove, ma vivono in lui una sincera ammirazione e il rispetto per le parti fondanti del successo della cucina italiana nel mondo: agricoltura, biodiversità e artigianato agroalimentare. Bottura non ha mai avuto paura della tradizione, alcuni suoi colleghi sì. E il tweet notturno del ministro Martina a sostegno di questa leadership né è stato il segno tangibile: non era semplicemente mai successo prima.

Ma accanto a tutto questo c’è un elemento forse ancora più importante nella costruzione di questa vittoria. Il cuoco modenese è il primo italiano a incarnare un nuovo modello di cuoco: colto, comunicativo e dinamico. Ed è il primo a viaggiare all’estero e sedersi accanto ai colleghi con la voglia di scambiare conoscenze, fare gruppo, creare rete. Nell’Italia dei comuni e dei campanili Bottura è semplicemente non italiano in questo: sa superare rivalità e ombelichi in funzione di progetti più ambiziosi e traguardi lontani. È italiano nel carattere e nello stile ma internazionale nella progettualità e nella visione. È così che i colleghi stranieri cominciano ad apprezzarlo e seguirlo, trovando in lui il primo vero interlocutore nell’ambito della nuova cucina del Belpaese. Ed è così, allo stesso tempo, che i colleghi italiani cominciano a seguirlo e accettarlo come capitano della squadra: i mal di pancia nostrani vengono superati perché la forza comunicativa di Bottura è più forte di qualsiasi manifesto e associazione. Oltretutto Bottura dialoga non solo su temi gastronomici ma su quelli del design, della formazione, della moda e dell’arte. Viene scelto da molti artisti, architetti e musicisti come partner per progetti innovativi e all’Osteria Francescana cominciano a sedersi leader politici che per la prima volta non vanno al ristorante solo per mangiare. È a loro che Massimo propone il suo progetto di Refettorio solidale che, oggi, dopo Expo si sta diffondendo nel mondo, perché è dal mondo che arrivano le richieste fino a Modena. Tanto per capirci è in preparazione quello per Rio de Janeiro, in pieno spirito olimpico.

Per tutte queste ragioni l’aver raggiunto la prima posizione nella 50Best non è solo questione di cucina. O forse non lo è affatto. Ed è per questo che per noi si aprono nuovi e importanti scenari, in cui Massimo Bottura può essere nuovamente ambasciatore del lavoro di altri. Ma bisognerà essere all’altezza del compito, a partire dalla stampa di settore e da quell’editoria che in questi anni è stata più spettatrice che protagonista nella costruzione di una storia che oggi ci fa belli nel mondo.

Photo Credits: World’s 50 Best Restaurants

4 commenti
  1. daniele
    daniele says:

    Complimenti Marco, un pezzo davvero centrato.
    Staremo ora a vedere che accadrà in questo prossimo, ravvicinato, futuro.
    Grazie, danielesavi

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  2. Gigio
    Gigio says:

    Mi pare di capire che senza l’Expo quel premio non sarebbe mai arrivato. Conta insomma quello che Bourdieu chiama il capitale simbolico e il capitale sociale. E la cucina? Quali sono i fornitori di Bottura? Ne conosco pochi, Galloni per il Parma 50 mesi, credo Spigaroli per il culatello antiche razze. Il resto da dove viene?

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  3. alebaba
    alebaba says:

    Il Sig. Bottura sarà anche “… il primo italiano a incarnare un nuovo modello di cuoco: colto, comunicativo e dinamico” , potrà a quanto sembra essere considerato un “grande”…ma se per farsi bello continua a sfruttare la sofferenza degli animali, se fa finta che il loro martirio non esista, in quanto a sensibilità rimane un “troglodita” acclamato da una platea di “trogloditi”…

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  4. franca zoratti
    franca zoratti says:

    Sono orgogliosa di essere italiana e che Bottura ci rappresenti nel mondo. Bravo e GRAZIE di tenere alto il nome
    ITALIA

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