Dove ti metto Lopriore

La nuova edizione della Guida ai Ristoranti dell'Espresso e il cuoco comasco.

In un mare di scelte importanti, di quella che è oggi la guida dei ristoranti che probabilmente sa raccontare meglio la cucina d’autore, ieri un po’ di prurito mi è venuto quando ho letto sulla guida de L’Espresso che Paolo Lopriore aveva un bel 15,5/20. “Quindiciemezzo”..? Stropicciavo gli occhi…”deve esserci un errore”. E invece no: l’errore non c’era e il ristorante Tre Cristi di Milano aveva lo stesso voto di…[cercatelo voi ndr].

Ora, premesso che il mondo è bello perché è vario e che il giudizio di gusto si muove in un ambito complesso e talvolta soggettivo, personalmente credo che questa sia una cantonata. L’operazione fatta da Paolo – sicuramente in via Galilei per una fase temporanea della sua vita personale e ristorativa – è estremamente interessante. Una sorta di anno sabbatico, come lui dice di “creatività gustativa”. Io ne ho parlato non troppo tempo fa ma le definizioni si sono mosse da un minimo di “agricola eleganza e maestosità” al massimo di “nuovo genio” e ai suoi tavoli si sono visti appassionati ed esperti da ogni dove, in poche settimane.

E L’Espresso cosa fa? Neanche lo stronca (perché di questo sarebbe stato interessante ragionare) ma lo derubrica dal gruppo degli autori della cucina d’avanguardia italiana mettendolo alla stregua di un ristorante qualsiasi. Quello che proprio, e in modo definitivo, non lo si può considerare. E questa storia mi ricorda tanto alcuni passaggi del percorso storico di Marchesi.

Caro Enzo (Vizzari), è davvero così?

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