Il gelato a Roma perde un gusto

Se n'è andato uno dei padri veri del gelato di qualità: Roma è orfana di Alberto Pica.

E mentre GROM veniva acquistato da Unilever e si apriva l’ennesima diatriba sul significato di “gelato artigianale” fra integralisti e studiosi (perché la nuova frontiera dei gastroesaltati è senz’altro il gelato) a Roma se ne andava uno dei padri veri del gelato di qualità: Alberto Pica. Non era granché simpatico, per la verità, e portava con sé molti dei vizi dei commercianti romani nella relazione con il cliente. Eppure, allo stesso tempo, Pica era una figura estremamente positiva per impegno e coerenza nell’ambito dell’artigianato del cibo buono.

La sua bottega, che è sempre lì, centralissima, in via della Seggiola (a due passi dal Ministero di Grazia e Giustizia di via Arenula) non ha nulla dei nuovi negozi di tendenza che ti spiegano perché e percome del gelato, dei premi presi e degli ingredienti usati. Nel bar di Pica, in cui si fanno anche tanti caffè e si vendono le sigarette, il gelato c’è ma non è neanche così visibile come a dire: chi sa quello che facciamo saprà chiedere e scegliere. Non rincorriamo i clienti. Il lavoro va avanti con la famiglia, e probabilmente le cose non cambieranno, eppure si sente già la mancanza di un personaggio come Alberto Pica, infaticabile lavoratore e rappresentante della categoria, così come di quel modo di fare e vendere il i coni che tanto ha caratterizzato un pezzo di storia della Capitale.

Pensare a lui fa venire in mente anche il compianto Marcello Castroni (e la creazione di uno dei negozi più belli della città), le storiche gastronomie di quartiere oramai estinte come Diotallevi a via Lucrezio Caro, oppure Frontoni e la sua indimenticabile pizza farcita di tanti anni fa. E a me fa venire in mente la storia di quella redazione di via Arenula 53, quando in pausa pranzo ci si mangiava il pastrami nel bar di Giancarlo, si faceva un salto da Bleve in via Santa Maria del Pianto oppure a farsi tagliare due fette di carne secca nella macelleria di Vittorio Latella. E alla fine non mancava il gelato di riso di Alberto Pica, dolce ma non troppo e con i chicchi croccanti.

Ma il mondo è proprio cambiato.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi unirti alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *