Trattorie e critica

Il nostro modello ristorativo più forte sottovalutato da buona parte del giornalismo enogastronomico, nonostante il successo di Osterie d'Italia.

Si potrebbe azzardare un parallelo fra la distanza tra politica e cittadini e quella tra critica gastronomica e i consumatori. Già, perché si avvicina la data di presentazione della guida Osterie d’Italia di Slow Food Editore (lunedì prossimo, 21 settembre, a Bra durante Cheese) e come al solito il rumore di fondo rimane quello su cuochi e cuochini, quasi che riesca davvero difficile ai giornalisti nostrani occuparsi di trattorie.

Eppure è sufficiente fare un tweet che parli della guida più venduta in Italia (perché attualmente Osterie è quella che ha “tenuto botta” alla crisi delle guide cartacee e ha superato le altre per abbandono di posizioni da parte della concorrenza), ed ecco che decine e decine di lettori rispondono o segnalano fra i preferiti, utenti Twitter mai visti prima. A dimostrazione del fatto che questa pubblicazione risponde a un bisogno e occupa uno spazio popolare e molto sentito dal pubblico: quello delle tavole a buon prezzo, con una cucina attenta a tradizione e territorio, tutte cose che abbiamo snobbato fino a l’altro ieri e che oggi sono diventate il centro dell’attenzione gastronomica.

Eppure… Eppure i giornalisti fanno fatica a parlare di trattorie, perlomeno se si escludono retorica e storielle di famiglia, quadretti romantici e racconti sentimentali. Fanno fatica ad analizzare un fenomeno come quello dell’evoluzione del nostro principale modello di ristorazione, quello peraltro più popolare nel mondo, in maniera attenta e moderna, anche perché la trattoria sta dimenticando nonne e ferri di cavallo alle pareti e il cambio generazionale sta evidenziandosi ogni giorno di più. Probabilmente è più facile parlare di alta cucina e di creatività, relazionarsi con organizzati uffici stampa e fotografi che non impegnarsi in prima fila andando a scovare osterie e trattorie in prima persona. Ma questo è un grosso limite che contribuisce ad aumentare quella distanza fra cucina d’autore e cucina di tradizione, fra ristorante e trattoria, che ha caratterizzato la cultura gastronomica italiana degli ultimi trent’anni e che – per fortuna – non appartiene alle nuove generazioni. Il tutto mentre i menu dei grandi cuochi fanno a gara nel richiamare casa, tradizione e osterie, nel lessico e nei contenuti. 

Proveremo a ragionarci su, lunedì alle 10.30 a Bra, perché il tema merita davvero.

2 commenti
  1. Luca formenti
    Luca formenti says:

    Purtroppo alcune zone sono davvero scoperte, un po’ per costi che superano quelli della classica trattoria, un po’ per una mancanza di tradizione culinaria solida e capacità di mettere nel piatto qualcosa di convincente (parlo delle prov. di Varese e Como in primis). Nel mio piccolo cerco di parlare quasi solo di piccole realtà ma è sempre più difficile trovarne di valide. La guida osterie d’Italia rimane comunque un punto di riferimento

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  1. […] La parola d’ordine è selezionare e spingere a una maggiore conoscenza delle trattorie che, spiega Bolasco, sono ignorate dalla critica e dai giornalisti. “I giornalisti fanno fatica a parlare di trattorie, perlomeno se si escludono retorica e storielle di famiglia, quadretti romantici e racconti sentimentali”, è il j’accuse lanciato in rete. […]

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