Gelinaz

Per lo Shuffle di Gelinaz a Roma si è tenuta una cena memorabile con Bertrand Grebaut di Septime.

Ci ho messo quattro giorni buoni a riprendermi: non ero più abituato alle imprese eroiche. Perché Gelinaz Roma questo è stato. Lo scambio di cuochi a livello mondiale che ha visto 37 viaggi portare chef – dal Giappone al Cile passando per l’Europa – a prendere l’identità di un collega per quasi una settimana pareva già una bella scommessa. Ma farla a Roma, in un albergo, l’ha trasformata in impresa. Il fortunato vincitore della casella romana è stato Bertrand Grebaut (Septime, Parigi), chef preciso e puntuale come un bisturi laser, adattissimo al pressapochismo capitolino. Basta poi aggiungere 40 gradi, una valigia persa e la cucina in tante faccende affaccendata (l’hotel era pieno e il ristorante attivo nonostante Gelinaz) per comprendere che tipo di cocktail bomba ne sia potuto venir fuori.

Al De Russie, blasonato hotel di via del Babuino, normalmente officia Fulvio Pierangelini (per l’occasione volato a Istanbul) ma in sua assenza il Grebaut ha dovuto conoscere la perfetta sfoglia dei ravioli fulvieschi (subito utilizzata per la cena di Gelinaz) schivando con la testa decine di club sandwich in uscita per il room service dei ricconi. In prima fila la squadra, capitanata da Donato e Luciano, si faceva in quattro per aiutare il giovane parigino a preparare la cena più difficile della sua vita. Nel frattempo il sottoscritto provava anche a portarlo in giro in Vespa per la Capitale fra assaggi di pecorini, pizza di Bonci, ortaggi del banco di Vittorio a via Tito Speri (il preferito di Fulvio). La temperatura ha toccato i vertici degli ultimi 50 anni e i pneumatici si fondevano insieme al cacio e pepe e alle domande di Bertrand. Per fortuna la gricia di Sbo da Roscioli e i cappelletti del giovane Federico Delmonte rimettevano tutto in sesto, sotto una pioggia di Trebbiano di Valentini. Fondamentale il supporto della Fumelli, che si spupazzava con me il nervosissimo francese, il quale cercava di spiegarle perché le sue 16 ore di stress quotidiano da Septime sembravano una passeggiata di fronte all’eroica impresa capitolina. Ma tant’è.

Eppure, sarà che l’impegno profuso da tutti ha alzato i cuori (compreso quello di Raffaele Barlotti venuto apposta da Paestum per portare la sua mozzarella di bufala), sarà che il tramonto di giovedì scorso sul Jardin de Russie pareva un incanto. Sarà anche che l’anima di Fulvio, sorniona, aleggiava sugli astanti e che la passione di Bertrand per il medesimo si toccava con mano. Sarà – ancora – che la valigia alla fine è arrivata e che il nostro Grebaut è un grande cuoco, ma lo Shuffle toccato a Roma è stato uno dei Gelinaz più Gelinaz che si possano immaginare, casino incluso. E le verdure con il fieno e lo yogurt di bufala, la ricciola con l’acqua di pomodoro e la variazione con mozzarella dei ravioli di Pierangelini tre piatti che rimarranno scolpiti nella memoria. A fine serata è stato persino beccato in flagrante un cuochino dell’hotel che cercava di graffitare il nome di Bertrand su una delle pietre storiche del giardino del Valadier. Subito arrestato.

 

Photo Credits: Lorenza Fumelli

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi unirti alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *