Se n’è andato: Juli Soler è morto questa notte

Portò Ferran Adrià al Bulli e contribuì a rivoluzionare l'alta cucina partendo dalla sala.

“Dobbiamo asciugare la tristezza con la musica degli Stones molto alta, così gli piaceva” twitta Josep Roca. E, al di là del piacere, la musica (Soler fu proprio attivo, fra le altre cose, per l’organizzazione di concerti dei Rolling Stones in Spagna) è parte della storia di un uomo che ha cambiato per sempre l’identità della ristorazione mondiale. Fu lui che portò Ferran Adrià a Cala Montjoi, al Bulli. Fu lui, di fatto, a scoprirlo e creare quella che fu la macchina dell’avanguardia culinaria più importante e veloce degli ultimi cinquant’anni. La spinta per la più importante rivoluzione gastronomica dopo la nouvelle cuisine.

Juli, alto e slanciato, veloce come i suoi gesti, preciso come un catalano doc, non aveva mezze misure. Imprenditore nato, seguiva il lavoro del ristorante e dei progetti ad esso collegati con attenzione, ha contribuito a costruire una metà importante della storia di questo ristorante che –importante non dimenticarlo – non è stato solo cucina. La rivoluzione del Bulli, a parte le tecniche culinarie e il superamento di numerosi tabù gastronomici, è stata infatti una rivoluzione di sala. Ha saputo mettere il cliente al centro di una nuova esperienza che, sdrammatizzando i rituali della haute gastronomie, ha fatto vivere un’esperienza multisensoriale e nuova costruita su gioco, esperienza, divertimento. La stessa che oggi si vive in molti dei locali che proseguono la storia della famiglia Adrià (Tickets, Pakta, Hoja Santa e Bodega 1900 di Albert, ad esempio), la stessa che anima il modo di mangiare e i menu degustazione della cucina creativa dei giovani di metà Occidente. Juli guidava la squadra di sala (e quella dietro la sala che organizzava, scriveva libri, gestiva progetti) come un vero direttore d’orchestra. Solo che la musica era rock e in mano al posto delle bacchette aveva una chitarra. Vederlo lavorare era illuminante. Poi, per quelli che hanno avuto la fortuna di poterci lavorare, la capacità di rivoltare ogni ragionamento come un pedalino per ripartire da capo da un’altra prospettiva era una delle sue cifre. Juli aiutava a pensare, a capire quello che stava succedendo intorno, a dare senso anche al lavoro di cronista.

In una delle ultime visite al Bulli, nel 2010, salutava come fosse l’ultimo incontro. Noi non capivamo, lui sapeva già.

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