Lopriore_Kitchen_Como

…o della miopia

Paolo Lopriore via dal Kitchen di Como

Ieri sera è arrivata la notizia: “Lopriore va via da Como”. Si chiude così, un po’ troppo in fretta, un’altra pagina di cucina italiana importante (anzi, fondamentale) con il ritorno in terra natia dello chef più coraggioso d’Italia, e il suo percorso fra pesci di lago (mitica la sua reintrerpretazione del riso in cagnone) e indimenticabili brunch domenicali. Il Kitchen gli stava un po’ stretto, di sicuro, a fianco di quell’hotel grigio lontano anni luce dal fascino della Certosa di Maggiano. Però quella casetta nel parco, separata dal prato e dalla strada, appariva come un’isoletta tranquilla, dotata della giusta autonomia. Poi arriva la notizia: il Grand Hotel di Como è stato acquisito dalla Sheraton. E con la notizia l’ovvio pensiero: chissà cosa succederà ora, chissà se sapranno valorizzare il piccolo tesoro che hanno in quella casetta, a due passi da Milano e dalla (sempre più) ricca Svizzera.

E invece è accaduto l’esatto contrario e sono bastate una manciata di ore per far rompere il rapporto e vedere perduta un’occasione d’oro: Paolo Lopriore va via già domenica prossima. Non sta a me entrare nel merito di ciò che è successo perché non conosco i fatti in dettaglio ma di sicuro posso dire che trovo semplicemente incredibile che una delle più importanti catene alberghiere mondiali – la Starwood – possa lasciarsi scappare uno dei più capaci chef al mondo, così, in un attimo. La stessa catena che cerca di vendere un’immagine fondata anche sul rilancio della gastronomia di qualità nei propri hotel. Ma, come dice un esimio collega, “hai voglia a fare personal shopper gastronomici per rimpiazzare una perdita così”. L’unica spiegazione che mi do è che il direttore non avesse idea del valore ereditato in casa, senza far nulla. Alla faccia della cultura gastronomica nostrana!

Photo Credits: Bob Noto

4 commenti
  1. giovanni gagliardi
    giovanni gagliardi says:

    Caro Marco, ritengo anche io Paolo Lopriore uno dei cuochi più bravi in circolazione però allo stesso tempo ritengo anche che non ci sia nulla di più lontano da, come dici esattamente tu, “una delle più importanti catene alberghiere mondiali” e la cucina di Paolo.
    No, Paolo “in catene” non ce lo vedo proprio.
    Meglio per lui e meglio per la Sheraton.
    E in bocca al lupo a entrambi.
    Ad Majora
    Giovanni Gagliardi

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      Ciao Giovanni, il tuo è il “tipico commento gourmet” 😉
      Nel senso che visto dal nostro punto di vista non fa una piega: hai ragione. Però, giornalisticamente parlando, che una catena di primissimo livello che dice di impegnarsi sul fronte gastronomico non si renda conto (perché nessuno mi toglierà dalla testa che lo stesso direttore non avrebbe fatto la stessa cosa se avesse avuto coscienza di avere fra le mani il valore che aveva, n.d.r.) di azzardare una mossa che gli fa perdere qualcosa che altri pagherebbero oro…è una vera notizia. E’ incredibile, succede solo qui, e -mi ripeto- alla faccia della cultura gastronomica nostrana.

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      • giovanni gagliardi
        giovanni gagliardi says:

        Sono completamente d’accordo a metà :-)).
        Anche io penso che una catena di primissimo livello dovrebbe rendersi conto che è il caso di investire su un eccellente cuoco.
        Al contempo non ritengo che tutti gli eccellenti cuochi siano uguali.
        E qui si deve rispettare la scelta imprenditoriale (anche se può far storcere il naso a qualche gourmet :-).
        Beck, per fare un facile esempio è per me un eccellente cuoco che vedrei bene in un simile contesto. Lopriore assai meno.
        Sintetizzando, a mio giudizio non tutti i cuochi eccellenti sono uguali e non tutti i cuochi eccellenti sono adatti a qualsiasi contesto e sono congeniali a qualsiasi progetto imprenditoriale.

        Con stima e simpatia.
        Ad Majora

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        • marcobolasco
          marcobolasco says:

          Allora te la racconto così: c’era una volta un direttore d’albergo di nome Mario che aveva in casa un incredibile collezione di lenzuola di cotone rarissimo. Ma non lo sapeva. Anzi: le cameriere avevano detto più volte che quelle lenzuola creavano dei problemi alla lavanderia perché complesse nella stiratura e troppo delicate. Poco adatte al lavoro impegnativo di quell’epoca, ai ritmi della nuova compagnia. Fu per questo che l’intero stock fu venduto ad un’asta. C’erano alcuni clienti, però, che raccontavano di quell’incredibile cotone. Erano pochi, ma uno di loro seppe dell’asta e suggerì ad un ricco e raffinato imprenditore (che stava per aprire un nuovo hotel) che sarebbe stato un incredibile affare comprarle. Dopo l’acquisto, il suo nuovo albergo divenne infatti famoso anche per la qualità delle lenzuola. Mario fu invece licenziato dalla sua compagnia quando si scoprì “la sua scelta imprenditoriale”, ovvero che aveva svenduto cotone rarissimo.

          A me interessa questo. E questo è una notizia.
          Che poi Paolo Lopriore non fosse al posto giusto (anche prima dell’arrivo di Starwood) è cosa ovvia e io mi auguro come te di vederlo presto in un luogo più consono 🙂

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