Michelin 2015

La "Rossa" capace di sorpassare a sinistra le altre guide?

All’indomani della presentazione della Michelin piovono, severi, i giudizi sulle scelte della guida francese. “Poco generosa”, “nessun nuovo tre stelle”, ecc. Più o meno un disco incantato. Eppure, a guardar bene, come già accaduto negli ultimi anni, sembra che la Michelin di fatto si muova con maggiore agilità di prima e faccia piccole (grandi) scelte coraggiose. Quelle che non tutte le guide in tempi di crisi riescono a fare. 

Un esempio? Le retrocessioni. Amare – certo – discutibili – pure – perché impopolari, ma sempre più rare: nella Rossa 2015 ce ne sono. Poi la capacità di parlare di locali fuori dal circuito autoreferenziale dei già famosi e dei saranno famosi, come nel caso dell’ottima Bottega del Buon Caffè di Firenze (peccato solo che adesso a pranzo costi molto più di prima! n.d.r.) o del buon Camanini di Gardone Riviera, uno dei cuochi più interessanti del continente, a detta di molti. Ma che poi non si fila quasi nessuno. E il fatto, editorialmente nuovissimo, di mettere online i contenuti gratuiti attraverso la nuova App.

E ancora il Sud, la rivoluzione del Sud. Partita come guida, proprio 60 anni fa, “che si fermava in Toscana”, la Michelin oggi è la più attenta alla rivoluzione che sta trasformando la cucina italiana e che, ancora una volta, per ragioni di parte o scarsa attenzione è troppo taciuta. Perché non si tratta di buoni ristoranti del meridione italiano, bensì di una nuova scuola, di un movimento che scuote la penisola e che ha solide radici culturali (ma oramai anche metodologiche) da Roma in giù. D’altro canto lo diceva già il responsabile della guida in Italia, Sergio Lovrinovich, in una recente intervista a Cronache di Gusto: «interessante la buona percentuale di cuochi del Sud che, una volta trasferiti in aree diverse della penisola, armonizzano piacevolmente la loro cucina fresca e seducente con alcuni prodotti e ricette locali, con il risultato di proporre piatti più leggeri, secondo la domanda attuale». Insomma, si è ribaltata una prospettiva, un po’ come diceva Aldo Cazzullo in un suo libro: a tavola è il Sud che ha conquistato il Nord. Definitivamente.

Certo, ci fosse stata anche la stella a Lopriore, Lovrinovich mi sarebbe stato più simpatico.

6 commenti
  1. Antonino Radici
    Antonino Radici says:

    Aggiungiamo anche la disponibilita’ dell’applicazione gratuita per iOS e Android, tempo fa quado fu rilasciata la guida Slow Food chiesi perche’ solo iOS e mi fu risposto che su Android non c’era mercato. Non esattamente una scelta intelligente 🙂
    Non ho ancora usato l’applicazione delle Michelin, sarei anche stato disposto a pagare per applicazioni di altre guide su Android, Osterie d’Italia e Ristoranti d’Italia in primis, ma il panorama attuale e’ veramente triste

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  2. marcobolasco
    marcobolasco says:

    E infatti l’App Osterie per Android è stato un bagno di sangue e ha dimostrato che non ci sono molti utenti Android disposti a pagare 😉 L’operazione che fa Michelin è su un’App gratuita e proprio per questo può incontrare facilità nel mondo Android. Noi ancora non ce lo possiamo permettere: non siamo una multinazionale di pneumatici 🙂

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  3. marco t.
    marco t. says:

    La novità più forte, oltre alla gratuità dll’App è la scelta dell’interattività con i lettori. Una sfida che, se ben gestita, può essere vincente per il futuro delle guide. Poi nel merito delle stelle concordo con quanto scrive Bolasco: ci sono scelte, nelle nuove come in quelle tagliate, molto innovative, ma solide, non succubi di mode “rischiose”. Anche se in molti casi (penso al Piemonte e alla scoperta del Sud) come sempre la Michelin arriva dopo le altre guide italiane. E va via dopo. Insomma laurea più che scoprire

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  4. Antonio Radici
    Antonio Radici says:

    Non vorrei andare off-topic con una discussione sull’app Osterie d’Italia, io l’ho comprata (7.99 eu) e l’ho trovata molto deludente. Forse bisognerebbe usarle di piu’ queste app prima di commercializzarle 🙂

    Non ho ancora provato quella della Michelin, immagino che abbiano molte piu’ risorse economiche ma non e’ detto che servano tantissime risorse economiche per fare un prodotto di qualita’, come tante guide non-Michelin dimostrano, a cominciare proprio da Osterie d’Italia, pur con un diverso target.

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      Antonio, lei può ovviamente opinare come crede ma l’app ha avuto un grandissimo successo su iOS e non su Android, quindi il problema non è da cercare nell’App (che peraltro su iOS è la più venduta in Italia fra le guide e ha vinto diversi premi) ma negli store (e dunque nei sistemi operativi ad essi legati) in cui si vende.
      Per la cronaca (altrimenti parliamo di aria fritta) per ogni App venduta su Android se ne vendono 10 (dieci) su iOS. E quanto al progetto di qualità, poiché ci abbiamo lavorato parecchio, i soldi purtroppo servono ancora, tant’è che le vendite su Android non bastano minimamente a sostenere i costi. Ergo, su Android siamo in passivo.
      Quanto a Michelin, la strategia complessiva di comunicazione ripaga in maniera diversa nell’ambito di un quadro che non è quello di Slow Food.

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