La Barbacane (e la mort d’une certaine haute gastronomie française)

Carcassonne, quattro forchette rosse e una stella. In un albergo bellissimo, l’Hotel de la Cité, forse uno dei più belli di Francia, ospitato nei bastioni della cittadella medievale. La mia stupida curiosità nei confronti di una gastronomia classica francesce che conosco ma non abbastanza ha colpito ancora. Stavolta era prorprio meglio star lontani.

Jérôme Ryon, proponeva nel suo menu: “morilles et gnocchi de petits pois et pommes de terre, asperges et echalotes, consommé de boeuf à la réglisse, toast au comté”. Il brodo, concentratissimo e salato, era imbevibile. Una rincorsa verso la nuova cucina (piatto di vetro incluso) che sapeva di vorrei ma non riesco. Poi omble chevalier con gli asparagi e pintade de Bresse, (le suprême farci en persillade, la cuisse confite). Buonini. Chiusura con formaggio tartufato (in maggio) e carrello di pasticceria (triste) che in realtà era un vassoio. Il servizio si muoveva scomposto e disorganizzato ma sempre formale. Noi abbiamo aspettato 57′ il primo antipasto e un totale di 3 ore per tre piatti + formaggio e dolce. Il sommelier impaurito dalla (sua) carta dei vini di annate vecchie che non si sentiva di consigliare. In sottofondo il pianoforte alternava The Enterteiner a Elton John e La vie en rose…

L’hotel era quasi pieno, La Barbacane mezza vuota, le brasserie fuori pienissime. Il canto del cigno?

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