Da Barcelona #8 (Paco Morales)

Ho conosciuto meglio Paco Morales, nel suo bellissimo rifugio valenciano, l’Hotel Ferrero (di proprietà del celebre tennista): una specie di casa di lusso nel mezzo di un bosco vicino a Bocairent, cittadina bellissima e arroccata. “Despista”, dice Philippe Regol sul suo blog. E in effetti è difficile classificare questo giovane perfettamente integrato nel movimento dinamico della cucina del suo paese e al tempo stesso assolutamente fuori dagli schemi già visti:

“Si hay un cocinero que despista en el panorama culinario español actual, es Paco Morales. Buena señal. Lo fácilmente clasificable va siempre unido a lo previsible.

Después de haber estado en el meollo del movimiento llamado “de la vanguardia española” durante más de cinco años y dos como jefe de cocina del restaurante Mugaritz, este joven cocinero de 30 años se supo desprender de los tics de la cocina de la insipidez para plantear su propia cocina, basada en sabores elegantes pero bien marcados, construcciones integradas con elementos contados pero complejos en boca, propuestas siempre originales y personales alejadas de las modas y una estética en el emplatado sobria pero efectista.”

In effetti la centralità della materia prima ricordava più alcuni tratti di un Niko Romito che non i giochi di consistenza dei baschi moderni. Così come il gioco laico sul sapore, sempre molto rispettoso ma anche coraggioso nelle inaspettate intensità mi ha ricordato Crippa e la scuola marchesiana tutta.

Un posto da vedere, comunque, e un cuoco inquieto (a dispetto della sua immagine) quanto interessante da seguire. Perché in Spagna con la chiusura del Bulli tutto sta cambiando. Come dice Regol: è la post-avanguardia.

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