Le guide e le App: il caso Osterie

Le guide, la carta vs. il web, il 2.0. Dibattito apertissimo e ricco di spunti. Tra questi, da editore, devo dire che il fronte applicazioni per smartphone -e più in particolare l’Apple Store- sono di fatto il primo approdo concretamente redditizio per le nuove guide. Inventate di fatto per essere un modo concreto per bypassare il problema della reticenza agli acquisti su internet i piccoli acquisti “oneclick” inventati dalla casa di Cupertino. Di fatto con l’Iphone gli acquisti si fanno, eccome.

Detto questo resta il problema del rapporto costi-ricavi. Realizzare un’applicazione ben fatta oggi come oggi costa e il prezzo di vendita (detratta la quota che rimane ad Apple) non ripaga sempre tanti sforzi. Perlomeno perché i numeri, spesso ancorati a qualche decina o poche centinaia di download, non sono sempre così lusinghieri. Non sempre.

Già perché Osterie d’Italia 2012, realizzata da Slow Food Editore in partnership con Ovolab, per me è un piccolo caso. Sicuramente gli sforzi per realizzarla al meglio li abbiamo fatti. Ma migliaia di download in due mesi, essere a lungo “App della settimana”, rimanere nella classifica delle “Top redditizie” non ce lo aspettavamo davvero. Evviva!

11 commenti
      • mac
        mac says:

        Come sai io sono di parte (Android) e quindi sarei solo felice del port.

        Personalmente credo però che il fattore discriminante non sia la redditività per piattaforma (ci sono molti più android phones che iPhone in giro, e sviluppare per Android è più semplice → meno costoso).

        Se dipendesse da me, partirei dal capire qual è la distribuzione dei vostri clienti fra le due piattaforme. Purtroppo – e questo (lo ammetto candidamente!) è in parti uguali pregiudizio ed “educated guess” – mi aspetto che i chi compra le guide Slow Food sia tendenzialmente un utente iPhone [ancora di più: un fedele ‘schiavo’ dell’ecosistema Apple]…

        Comunque ci sono varie opzioni che potete esplorare per creare applicativi cross-platform (che girano su entrambe le piattaforme). La più elegante – IMO – è PhoneGap: http://phonegap.com/

        Buona fortuna da una Svezia finalmente innevata! 🙂

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  1. Giancarlo
    Giancarlo says:

    Ma credo che l’adattamento ad Android di un’app già sviluppata per Iphone non sia così dispendioso … ma di questo non ho la certezza. Mi piacerebbe che fosse Slow Food a fare da precursore in questo nuovo mercato ma riguardo alla sostenibilità economica non ho dati a supporto …

    Grazie comunque per la risposta

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  2. stefano bonilli
    stefano bonilli says:

    Vedere ancora uno che parla di schiavitù Apple proprio il giorno nel quale escono i risultati della trimestrale Apple che sono i migliori di sempre è tragicomico, quasi che il +137% di vendite dell’iPhone 4S siano frutto della moda e della pubblicità mentre Android è il sistema di quelli fichi, che non seguono le mode, e google è una società dedita a opere di bene e all’informazione culturale.

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    • quasipedia
      quasipedia says:

      Stefano, onestamente non ho capito cosa mi rimproveri.

      Il fatto che le vendite di un telefono che tecnologicamente non offre significativi vantaggi nè rispetto al suo predecessore nè rispetto alla concorrenza vadano così bene sarebbe un punto a sostegno della mia tesi sulla “schiavitù da ecosistema”… ma ad ogni modo il focus del mio commento non era questo, e neppure mi interessa il dibattito a riguardo – in tutta onestà. 🙂

      Inoltre, nel mio commento io non ho mai detto che Android è il sistema di quelli fichi, nè che Apple venda per pubblicità o moda ne’ tantomeno ho espresso un giudizio su Google. Ho solo detto che – rispetto alle quote di mercato dove Android domina la classifica – i clienti Slow Food sospetto siano più spostati verso Apple.

      Su questo potrei sbagliarmi, ma la risposta dovrebbe essere uno studio sulla clientela Slow Food, non i dati di vendita dell’iPhone… 🙁

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  3. Mauri
    Mauri says:

    Mi piacerebbe dare un piccolo riferimento alla questione Android/iPhone.
    Purtroppo non esiste un tool per il “porting” dell’applicazione da iOS ad Android e purtroppo non è neanche vero che Android costi meno in fase di sviluppo. Il dover necessariamente supportare 3 risoluzioni diverse di schermi, e 2 versioni commercializzate del sistema operativo (v2.x e 3.x contro il solo iOS5 di Apple) complica non poco lo sviluppo e il testing. E’ anche molto difficile poter garantire un prodotto privo di bug per via delle decine e decine di modelli con schermi, processori e memorie diverse. Lo è per ogni piattaforma, anche Apple, ma quando le combinazioni si moltiplicano…
    Per quel che riguarda i dati poi, beh, forse bastano quelli a togliere ogni dubbio.
    Purtroppo il riferimento è “preistorico” essendo datato 01/02/2011, ma in questo articolo, dell’autorevole BBC, potrete trovare validi riferimenti.
    http://www.bbc.co.uk/blogs/thereporters/rorycellanjones/2011/02/android_topples_symb.html

    La situazione, a distanza di un anno, non è cambiata di molto. Il trend rimane sostanzialmente lo stesso.
    Android vende più device, ma gli utenti Android spendono meno nelle applicazioni.
    Il mondo delle applicazioni Android spesso poi si nutre di adv (basti pensare al caso Angry Birds), e forse questo, Marco mi correggerà, non è perfettamente in linea con Slow Food?

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    • quasipedia
      quasipedia says:

      Mauri, molte delle cose che dici sono condivisibili (dissento solo sulla semplicità di programmazione e relativi costi, ma ‘cibario’ non è probabilmente il forum più adatto per discettare di questo… 🙂 ).

      Il mio punto comunque era e continua ad essere un altro: la questione non è ideologica [fare l’applicazione per la piattaforma più cool] e neppure statistica [fare l’applicazione per lo store che in media attrae più utenti paganti]. E’ puramente pragmatica: massimizzare il profitto che deriva dall’applicazione.

      In particolare, è molto difficile trarre previsioni “particolari” (successo dell’applicazione X) da dati “generali” come le statistiche su app store e android market. Soprattutto per una realtà di nicchia come un editore specializzato in enogastronomia, vale molto di più una conoscenza approfondita del proprio pubblico che uno studio generale sulla performance dei vari “store”.

      Inoltre, iOS e Android non sono mutualmente esclusivi: un’applicazione può essere redditizia su entrambe le piattaforme. Anzi, in alcuni casi potrebbe essere redditizia solo se il costo di sviluppo è distribuito su più piattaforme (vedi PhoneGap, Appcelerator o simili…).

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