Mi piace il Ceppo

In queste ore si è aperto un dibattito sui risultati delle guide e in particolare su un confronto tutto romano tra Glass e Ceppo per il quale il pari merito sarebbe un’onta da lavare con il sangue, un paragone improbabile un po’ come quello tra il vino di Dettori e uno Shiraz Grenache di Yellow Tail.

Dissento.

E non già perché non sia un sostenitore del Glass. Lo sono, penso che sia una delle più belle novità negli ultimi anni della ristorazione capitolina (ed è anche uno dei locali che più mi mancano da quando vivo a 700km di distanza). Così come credo che la cucina della Bowerman sia tecnicamente e golosamente superiore a quella rassicurante del locale pariolino.

Ma descrivere il Ceppo solo per la sua immagine superficiale (quella della foto) è un errore. Il locale di Caterina Marchetti (e prima ancora di sua madre) è un gioiellino pieno di virtù, da non giudicare solo per la fauna di cariatidi provenienti dalla noiosa borghesia romana che di quando in quando lo frequentano.

Al Ceppo è uno dei primi locali ad avere ragionato di vini naturali, ad esempio. Ed è una delle carte dei vini più belle e intelligenti che io abbia mai visto. E’ un locale dalle mille facce, che vanno da una carne alla griglia fino al piatto creativo, che magari c’è solo quel giorno e che non torna più, perché è frutto di un guizzo della cucina. E’ uno dei ristoranti più affidabili di Roma, dove si sta bene e lo standard è alto e si mantiene alto. Dove quando ci sono i funghi e i tartufi (insieme a parecchi altri prodotti di stagione) vengono selezionati e serviti con cura (a Roma non capita spesso). Dove i clienti vengono sostanzialmente tutti trattati nello stesso modo. Uno di quei posti che consiglio frequentemente e in cui ho sempre voglia di tornare. E se proprio devo dirla tutta Caterina è una ristoratrice così intelligente e illuminata che se lavorassi in un quotidiano in questi giorni correrei ad intervistarla.

7 commenti
  1. Alberto
    Alberto says:

    Caro Bolasco, io non penso che il problema sia il confronto di cucine bensì il confronto tra voti in guida. Mi spiego: nessuno credo ha mai detto che dal Ceppo si sta male. E’ come una rassicurante vecchia zia che ci accoglie col merletto sotto la teiera, e ci offre i pasticcini da te col candito rosso e verde.
    Insomma, se ci andassi stasera sarebbe come rievocare quelle cene di 25 anni fa, quando ci si andava dopo le premiazioni a scuola coi parenti.
    Andavi lì, all’Augustea, da Celestina… la buona borghesia attovagliata.
    Ma da una guida forse io mi aspetto altro, o, meglio, mi aspetto che se considero così il Ceppo valuto allo stesso livello, chessò, il Toscano di Bruni o Nino … posti solidi e affidabili, insomma. E, aggiungo, valuto con un bel voto alto anche quella pizzeria in fondo alla Prenestina che casomai non usa il caciocavallo del Monte Vattelappesca ma intanto si fa i suoi 400/500 coperti a sera, tutti felici e contenti: e questo perchè la ristorazione è comunque una attività commerciale, e anche i ristoranti in perdita esistono perchè qualcuno ci guadagna alla fine… no?
    Morale, quello che credo venga contestato è la nebbiosità dei criteri di giudizio e la scarsa capacità di rendere comprensibili e paragonabili le diverse votazioni.
    Forse sbaglio, non so…

    Rispondi
    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      Ma io in realtà cercavo proprio di abbandonare il confronto di voti che non mi interessa piu di tanto per ragionare del fatto che invece il Ceppo è una vecchia zia…che sotto sotto invece è molto più giovane di quanto appaia. Esce la sera e fa la dj…

      😉

      Rispondi
  2. Clara
    Clara says:

    Ciao Marco, tu non mi conosci, ma io conosco te perchè ti seguo da moltissimo tempo. Non ho perso una puntata di panino amore mio e ho letto moltissimi tuoi articoli. Ora seguo il tuo blog e devo ammettere che non c’è una parola e un’idea che io non condivida.
    Adoro il Ceppo per la sua atmosfera rassicurante e non mi disturba il suo carattere un pò obsoleto. lo paragonerei a quei guantini di pelle giusti per guidare una bella macchina d’epoca.
    Glass è un altro mondo, è una scoperta. Come non esiste il viaggio, ma esiste il viaggiatore, altrettanto direi: non esiste il ristorante in base ai punti attribuiti dalle guide( non l’ho mai condiviso). Non esiste IL RISTORANTE, esiste ciò che ti trasmette un piatto. Al Ceppo percepisci l’amore nel piatto. E percepisci la cura che c’è dietro Caterina nel proporre ai suoi clienti un certo tipo di ristorazione.
    Spero di incontrarti presto.
    Clara

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  3. bob
    bob says:

    Egr dott. Bolasco,
    Le volevo sol far notare che questo post è datato 21 settembre ed oggi è il 26 ottobre.

    Grazie per l’attenzione

    Rispondi

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  1. […] del Gambero Rosso, ovvero Al Ceppo. Scopro dopo la cena che ne aveva parlato Marco Bolasco nel suo blog e magari il confronto può essere stimolante: lui ne parla da vecchio frequentatore ed amico della […]

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