M**BRUT

Me ne avevano parlato, ero proprio curioso. Di panini mi sono occupato, di panini ne ho mangiati e ne ho farciti. Perciò mi sembrava anche forse di aver aspettato troppo tempo dall’apertura di questa “agrihamburgeria” (nome agghiacciante) in Torino. E sono andato.

E dopo poco mi son chiesto…: ma davvero si pensa che bastano la carne “giusta” e il pane “giusto” per fare un locale diverso e alternativo al fast food all’americana? Come si può pensare che il solo selezionare le materie prime con criterio sia la panacea di tutti i mali? Non so dove siano andati altri ma io sono entrato in Corso Ferraris in un locale bruttino, dai colori e luci (al neon) che tanto mi ricordavano le due “collinette” americane, con musica assordante e martellante che neanche nei peggiori centri commerciali. Il cibo veniva confezionato da una piccola catena di montaggio che non faceva pensare esattamente la cucina della nonna mentre la passione del personale verso il proprio lavoro e la qualità nella relazione con il prossimo erano pari a quella di un bambino costretto forzatamente al catechismo.

Per finire: colori, spazi, convivialità, modalità di pulizia del tavolo sono esattamente uguali all’originale. Americano. Con la differenza che i panini in america sono spesso fatti meglio. Qui l’hamburger, asciutto e mal condito, mi è rimasto nello stomaco diverse ore. Tra l’altro il formaggio va scelto giusto e non basta scrivere i nomi in dialetto sulla lavagna per rendere tutto più bello. Anzi, a me fa quasi tanto presa per i fondelli. Ma che Brutt…

 

8 commenti
  1. piermiga
    piermiga says:

    Come ti capisco. E come sono lontani spirito e qualità degli inizi, almeno, per quanto riguarda Rivoli ed in merito a preparazione cottura e presentazione.
    Ciao
    Pier

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  2. Luca Iaccarino
    Luca Iaccarino says:

    A me ha convinto la Burgheria. Ne scriverò su Rep, ma ti anticipo qua la recensia:

    Tempo fa, gli amici Roberto&Roberto mi dicono: “ma l’hai mai provata la Burgheria? Quello sì è un posto dove san fare i panini! La ragazza è americana, e segue proprio le ricette della tradizione a stelle e strisce, quelle dei chioschi degli anni Venti!”. Di fronte non a uno, ma due punti esclamativi non ci si può tirare indietro. Così prendo i suddetti Roberti e la collega Francesca ed eccoci in questo minuscolo bugigattolo incastrato in via del Carmine. L’estetica (anche l’etica?) è tutta diversa dai più noti competitor – leggi M**Bun e la Granda –, qui siamo in una manciata di metri quadri e in una gestione iper-familiare, cioè c’è la suddetta ragazza che serve e fa cassa e un ragazzo che griglia e frigge. Bon. Nonostante le dimensioni lillipuzziane, il locale è carinissimo, tutto curato, accogliente, simpatico. Ma poco importerebbe, se i panini non fossero spettacolari. Spettacolari: ecco, l’ho detto. Il pane è fatto in casa, l’hamburger rigoglioso, i rondelloni di cipolla croccanti, la fontina e il gorgo gustosi. Niente evocazioni slow, solo roba buona buona. Il menu hamburger – panino normale, patate, bibenda – costa 6,00, quello col cheese o col bacon 6,50, quello “Protagonista” – con il panino della settimana – viene 8 (la sera è tutto aumentato di un euro). Aggiungendo 1,50 euro, la bibita normale si può trasformare in una bella bottiglia di birra da 0,5. Insomma: io con 8 euro prendo un Baconburger buonissimo, le patatine (che fanno golosamente condite con spezie varie, proprio all’ammeregana), e una weisse Hacker-Pschorr da mezzo litro. Ci si mette un po’ per ordinare e per sedersi – ché evidentemente sono stati travolti dal successo – ma una volta fatto è un bel pasteggiare. E dire che un tempo a Torino l’unico posto per mangiare un hamburger era il Mellow.

    LucaPop

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  3. Andrea
    Andrea says:

    Sono stato proprio questa sera nel loro locale in via delle Rosine, se vogliamo ancora più minuscolo di quello provato da Luca ma devo sottoscrivere tutto quello che ha detto….da ritornare al più presto!

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  4. AlbyTO
    AlbyTO says:

    Buongiorno Sig.Bolasco,
    sono stato ieri sera al M** Bun,avendo prima letto la Sua recensione.Devo dire che la Sua opinione,a mio parere,è troppo severa.Ovviamente ci sono cose che non vanno: in primis le patate (extra-malus)e le facce degli inservienti che preparano le pietanze.Per il resto mi è sembrato un luogo che trasmette serenità e tranquillità,al contrario del colosso U.S.A e nonostante ci fosse una coda costante dalle casse fino a bordo marciapiede i tempi di attesa e la rotazione dei posti a sedere sono sempre state più che scorrevoli(extra-bonus)
    Trovo che l’idea sia in ogni caso da apprezzare e sperare che con il tempo e le critiche realtà simili a questa possano migliorarsi e diffondersi.
    Rimango dell’idea che ne questo ne La Granda siano più buoni delle Big americane,pur essendo una persona “think-slow”.
    Grazie per l’attenzione.Saluti.Alberto

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  5. AlbyTO
    AlbyTO says:

    Buonasera Sig.Bolasco,
    sono stato ieri sera al M** Bun,avendo precedentemente letto la Sua recensione.A mio parere è stato un pò troppo severo:le patate sono sicuramente da migliorare(extra-malus) e anche il coinvolgimento del personale che prepara le pietanze è migliorabile e non poco.Per il resto ho trovato un ambiente,pulito,tranquillo,rilassante e senza odori sgradevoli a differenza dei big d’oltre-oceano;la coda partiva dalla cassa e arrivava fino ai bordi del marciapiede(costante fino alle 21.30)riusciva ad essere smaltita in tempistiche accettabili(15 min.)con una rotazione dei posti a sedere rapida(extra-bonus).Trovo che l’utilizzo del piemontese ci stia(bonus-simpatia)e aiuta ad avvicinarsi all’idea di fondo.Questa iniziativa come quella de LA GRANDA sono da apprezzare e lodare,sicuramente migliorabili.
    Per concludere,pur essendo un accanito sostenitore della filosofia slow e km0 trovoi che le multinazionali del settore abbiano ancora un altro passo,anche e soprattutto in termini di gusto.
    Grazie per l’attenzione e complimenti.
    Saluti

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  6. Luca M
    Luca M says:

    Ho provato nelle ultime tre settimane due volte l’hamburger di M**Bun, la seconda dopo aver letto la tua recensione. Penso che tu abbia beccato una serata o un hamburger veramente sfortunato.
    A me, in tutti e due le volte l’hamburger era ben cotto ma non asciutto, se riesci forse meriterebbe ritornare.
    Trovo quindi la tua recensione troppo severa. Devo ammettere di non essere tipo da fast food, preferisco le tradizionali osterie, ma penso che iniziative simili vanno incoraggiate per dimostrare che esiste una alternativa a Mc Donalds e ai molti Kebab poco buoni presenti in città.
    Saluti, Luca

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      A parte l’hamburger sfortunato (cosa che mi parrebbe strana) la mia critica è strutturale e concettuale. Non mi piace proprio il concept e non trovo questa un’alternativa alla catena americana, piuttosto una brutta copia. Che quando tira in ballo territorio, identità e dialetto mi fa venire pure l’orticaria.
      Per contro oggi sono stato a La Granda nel panino, in piazza Solferino. Pur rimanendo con molti dubbi, in parte per gli stessi motivi, l’ho trovato più interessante. Modalità, accoglienza, contenuti, bibite. E il panino, peraltro, molto più buono.

      Rispondi

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