Spiriti bollenti

Qualche tempo fa si è fatto un gran parlare di un libro con la copertina azzurra pubblicato da Feltrinelli. E io devo ancora capire perché. O meglio: buttare fango e raccontare storie piccantine e polemiche tira sempre. Ovvio. Il problema è che troppo spesso si racconta e disegna una ristorazione italiana che non esiste. Siamo già arrivati alle inutili caricature senza passare dal via. E non siamo invece capaci di narrare le cose vere, i profili dei protagonisti, quello che c’è dietro. Se poi lo deleghiamo a chi di questo mondo sa poco e cerca lo scoop allora è ancora peggio.

Per questo stamattina scrivo contento di questo bel libro. In libreria fra tre giorni, il 23, ma che io ho avuto la fortuna di leggere. Perché Raethia Corsini invece ci è riuscita. Raethia è una giornalista vera e soprattutto una gran narratrice, questo lo sapevo, ma che questo libro fosse così interessante invece no. Sono venti racconti, di altrettanti cuochi, frutto di interviste ben fatte e -come scritto nella nota per i lettori- riportate fedelmente nei contenuti e liberamente nella forma. Cosa fa Raethia? Semplicemente fa parlare i cuochi, ma per davvero però. Li racconta con una curiosità sincera e appassionata che riesce a dare un punto di vista nuovo e ancora troppo poco “esplorato”. Li racconta come persone. Con i loro pregi e i loro difetti, limiti ed entusiasmi, visioni del mondo e paure. E fu così che si capi’ che i cuochi sono esseri umani. Persone interessanti anche -e molto- lontano dai fornelli. E fu così che raccontandoli come persone venne fuori in modo palese il perché di alcune scelte fondamentali per il presente e il futuro della cucina italiana. Che non è fatta solo di tendenze, prodotti e di tecniche ma spesso di cultura. Quella dei cuochi. Perciò se volete sapere cosa faceva Uliassi da piccolo e quali sono le voglie segrete di Niko Romito dovete leggerlo 😉 Nel frattempo scoprirete cose interessantissime….

Insomma Raethia Corsini voleva raccontare energie e spiriti “bollenti” e ci è riuscita perfettamente. Allo stesso tempo ha messo un mattoncino per aiutare a fare ordine e un po’ di ricerca storica nella cucina italiana. Non c’è solo Signorini, insomma. Brava Raethia (ti invidio un po’) e complimenti a Guido Tommasi che questo libro lo ha voluto e lo ha pubblicato.

11 commenti
  1. lamberto
    lamberto says:

    ciao marco, solo un chiarimento, quando dici ‘Non c’è solo Signorini’ ti riferisci al signorini di canale 5 e al programma che presenta con oddani, esposito e pierangelini ?
    leggerò questo libro con molto interesse,
    grazie della dritta

    lamberto di forlì

    Rispondi
  2. lamberto
    lamberto says:

    scusami , ma non ho compreso se il riferimento è positivo o negativo,
    se ritieni il programma di signorini un bel programma o no

    Rispondi
  3. Giovanni Lagnese
    Giovanni Lagnese says:

    Oddio, leggendo dei cuochi mi sono reso conto che sono, quasi tutti, un po’ – mi si perdoni il termine – ignorantelli. Quasi nessuno ha una cultura personale per vivere – “privatamente” e professionalmente – in uno stretto e proficuo rapporto con la cultura contemporanea tutta.
    Del resto la vita privata non è separabile da quella professionale. E dice bene Adrià quando auspica un maggiore dialogo fra la cucina e tutto il resto del mondo dell’arte e della cultura contemporanee. Un dialogo, aggiungerei io, non solo strettamente professionale, ma esistenziale.
    Invece di andare a Canale 5, i cuochi, farebbero meglio ad andare ai concerti con musica di Berio.

    Giovanni

    Rispondi
      • Giovanni Lagnese
        Giovanni Lagnese says:

        È eccessivo auspicare che i cuochi arrivino a stare, culturalmente, sullo stesso piano ad esempio degli architetti?
        Perché su Domus trovo riferimenti a non finire alla cultura contemporanea tutta e sulle riviste di cucina no?
        Perché in un’intervista a Renzo Piano trovo riferimenti a Derrida, a John Cage, a Quine, mentre in un’intervista a un cuoco – al 98 percento dei cuochi anche più grandi – no?
        Perché in una videointervista su YouTube a Fuksas ascolto un italiano accettabile, mentre in una videointervista a un cuoco – al 98 percento dei cuochi anche più grandi – sento balbettamenti sgrammaticati?
        E infine: perché con chi scrive su Domus si può parlare di Derrida, John Cage, Quine, mentre con Marco Bolasco no? 😛
        Non è che forse Ferran Adrià ha un po’ di ragione nel voler tirarsi fuori dal “mondo dei cuochi”?

        Giovanni

        Rispondi
        • marcobolasco
          marcobolasco says:

          …ma tu guarda che mi era sfuggito il giorno in cui ci siamo conosciuti e parlando di filosofia francese, logica formale e musica contemporanea e mi sono sottratto alla conversazione…

          Rispondi
  4. lamberto
    lamberto says:

    ah volevo ben dire……. mi ero preoccupato che tu lo ritenessi un buon programma.

    di nuovo grazie dell’attenzione.

    Lamberto di Forli’

    ps. comprato il libro, e condivido la tua…. “invidia” 🙂

    Rispondi
  5. Nicola
    Nicola says:

    L’unico con cui si può parlare, in Italia, di gastronomia e Derrida sono io: e infatti mi vedi spesso alle convention tra cuochi e giornalisti… 😉

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi unirti alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *