‘O Sud

 

vignetta di Carlo Maino da "Il Foglio"

Adesso che vivo al Nord mi sono convinto: sono meridionale. Me ne accorgo perché qui non mi piacciono i pomodori (ma i peperoni sono molto più buoni), perché cerco negozi terroni, perché quando vado a fare la spesa non trovo tutto quello che cerco. E penso.

Così come mi capita, come in questi giorni in cui di Vico, di Mediterraneo, di Costiera e di Sud si è parlato tanto, di notare come nella parte bassa del nostro Stivale si celino alcuni degli ingredienti fondamentali per il futuro del pensiero sulla cucina e sul nostro rapporto con il cibo. Lo posso dire senza timore di essere fazioso perché vivo bene al Nord e più volte ho parlato di quello che qui è unico e costituisce una risorsa, soprattutto a livello di pensiero e riflessione, oltre alla qualità e la dignità del lavoro.

Pochi giorni in Campania però mi mettono sottosopra e noto come il contesto, lì, parli chiaro di armonia, di sfumature, di equilibrio e salubrità. Lo fanno i panorami e i piatti, la natura e le persone. Ogni volta che scendo ne scopro un pezzo in più. Probabilmente anche per questo l’evento annuale organizzato da Gennaro Esposito piace e mette d’accordo. Non solo perché si festeggia e si trovano centinaia di persone e di proposte diverse ma perché la condivisione e l’atmosfera sono particolarmente buone a Vico Equense. Dove alcuni elementi essenziali per il ragionamento sulla nuova cucina mediterranea e contemporanea sono diventati il motore della rinascita di un territorio. Che, se è vero che da qualche punto di vista è stato anche eccessivamente celebrato e sopravvalutato da molti, è altrettanto vero che oggi rappresenti un punto di riferimento e di osservazione privilegiati. Così come non è un caso se oggi si arriva a ragionare di pizza come tradizione ma anche come laboratorio per l’alta cucina. Qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa.

Mi vien da pensare con un po’ di buonismo, come chiosa finale, che se in quest’anno di celebrazioni, riuscissimo a mettere insieme questi ingredienti con una buona dose di organizzazione, intelligenza, metodo, esperienza e voglia di osare che ci sono al Nord potremmo essere davvero i primi al mondo. Nei prossimi giorni chiuderà il Bulli e la partita si riaprirà…

 

3 commenti
  1. trabs
    trabs says:

    Per i pomodori aspetta solo ancora qualche giorno. Al Nord fa freddo più a lungo e piove di più. E’ il Nord. Non avere fretta come sempre. Trabs

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  2. Giovanni Lagnese
    Giovanni Lagnese says:

    Non saremo mai i primi del mondo. Perché siamo un paese provinciale. Un paese in cui gli avanguardisti sparano contro le materie prime “griffate” e i tradizionalisti sparano contro la cucina complessa, concettuale, “difficile”. Senza capire che la quadratura del cerchio è l’eccellenza senza se e senza ma: dei prodotti, dei concetti, del pensiero filosofico, delle tecniche. Materie prime estreme, concepite e realizzate senza “buon senso” e senza alcun tipo di compromesso, utilizzate per piatti strutturalmente iper-complessi, iper-concettuali e geniali, che richiedono una mole enorme di lavoro iper-qualificato per essere realizzati: questa e solo questa è la ricetta per essere i primi nel mondo. Il resto sono solo stupide scorciatoie di un movimento di mediocri che si illudono di poter essere eccellenti senza la fatica – non moderata, ma ABNORME, FOLLE – di essere ESTREMI. Solo la malattia mentale porta all’eccellenza: e l’italia meridionale di oggi è una terra di persone fondamentalmente equilibrate, che “sanno vivere con filosofia”: persone quindi fondamentalmente medriocri. L’eccellenza abita altrova. I “primi del mondo” abitano altrove.

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