Back in Paris

Non che da Parigi mancassi da molto ma -dal punto di vista critico- ho cercato di fare tesoro delle mie ultime esperienze per poi tirare le somme. E in effetti oggi mi viene da dire che a Parigi si respira davvero aria nuova. Sarà la risposta alla crisi, sarà che la crescita spagnola (e la conseguente perdita di egemonia gastronomica) ha fatto rimboccare le maniche ad alcuni ma oggi di nuovo Parigi è un luogo pieno di stimoli e di novità.

Non tanto nei tristellati (parlerò, forse sì o forse no, del mio pranzo da Gagnaire un’altra volta) quanto nei tanti indirizzi a buon mercato che stanno ridisegnando la faccia della città. Bistrot e locali pensati per una cucina intelligente e complessa nella fattura ma semplice ed economica nella fruizione. E -soprattutto- un pubblico davvero nuovo, lontano anni luce dal gourmet navigato e benestante che vive l’esperienza a tavola come elemento di distinzione ed esclusività. Tantissimi giovani curiosi e golosi che affollavano i tavoli assaggiando e mangiando senza mai prendersi troppo sul serio. Tempo medio di permanenza a tavola un’ora e mezza, niente macchina fotografica e tantomeno la giacca. Come a dire che ragazzi che frequentano Trastevere o San Lorenzo a Roma, San Salvario a Torino, sono i fruitori della nuova gastronomie parigina. Prezzi alla carta e/o menu a 38, 45, 50euro. In tutto questo devo dire che l’unico aspetto forzatamente modaiolo l’ho trovato nella presenza quasi fastidiosa di (quasi) sole bottiglie di vin nature. In alcuni casi interessanti ma in molti altri no. E comunque eccessiva.

Non mi ripeterò su Rino, di cui hanno scritto ormai in tanti e che è diventato l’indirizzo di punta del mio grand tour parigino. Facciamo che se la batte con i migliori in Europa. Semplicemente dico che mi piacerebbe un giorno pensare che uno come Passerini possa avere pubblico e attenzioni anche a Roma. Senza per questo dove mettere broccati e cristalli. Lo spiedino di lumache e rognoncini di coniglio mangiato stavolta lo ricorderò a lungo.

Del Baratin ho già detto qui sotto, aggiungo allora invece il sempre piacevolissimo pranzetto al Comptoir du Relais di Cambdeborde (foto) con la copertina sulle gambe e le stufette sulla testa a mangiare toast di foie e insalata memorabile. O le aringhe buonissime Aux Deux Amis, dove devi solo arrivare un po’ presto perché la carta si restringe in fretta. Così come il buonissimo bobun mangiato a Le Cambodge, segnalato dal Fooding, e non lontano dallo Chateaubriand.

Notare che la cena da Rino, quella da Baratin, il pranzetto al Comptoir, quello ai Due Amici e la cena al cambogiano, tutti sommati vini inclusi non fanno due piatti alla carta da Gagnaire. Vino escluso.

6 commenti
  1. Fabio Pracchia
    Fabio Pracchia says:

    Caro Marco,
    questi indirizzi sono molto preziosi, specie per chi si ostina a viaggiare con i soldi contati nelle tasche ma ama la buona tavola: come me.
    Non potevo però non notare il passaggio nel quale ti riferisci alla moda ostentata dei vini naturali.
    E’ veramente una moda? Hai colto la stessa cosa in Spagna?
    Oppure è un segnale che dovremmo intuire anche in Italia per capire quale direzione prenderà la carta dei vini dei nostri ristoranti?
    Convinto che la parola d’ordine per un vino sia qualità, sarebbe interessante capire se nella ristorazione europea ci sia una nuova inclinazione verso i vini naturali.

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      La presenza e la riflessione sui vini naturali è ovviamente un fenomeno molto importante. E non posso, come te, che gioirne. Anche solo per le bottiglie meravigliose che ho scoperto 🙂 Quello che non tollero è invece l’aspetto “costrittivo”, limitante, esclusivo. Quello per cui anche una pessima bottiglia diviene ottima solo perché “naturale” oppure quando non si può servire un ottimo vino perché magari ha un po’ di solforosa….

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  2. sansone marco
    sansone marco says:

    Sono un ristoratore della provincia di Savona che si reca spesso a Parigi.Grazie per questi nuovi indirizzi che spero mi facciano riconciliare con la gastronomia Parigina xche’ stufo di pagare e non mangiare qualita’ di materia prima.
    Fermo restando che comunque rimaniamo sempre competitivi su tutto specie sui vini, l’utima delusione da me provata e’ stato uno storico ristorante Parigino che frequentavo da giovane,Lip……(mani nei capelli)

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  3. francesco piantoni
    francesco piantoni says:

    Caro Marco,

    prendendo spunto dal tuo blog ho chiamato Rino per prenotare un tavolo per sette persone: accettano prenotazioni solo per tavoli fino a 6 posti…

    mah…

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