Corrida

In questi giorni si parla della vittoria degli animalisti per l’abolizione della corrida in Catalogna. Per legge. Peccato (o forse no) che si tratti invece di una vittoria dei nazionalisti catalani. Cosa che qui da noi nessuno scrive. Catalanisti che desiderano solo smarcarsi da Madrid e dallo stato centrale e che vedono nell’abolizione di un’icona castigliana e andalusa un passo ulteriore. Degli animali non gliene frega granché: fosse stata una tradizione locale l’avrebbero difesa coi denti.

La cosa più interessante però è che -considerato che qui in Italia si fa un gran parlare di federalismo- nessun media commenti mai quello che accade a Barcellona. Dove, in una terra a pochi chilometri dai nostri confini e che noi italiani frequentiamo moltissimo, negli ultimi anni si è sviluppato un sentimento identitario fortissimo dai risvolti politici quantomento da studiare, anche perché il 70% del parlamento catalano si rifà a concetti riconducibili a identità e secessione. Ma nessuno qui ne scrive o ne ha scritto, come invece si fa del Barça. Quasi nessuno ha scritto, per esempio, che un milione e mezzo di persone ha manifestato il 10 luglio scorso (il giorno prima della finale dei mondiali!) al grido di “puta Espana!”. E se il giorno dopo una (piccola) parte di questi ha festeggiato, lo ha fatto gridando “il Barça ha vinto i mondiali” rivendicando sette giocatori su undici. Ridicolo o no è un dato di fatto, ma di questo qua non si parla.

E molti italiani continuano, soprattutto in estate, ad atterrare a Barcellona con la camicia a fiori, gli occhiali da sole, gridando “Olé”, in cerca di paella, nacchere e flamenco. Un po’ come se qualcuno cercasse una tarantella a Bolzano.

5 commenti
  1. Gigio
    Gigio says:

    So che ti fa arrabbiare, ma continuo a considerare le tue analisi eccessive semplificazioni. Se ho i miei dubbi che un referendum pro indipendenza l’avrebbe vinta a Bilbao, a Barcellona perderebbe per 80 a 20. Dopo che il sentimento catalano sia qualcosa di piú di un mero sentimento regionalista te lo posso concedere, ma anche il sardo é una lingua e non un dialetto. Parlo di un sondaggio dei miei amici del Cis, non di opinioni da bar:

    http://www.libertaddigital.com/nacional/el-65-de-los-catalanes-se-siente-orgulloso-de-ser-espanol-1276397497/1.html

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      Beh, neanche le mie sono opinioni da bar. Anche se non ti cito i sondaggi. Permetti a ciascuno di pensare liberamente, anche se a Madrid è difficile capirlo. So che fa arrabbiare anche te ma la tua risposta è tipicamente Madrilena.
      A Barcellona si parla molto (ma molto) più catalano che basco a Bilbao. E ogni giorno se ne parla di più. Può piacere o non piacere ma è un dato di fatto, tanto che crea non pochi problemi a chi come me interagisce con un mondo che pretende due lingue (e infatti il mio non è un giudizio positivo ma una constatazione).
      Un milione e mezzo di persone le ho viste con i miei occhi il 10 luglio, l’identità catalana (per storia, cultura e non solo lingua) è una cosa seria e non dare la notizia di quella manifestazione è giornalisticamente idiota, oltre che grave.
      Ma che a Madrid l’informazione su questi temi non sia corretta è cosa nota.

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  2. bene
    bene says:

    a barcellona si parla si catalano, peraltro nermmeno il dialetto stretto ma comprensibilissimo da noi italiani…. purtroppo sono i giovani i piu chiusi in questo, la lingua è solo una scusa per u nazionalismo sempre piu rigoroso che in un mondo sempre piu globale ha davvero poca ragione di esistere.
    Lo dimostra il fatto come la maggior parte delle multinazionali straniere hanno deciso di cambiare sede negli ultimi anni e trasferirsi a Madrid… lasciando la città catalana sempre piu isolata in quanto a economia.
    E vogliono separarsi dal resto della Spagna? Mi viene da ridere…. proprio,… esiccome ci vivo a barcellona me ne rammarico.
    B

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