Rino (limpido)

Allora: C’era una volta l’amico Giovanni. Quello che stava a Roma e che poi è andato a Parigi.
Adesso l’amico Giovanni ha aperto e si chiama Rino, ma questo già si sapeva. La cosa pazzesca è che è riuscito a creare -dal nulla- un locale nuovo dallo spirito invidiabile, in poche settimane.

Mi piacerebbe provare a pensare a Rino con categorie nuove. Come se da qui dovessi partire per un nuovo modo di scrivere di tavola. Per farlo non si può far riferimento a ciò che esiste già. Perché sarebbe riduttivo. Un “locale semplice”, i “piatti da bistellato”, livello “da alta cucina”. E perché? In qualche modo questo presuppone che ci siano parametri da rincorrere o imitare.
Rino nasce forse in un’era nuova. Con persone nuove a lavorare e un pubblico nuovo. Per questo e grazie a questo ragiona e si struttura. Forse questo è possibile solo a Parigi forse no. Ma di sicuro qua è più semplice. E un locale di venti coperti (in parte su sgabello) con una cucina micro diventa il nuovo Chateaubriand. Chissà se un giorno sarà in classifica. No, meglio di no perché Giovanni s’incazza. E poi anche questa è una categoria vecchia.
Rino è un locale in cui si incrociano gli studenti, i passanti, i gourmet, gli amici. Quelli di vent’anni e quelli di sessanta. I francesi e gli italiani. I giornalisti e gli sconosciuti. E’ un mix capace di sorprendere.
Rino è un concentrato di energie. Quelle di Giovanni, Pietro e Simone. Che si fanno un culo come un secchio. Perché un posto così funziona solo se gira a pieno regime. Altrimenti come si fa a mangiare con 20euro a pranzo e meno di 40 a cena?

Già, mangiare. Da Rino si mangia benissimo. Cucina tradizionale? Cucina innovativa? Francese? Italiana? Anche queste sono tutte definizioni che gli stanno strette. Se fosse un vino sarebbe naturale?
Si mangia una cucina limpida. I sapori sono tutti lì, che ti gridano dal piatto. Anzi, no: sussurrano. Che siano tagliatelle o un collo di maiale, muggine o una favetta, tutto è perfettamente scontornato. Come in una foto. E dialoga col resto in leggera armonia. Una cucina che non pesa, una cucina che soddisfa, una cucina che sorride. Come Giovanni, uno dei migliori cuochi contemporanei.
Che più lo osservo e più mi fa riflettere.

RINO
46, rue Trousseau (Metro Ledru-Rollin)
75011 Paris
t. (+33) (0)1 48069585
20euro a pranzo, 38 o 50 a cena
aperto dal martedì sera al sabato sera

5 commenti
  1. marco trabucco
    marco trabucco says:

    Sapori limpidi, leggerezza, ci aggiungerei colore, prezzi non drogati dai costi del locale e quindi a loro volta limpidi, naturali, sani. Come vedi Marco una parte del linguaggio nuovo c’è già, senza che nemmeno ce ne si sia accorti. Anche a me, quest’anno senza averne mai parlato, sono quelle le parole che sono venute più spesso da scrivere per la cucina che mi piaceva. Curiosità: non solo per la nuova cucina alla Rino (parlo per l’Italia) ma anche per una serie di posti mooolto tradizionali (quelli della materia prima cucinata con grande rispetto e precisione).
    Insomma i nuovi format e i nuovi linguaggi sono già tra di noi (per i nuovi format in Italia un po’ meno) e non sta a noi accorgergene, più di tanto. Non dobbiamo interrogarci su quali siano, secondo me. dobbiamo solo raccontarli. Poi la storia li catalogherà come dovremmo fare noi con la cucina degli ultimi cinquant’anni. Augh!

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  2. alessandro bocchetti
    alessandro bocchetti says:

    Bravo “l’amico Giovanni” per aver pensato il Rino. Parigi è da almeno un lustro che ha trovato questa forma di locali: un poco stellati, un poco trattorie, pochi piatti, pochi vini ma entrambi sempre buoni… Bella la tua definizione Marco: se fossero vini sarebbero naturali, infatti spesso sono questi i vini che si bevono in questi tavolini piccoli e vestiti con elegante semplicità… Aggiungo, se fossero dei vestiti li avrebbe disegnati Martin Margiela…
    Hai ragione sono questi posti, pieni di gente divertita, senza la prosopopea della grande cucina, con piatti buonissimi e prezzi giusti la nuova frontiera della cucina, la possibilità di un futuro in questa crisi che morde con la forza di un mastino prognato… Pensa che quasi tre anni fa gourmet (prima di chiudere) li indicava come la next big thing! Noi ancora si inseguiva le concettualizzazioni, i relais chateaux e il lusso gommato 😉
    Ciao A

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  1. […] mi ripeterò su Rino, di cui hanno scritto ormai in tanti e che è diventato l’indirizzo di punta del mio […]

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