L’autunno, la caccia e il Bulli

Esperienza straordinaria al Bulli di Ferran Adrià. Sicuramente una delle migliori di sempre e forse la migliore degli ultimi cinque anni. Non è esatto dire che con la cucina autunnale di Adrià si sperimentino sapori mai visti prima, perché molti di questi si erano già affacciati nei menu degli ultimi dieci anni. Tra questi un incredibile sugo di lepre, qualche tempo fa. Però è indubbio che la riflessione quest’anno si sia fatta più ampia, che il confronto con il mondo delle carni sia più intenso (mentre nel famoso decalogo al punto 4…), che il percorso dedicato all’autunno sia particolarmente interessante, con la frutta secca, i suoi funghi, la caccia e i tartufi. A questo proposito, che nessuno mai (neanche in Italia) avesse mai pensato prima a mettere il tartufo in un bicchiere per goderne i profumi e l’evoluzione la dice lunga su Ferran e sui suoi percorsi di riflessione.

Tra le altre cose indimenticabili la lepre in tutti i suoi servizi (in particolare la costoletta e il suo cervello), il cristallo di parmigiano, la rosa-carciofo, gli gnocchi di patata dolce (omaggio a Nadia Santini). E ancora una volta il cervello che si attiva, gira, rigira, fa pensare. E gli “assetti” di quello che ho provato quest’anno in giro per il mondo si ridefinisco. Del tutto.

7 commenti
  1. Alfonso Isinelli
    Alfonso Isinelli says:

    Oggi, più di sempre, va di moda dire male di Adrià. A partire da chi parla (ancora?) di sifoni, sferificazioni et similia, per arrivare a chi lo accusa di lavorare solo per “épatèr le bourgeois”.

    Io che, ahimè, non ci sono mai stato, da quello che leggo e vedo, lo considero uno straoridinario laboratorio di idee e gusti al quale tutti si abbeverano e penso, sperando di andarci il prima possibile, che bisognerebbe mangiarci almeno una volta l’anno, ogni volta, credo, un’esperienza unica e irripetibile, un reset totale del gusto.

    E per l’appunto non ci sono mai andato…obiettivo 2010…

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  2. GIORGIO ANTONIO CAVAGNERO
    GIORGIO ANTONIO CAVAGNERO says:

    AVETE MAI PROVATO A METTER DELLE LAMELLE DEL PREGIATO TUBER IN UN BICCHIERE CON DEL VINO VECCHIO O BAROLO O BARBARESCO? TANTI ANNI CHE LO PROPONGO QUANDO E’ IL PERIODO GIUSTO.
    CON QUESTO NON VOGLIO PASSARE PER VANITOSO….
    …. E SOLO UN’ALTRA VERSIONE DEL BICCHIER DI FERRAN (ANCHE PER ME, ANCORA UN OBBIETTIVO NON RAGGIUNTO).

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  3. emanuele barbaresi
    emanuele barbaresi says:

    Anch’io ci sono appena stato, probabilmente ho assaggiato quasi lo stesso menu e devo dire che è stata una grande esperienza. Persino superiore a quella precedente del 2006, anche se in quel caso c’erano forse state un paio di “punte” superiori (“el mar” e l’astice alle spezie di Marrakech). Ma si tratta di dettagli e soprattutto la prima parte del menu, dopo tapas non particolarmente significative, ha offerto una sequenza di livello stratosferico (panino alla mela, canapé di prosciutto e zenzero, lenticchie di Montjoi, tartare di ostrica al midollo, gambero in due cotture, consommé di piccione e Armagnac con cioccolato, pistacchi in diverse consistenze, berberechos de yuzu, insalata di cachi, ortiguilla al tè). Meno interessante quello che è venuto dopo e, in particolare, due piatti non li ho proprio capiti (carpaccio di rosa con carciofi e lepre alla royale), ma magari è un mio limite.
    Però, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, non ritieni che un menu con 38 voci, che ti costringe a stare seduto per quattro ore e mezzo, sia insensato? Ti obbliga a una fatica fisica e anche mentale eccessiva. E ben prima della fine rischi di arrivare alla saturazione gustativa.

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